Cittadinanzattiva

La morte di Sandrine è il fallimento delle politiche di accoglienza

5 Gennaio Gen 2017 1116 05 gennaio 2017

La morte della giovane ivoriana rappresenta una tragedia tanto più drammatica, quanto più era prevista e prevedibile. Cittadinanzattiva chiede un cambio di rotta sulla gestione dell’accoglienza, rimettendo al centro diritti degli ospiti e trasparenza nelle gestioni, consentendo alle organizzazioni della società civile di monitorare il funzionamento delle strutture

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La morte della giovane ivoriana rappresenta una tragedia tanto più drammatica, quanto più era prevista e prevedibile. Cittadinanzattiva chiede un cambio di rotta sulla gestione dell’accoglienza, rimettendo al centro diritti degli ospiti e trasparenza nelle gestioni, consentendo alle organizzazioni della società civile di monitorare il funzionamento delle strutture

«Un fatto che smaschera nuovamente e nel modo più tragico il fallimento delle politiche di cosiddetta accoglienza finora messe in campo». Lo spiega Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva, parlando della morte di Sandrine Bakayoko, deceduta in una doccia all’interno CPA di Cona.

Sandrine era una giovane ivoriana in attesa di risposta sulla sua domanda di protezione internazionale, si trovava in una struttura al collasso e sovraffollata, un'ex base missilistica riconvertita in centro di prima accoglienza, dove risulta che il numero delle persone stipate fosse di circa il doppio della capienza prevista e gestita da una cooperativa sulla quale ci risulta pendano due indagini per truffa, falso e maltrattamenti.

«Da tempo con la campagna inCAStrati, promossa assieme a LasciateCIEntrare – continua Laura Liberto - denunciamo le gravissime carenze del sistema di accoglienza, le logiche emergenziali che lo ispirano, l’assenza di una programmazione e di una politica governativa organica sull’accoglienza dei richiedenti asilo, la mancanza di trasparenza negli affidamenti di strutture e nella gestione dei servizi, le speculazioni che tutto ciò produce sulla pelle dei migranti. Le continue denunce delle organizzazioni della società civile sulle disastrose condizioni in cui versano i richiedenti asilo nelle strutture di accoglienza disseminate sul territorio nazionale, troppo spesso ai limiti della decenza, troppo spesso carenti dei servizi più elementari, troppo spesso luoghi di quotidiana violazione dei diritti umani, finora sono rimaste puntualmente inascoltate e disattese».

La morte della giovane ivoriana rappresenta una tragedia tanto più drammatica, quanto più era prevista e prevedibile. Giustizia per i diritti -Cittadinanzattiva chiede un cambio di rotta sulla gestione dell’accoglienza, rimettendo al centro diritti degli ospiti e trasparenza nelle gestioni, consentendo alle organizzazioni della società civile di monitorare il funzionamento delle strutture.

Purtroppo, conclude Laura Liberto, che ricorda i report sui CIE (scaricabili in calce al nostro articolo) , «i recenti annunci del Ministro Minniti sulla apertura di CIE in tutte le regioni sembrano percorrere la direzione opposta».

Immagine in copertina: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

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