Giovani

Il 2017 potrà essere davvero l’anno dei giovani?

2 Gennaio Gen 2017 1418 02 gennaio 2017

Ogni discorso di fine anno da parte delle persone più influenti, da Papa Francesco al Presidente della Repubblica Mattarella, ha messo l’accento sul problema dei giovani e del loro futuro. Sarà quindi il 2017 finalmente l’anno dei giovani? La risposta di Federica Roccisano, assessore al lavoro, welfare e istruzione della Regione Calabria

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Ogni discorso di fine anno da parte delle persone più influenti, da Papa Francesco al Presidente della Repubblica Mattarella, ha messo l’accento sul problema dei giovani e del loro futuro. Sarà quindi il 2017 finalmente l’anno dei giovani? La risposta di Federica Roccisano, assessore al lavoro, welfare e istruzione della Regione Calabria

Il 2017 si è aperto con la consapevolezza, sempre più solida e condivisa, che i giovani devono diventare il fulcro delle politiche a tutti i livelli: europeo, nazionale e regionale. Ogni discorso di fine anno da parte delle persone più influenti, da Papa Francesco al Presidente della Repubblica Mattarella, ha messo l’accento sul problema dei giovani e del loro futuro. Sarà quindi il 2017 finalmente l’anno dei giovani? Da anni chi studia i temi dell’equità tra le generazioni ha segnalato come le giovani generazioni di oggi rischiano di vivere in condizioni peggiori rispetto ai loro padri, come non accadeva dal dopoguerra. E, di fatto, così è: incertezze lavorative, instabilità nel sistema scolastico e della formazione, paura, muri e limiti negli spostamenti e nei viaggi in giro per il mondo. Per molti non rimane che la fuga dall’Italia, compatibilmente con i problemi generati dal terrorismo nelle grandi città occidentali.
Diventa, quindi, urgente passare dalle parole e dagli intenti ai fatti concreti, con un punto di forza notevole: i giovani hanno voglia di essere parte attiva di questa sfida. Nonostante qualcuno abbia interpretato le attitudini dei giovani di oggi come passivi, disinteressati e senza voglia di far nulla, i dati sulla partecipazione dei giovani alla società vanno in tutt’altra direzione a dimostrazione che il problema non erano loro, ma il sistema che li comprendeva poco e male. Nel 2016 è stato record d’imprese composte da giovani: i dati diffusi da Coldiretti qualche settimana fa parlano di ben 90mila imprese giovani nate nel 2016, con dati altamente positivi registrati al Sud. Allo stesso modo numerosi sono stati i ragazzi che nel 2016 hanno scelto di partecipare a programmi come il Servizio Civile Nazionale, mentre l’Istituto Toniolo ci dice che, all’interno del panorama europeo, sono proprio i giovani italiani quelli che dimostrano un’attitudine più marcata verso attività di volontariato a beneficio della comunità.
Dati di questo tipo dicono ai policy makers una cosa essenziale: non è più possibile pensare di accantonare le azioni da mettere in campo per i giovani come azioni residuali a beneficio di una categoria residuale. I giovani ci sono e sono parte integrante del sistema e per non deluderli occorre fornire loro strumenti concreti e costruiti con loro, coinvolgendoli in tutti i settori. Se occorre intervenire sulla scuola per renderla più coerente con i sistemi europei, puntare l’accento sulle competenze chiavi e aprire alle modalità non formali, tutto questo diventa più facile rendendo i giovani parte attiva del processo e non solo fruitori passivi delle eventuali riforme. In questo modo le politiche scolastiche andrebbero ad agire su più fronti: contrastando la dispersione scolastica, motivando, grazie al coinvolgimento, i giovani più difficili, e migliorando le competenze dei giovani partecipanti.
Sul fronte dell’occupazione, vanno bene gli incentivi alle assunzioni e alla formazione di nuove imprese, come anche l’avvicinamento al mondo del lavoro sin dalle scuole superiori e l’orientamento successivo al diploma. Tuttavia è proprio in questo settore che bisogna dimostrare il cambio di passo, con investimenti reali che non vanno più solo a consolidare lo storico, dando risposte sempre a chi fa parte del sistema. Ancora oggi, la maggior parte della spesa è destinata a sostegno di chi, le generazioni adulte, si trova già all’interno di sistemi di protezione sociale, mentre la spesa a sostegno delle generazioni più giovani, rimane molto bassa, seppur oggi mediata dall’intervento di garanzia giovani e del fondo a contrasto della povertà minorile. Occorre rendere evidenti e visibili gli sforzi per trattenere i giovani, quali risorsa più preziosa di un paese, potenziando i servizi per loro e per la loro occupabilità all’interno dei contesti a loro affini (scuole e università) e delle agenzie per l’impiego, pubblico o privato che sia.
Se ognuno di noi, per la propria parte e per la propria competenza, ci concentrassimo sulle opportunità da fornire ai giovani, potremmo davvero fare del 2017 l’anno della svolta per i nostri giovani ed evitare così che l’Italia diventi un Paese in continua perdita di giovani energie.

Assessore al lavoro, welfare e pubblica istruzione Regione Calabria

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