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Arte & Migrazioni

Settimo Torinese, il centro di accoglienza si trasforma in museo

20 Gennaio Gen 2017 1147 20 gennaio 2017
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Inaugura sabato 21 gennaio al centro Fenoglio, il più importante di tutto il nord Italia per la prima accoglienza dei richiedenti asilo, la mostra “BINARIO 18 #stayhumanart”. Un percorso espositivo artistico itinerante che consente al visitatore un viaggio attraverso le vecchie e nuove immigrazioni

A Settimo Torinese in provincia di Torino, comune candidato a capitale della cultura 2018, l’amministrazione pubblica insieme all’associazione Legal@arte, un’associazione costituita da alcuni appartenenti alla Polizia di Stato, inaugura domani sabato 21 gennaio una mostra speciale: “BINARIO 18 #stayhumanart”. La specialità dell’evento è data anche dal luogo che lo ospiterà: il centro Teobaldo Fenoglio, il più importante centro di tutto il nord Italia per la prima accoglienza che da dieci anni gestisce l’arrivo dei richiedenti asilo.

«Settimo Torinese è un comune nato dall’immigrazione», ci ha raccontato Elena Piastra, vicesindaco della città. A Settimo, alla fine degli anni 50, ci vivevano poco più di 10mila persone. Era conosciuto come il “paese delle lavandaie”, le famiglie benestanti della vicinissima Torino – appena 13 chilometri di distanza – portavano qui i loro indumenti da lavare. Quando negli anni 60 sono arrivate le fabbriche, è arrivato pure il lavoro e con il lavoro le famiglie che venivano dal Polesine e – in gran parte – dal sud Italia. In soli 10 anni la popolazione ha raggiunto 43mila abitanti che sono cresciuti fino a 50mila negli anni 80.

Così mentre “gli altri” alzano i muri, qui a Settimo riconfermano il valore dell’accoglienza. «I muri si possono abbattere anche e soprattutto con la cultura, con la forza dell’arte, penetrante, drammatica nella sua realtà. Il centro Fenoglio è anche questo: storie di persone che, dalla parte di chi soccorre o di chi viene soccorso, si incrociano e percorrono insieme una parte del loro cammino di vita», racconta Ignazio Schintu, Coordinatore CRI Centro T. Fenoglio. Un percorso espositivo artistico itinerante che consente al visitatore un viaggio attraverso le vecchie e nuove immigrazioni.

«Guardare il mondo con gli occhi degli altri è l’essenza della democrazia, è il vaccino contro ogni fanatismo, è anche il modo migliore per riscoprire, al tempo stesso, la propria identità – unica e inimitabile – e la ricchezza delle differenze. L’espressione artistica diventa così la forma del dialogo tra “comunità impaurite” e la forza travolgente del dialogo consiste proprio nel superamento delle paure, che non vuol dire necessariamente superamento delle conflittualità ma certamente riconoscimento e rispetto della persona umana su cui fondare, nella diversità, le ragioni dello stare insieme», sottolinea il Prefetto di Torino Renato Saccone.

L’idea di allestire la mostra Binario 18 #stayhumanart proprio all’interno del Centro “T. Fenoglio”, è una scelta forte. Quella di portare la cultura e in particolare un percorso espositivo fatto di quadri e fotografie che raccontano per immagini la drammaticità delle migrazioni, proprio nel luogo dove i migranti arrivano e in qualche modo fanno i conti con la speranza di poter iniziare una nuova vita.

«È una mostra, un percorso che ci permette di conoscere la drammaticità di queste storie ma anche la forza di un cambiamento che c’è e che riguarda un mondo sempre più globalizzato. Un’esperienza artistica potente ed emozionante che fa riflettere sulla condizione dell’uomo, sulla società, sulle migrazioni di ieri e di oggi», dice Fabrizio Puppo, Sindaco di Settimo Torinese.

Binario 18 #stayhumanart rimarrà allestita presso il Centro Fenoglio fino al 29 gennaio e l’idea dell’Amministrazione è quella di portare soprattutto le scuole, per dare ai ragazzi la possibilità di vedere non solo la mostra ma anche il luogo dove ogni anno passano migliaia di persone, di vite, di storie.

L’ingresso è gratuito previa prenotazione al nr. 011/8028349-348

Nell'immagine di copertina "Popolo in movimento" di Francesco Malavolta; a seguire Afghanistan, little refugee, 1980, Francesco Cito

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