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L'amore di una mamma e di un papà non ha limiti, nemmeno fisici

23 Gennaio Gen 2017 1524 23 gennaio 2017
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Catia e Paolo Guida, insieme al figlio Mladen, di 10 anni, sono la “Famiglia più accogliente 2016”, il riconoscimento assegnato da AiBi. Lei fin da giovane ha un piede amputato: «con la nostra storia dimostriamo che l’adozione internazionale è alla portata di tutti. Le paure che molte volte sono soltanto nella nostra mente»

Catia e Paolo Guida, insieme al figlio Mladen, di 10 anni, sono la “Famiglia più accogliente del 2016”: un riconoscimento che AiBi assegna ogni anno (questa è la quarta edizione del Premio) il 21 gennaio, in occasione dell’anniversario di fondazione dell’Associazione.

«Sono arrivate moltissime segnalazioni di famiglie accoglienti, sia di adozione sia di affido: i Guida si sono distinti perché rappresentano l’emblema dell’amore che vince tutto, disabilità compresa», dice Marco Griffini, presidente di AiBi. Catia infatti, oggi impiegata comunale, è nata con una grave patologia, la spina bifida: dopo aver trascorso infanzia e adolescenza tra visite mediche e dolorose terapie, a 25 anni è costretta all’amputazione del piede destro. Una “perfezione mancata” che per molti Paesi stranieri può essere anche un ostacolo al desiderio di adottare un figlio e un timore che anche Catia, in verità, aveva segretamente nel cuore: «Quando abbiamo iniziato l’iter adottivo ci sono stati momenti di scoramento e pensavo che a causa della mia disabilità i servizi sociali, Tribunali e Paesi esteri non mi avrebbero considerato all’altezza di essere una mamma. Ma mai nessuno, mai, ripeto, mi ha fatto pesare il mio handicap», racconta Catia.

Nel novembre 2015 Catia e Paolo, di Firenze, volano a Sofia, dove c’è un bambino che li attende. La Bulgaria è un paese che non misura l’amore dei genitori dalle loro caratteristiche fisiche: là c’era Madlen, un bambino che aveva solo “fame” di mamma, di papà, di una famiglia, in un desiderio di amore reciproco che non si sarebbe fermato davanti a “difetti” fisici o all’assenza di un arto. Tornando con la memoria a quel giorno di novembre, Catia però ammette che i timori sono tornati a galla: «arrivati al giorno fatidico in cui avremmo conosciuto Mladen pensavo: e se non sarò amata da Mladen? E se non accetterà il mio handicap? Prima di conoscerci gli era stato chiesto se per lui avrebbe avuto importanza. La sua risposta, invece, è stata subito: “no, è la mia mamma”. E da allora non ci siamo più separati». Con Paolo ora quindi raccontano di «un freddo che lentamente si è scaldato. È cominciata a sciogliersi la diffidenza di Mladen, per tanti anni in attesa di una famiglia definitiva per lui, si è dissipata la paura di mamma per quel limite fisico e si è diffusa l’emozione e la forza di papà nel tenere insieme tutto questo».

Mladen è arrivato in Italia nel marzo 2016, mostrando subito la voglia di conoscere prima la sua famiglia e poi amici e bambini, chiedendo di andare a scuola, appassionandosi di corsa, bici e pallone. Con il papà Mladen ha subito legato, ma «adesso è tutto un “mamma mamma mamma!”», ride papà Paolo, «tanto che a volte mi tocca andare in soccorso perché non la fa nemmeno respirare». I Guida si definiscono «persone della porta accanto, non eroi» e leggono così il premio ricevuto da AiBi: «con la nostra storia dimostriamo semplicemente che l’adozione internazionale è davvero alla portata di tutti, non bisogna farsi abbattere dalle difficoltà e dalle paure che molte volte sono soltanto nella nostra mente. L’unico principio morale che vale è: l’adozione è un diritto più dei bambini che la risposta ad un’esigenza personale dei genitori. Mladen ce lo dimostra ogni giorno», afferma Catia.

Anche Marco Griffini, presidente di AiBi, spiega che «la famiglia Guida e ancor di più Mladen ci inegna che i bambini desiderano solo una mamma e un papà e che ai loro occhi non fa alcuna differenza se hanno qualche difetto fisico: loro vedono in quell’uomo e in quella donna due persone pronte ad amarli e a donargli il calore di una casa. Noi adulti dovremmo imparare dalla purezza dell’amore dei bambini».

La premiazione della famiglia è avvenuta il 21 gennaio a Firenze, nel punto vendita Chicco, che fin dal 2010 collabora con AiBi per il progetto “Chicchi di Felicità per bambini speciali”, a supporto delle adozioni di bambini con più di 7 anni d’età, o con bisogni particolari o appartenenti a gruppi di fratelli garantendo loro sostegno psicologico, medico e legale prima e durante il momento di assegnazione alle famiglie. Il premio consiste in un buono di 500 euro donato da Chicco e utilizzabile dalla famiglia per l’acquisto di prodotti dello storico marchio di prodotti per l’infanzia.

In foto, la premiazione della famiglia Guida, con il vicepresidente di Ai.Bi, Giuseppe Salomoni e Alessandra Mello, responsabile del negozio Chicco di Firenze.

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