Myanmar

Rohingya: migliaia i bambini vittime della pulizia etnica

23 Gennaio Gen 2017 1315 23 gennaio 2017

Continua l’esodo in massa del popolo Rohingya dal Myanmar al Bangladesh, per fuggire alle repressioni militari. Solo nel mese di gennaio 2017, sono 65mila le persone costrette a scappare dai propri villaggi. A pagare il prezzo più caro, i bambini

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Continua l’esodo in massa del popolo Rohingya dal Myanmar al Bangladesh, per fuggire alle repressioni militari. Solo nel mese di gennaio 2017, sono 65mila le persone costrette a scappare dai propri villaggi. A pagare il prezzo più caro, i bambini

Una tragedia umanitaria che il mondo non può più ignorare. Così Andrea Iacomini, Portavoce di Unicef Italia ha definito ciò che sta accadendo al popolo Rohingya, costretto ad un esodo di massa, dal Myanmar al Bangladesh. Basti pensare che, solo nel mese di gennaio 2017, 65.000 persone sono state costrette a scappare dai propri villaggi a causa della violenza indiscriminata messa in atto da parte dell’esercito del Myanmar nei confronti di questa minoranza etnica.

Numeri impressionanti che confermano il perpetrarsi di una tragedia dalle proporzioni inimmaginabili. “L’83% degli sfollati racconta di essere stata vittima di violenza e tortura e il 60% di loro sono donne e bambini,” ha continuato Iacomini, denunciando in particolare le condizioni disumane in cui sono costretti proprio i più piccoli: “Il il 33% di quelli sotto i 5 anni è gravemente malnutrito mentre sono 20.000 quelli che necessitano di immediata assistenza umanitaria. Sono bambini estremamente vulnerabili che hanno bisogno di cibo, di assistenza psicologica ma soprattutto di protezione: basti pensare che il 4% di loro è non accompagnato e rischia di incorrere in matrimoni forzati, nel giro della prostituzione o dello sfruttamento”.

Lo scorso dicembre l’agenzia Onu per i diritti umani, aveva denunciato che gli abusi del popolo Rohingya potevano essere classificati come crimini contro l’umanità. La ministra birmana, e Premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi aveva risposto alle pesanti critiche che le erano state rivolte per aver chiuso gli occhi davanti alle persecuzioni di questa minoranza, affermando che proprio l’interesse della comunità internazionale avrebbe contribuito a ravvivare le tensioni tra i buddisti e i musulmani, nel nord ovest del paese.

Alla fine del 2016, 23 personalità tra cui premi Nobel ed ex ministri di vari paesi avevano inviato una lettera aperta al Consiglio di Sicurezza dell’ONU nella quale chiedevano un intervento a favore dei Rohingya e criticavano il silenzio di Aung San Suu Kyi.

“Non è possibile che i bambini Rohingya continuino a vivere questo incubo. Come UNICEF ci siamo impegnati a raggiungere gli sfollati non solo attraverso beni primari come cibo e acqua, ma anche per fornire un supporto psico-sociale o creare dei centri educativi. Tutto questo non basta a cancellare gli abusi subiti. Il mondo deve essere informato di quanto sta accadendo e deve intervenire.” Ha dichiarato Iacomini. “Basta sporadici approfondimenti giornalistici, il caso dei Rohingya come quello di altre popolazioni vittime di persecuzioni è già una tragedia umanitaria per cifre e proporzioni. Un genocidio in piena regola”.

Foto: Paula Bronstein/Getty Images

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