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Papa Francesco: capire il dolore del mondo, oltre il cinismo dello storytelling

24 Gennaio Gen 2017 1548 24 gennaio 2017

Nel giorno in cui si celebra San Francesco di Sales, il Papa lancia il messaggio per la 51a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: usciamo dalla spirale della cronaca nera, dagli idoli dell'audience e dei click. Servono occhiali nuovi, per guardare il mondo

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Nel giorno in cui si celebra San Francesco di Sales, il Papa lancia il messaggio per la 51a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: usciamo dalla spirale della cronaca nera, dagli idoli dell'audience e dei click. Servono occhiali nuovi, per guardare il mondo

Se il «cuore dei corrotti puzza», quello dei corruttori ammorba il mondo. Non ha mezze parole Papa Bergoglio che, nel giorno in cui si celebra il patrono dei giornalisti, San Francesco di Sales, indica nella spettacolarizzazione del dolore e della sofferenza una delle più gravi forme di furto di speranza.

Dove vale «la logica che una buona notizia non fa presa e dunque non è una notizia, e dove il dramma del dolore e il mistero del male vengono facilmente spettacolarizzati» si corre il rischio di «essere tentati di anestetizzare la coscienza o di scivolare nella disperazione». Questo il richiamo di Papa Francesco nel messaggio per la 51aGiornata mondiale delle comunicazioni sociali: «Non temere, perché io sono con te” (Is 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo».

La vita dell’uomo non è solo una cronaca asettica di avvenimenti, ma è storia, una storia che attende di essere raccontata attraverso la scelta di una chiave interpretativa in grado di selezionare e raccogliere i dati più importanti. La realtà, in sé stessa, non ha un significato univoco. Tutto dipende dallo sguardo con cui viene colta, dagli “occhiali” con cui scegliamo di guardarla: cambiando le lenti, anche la realtà appare diversa

Papa Francesco

Il Papa invita a «spezzare il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la spirale della paura, frutto dell’abitudine a fissare l’attenzione» su guerre, terrorismo, scandali e fallimenti nelle vicende umane. Tutto può e a certe condizioni deve essere comunicato, ma si sta sempre più diffondendo uno storytelling cinico che dissolve individualità, particolarità e esperienza in una melassa emotiva tanto più devastante, quanto più è diffusa. Oggi, la cronaca nera ha invaso con la sua logica (quasi) ogni spazio della comunicazione sociale, mediata dagli "idola" dell'audience o delle "visualizzazioni". Serve un lavoro comune. Serve lo sforzo di tutti gli operatori della comunicazione.

Per uscire dalla spirale della "nera" lo sforzo, insegna il Papa, deve darci il coraggio di «oltrepassare quel sentimento di malumore e di rassegnazione che spesso ci afferra, gettandoci nell’apatia, ingenerando paure o l’impressione che al male non si possa porre limite».

A nessuno è chiesto di ignorare il reale. Ma per guardare ai fatti, servono «occhiali nuovi». Nessun mezzo è un messaggio, se il messaggio è l'uomo.