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La donazione periodica arma contro la carenza di sangue

12 Gennaio Gen 2017 1626 12 gennaio 2017
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Il commento del presidente di Avis nazionale, Vincenzo Saturni che invita a donare in modo periodico dopo la diffusione dei dati del Centro Nazionale Sangue, che denunciano una carenza complessiva in tutta Italia di 2600 unità di globuli rossi, complici il maltempo ed il picco influenzale.

«Il dono è un’azione di grande generosità che va compiuta in modo periodico e programmato». Sono queste le parole del presidente di Avis Nazionale, Vincenzo Saturni, a commento dei dati diramati nelle ultime ore dal Centro Nazionale Sangue, che denunciano una carenza complessiva in tutta Italia di 2600 unità di globuli rossi, complici il maltempo ed il picco influenzale.

«È opportuno ricordare che nel nostro Paese è attivo un modello di compensazione che permette lo scambio di sangue ed emoderivati tra tutte le regioni» ricorda Saturni. «Ciò garantisce la stabilità di tutto il sistema, caratterizzato dalla stretta collaborazione tra le Strutture Regionali di Coordinamento, il Centro Nazionale Sangue e le associazioni di donatori di sangue. Questa sinergia permette, da un lato, il costante monitoraggio del fabbisogno e della disponibilità di sangue, dall’altro il coinvolgimento diretto dei volontari e fa sì che questi preziosi elementi salva-vita siano disponibili su tutto il territorio nazionale. È importante, quindi, donare con regolarità, rispettando la pianificazione messa a punto dai servizi trasfusionali e concordata con le Associazioni come Avis».

Il presidente di Avis (a sinistra nella foto) continua ricordando che: «Se ogni anno siamo in grado di raggiungere l’autosufficienza è grazie all’efficacia di tale struttura organizzativa e soprattutto alla solidarietà di tutti quegli italiani (oltre 1.700.000, di cui quasi 1.300.000 soci Avis) che compiono questo atto con costanza e continuità, rispondendo tempestivamente alla chiamata delle associazioni».

Saturni chiude il suo commento con un appello rivolto in modo particolare ai più giovani: «l’invecchiamento della popolazione rende necessario coinvolgere sempre di più le nuove generazioni, affinché possano rendersi protagonisti di questi piccoli, ma importanti gesti per la sopravvivenza di più di 1.700 persone che ogni giorno ricevono trasfusioni».

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