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Anniversari

Ibo Italia 60 anni di campi di volontariato

25 Gennaio Gen 2017 1530 25 gennaio 2017
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Nasceva nel gennaio del 1957 l'associazione italiana soci costruttori. Da allora migliaia le esperienze fatte in giro per il mondo dai volontari, partendo dall'Europa da ricostruire negli anni Cinquanta. Tra le prime realtà a sperimentare il Servizio volontario europeo e tra i soci fondatori della Focsiv

Il 2017 è un anno anniversario per tante cose: sessant’anni fa nascevano Carosello e la Fiat 500, si siglavano i Trattati di Roma che davano il via all’Europa unita con la Cee composta da Italia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. Nel gennaio di quel 1957 un giovane sacerdote, padre Angelo Marcadella (inviato a Cognola di Trento dal Belgio dove viveva) con una lettera indirizzata a 600 aderenti alla Fuci, faceva conoscere i Soci Costruttori, un movimento creato nel 1953 da padre Werenfried van Straaten che in pochi anni aveva riunito migliaia di giovani nella ricostruzione di case, scuole e chiese. Quella lettera e una donazione di 1.500 lire ricevuta da una famiglia del luogo sono il punto di partenza dell’associazione italiana soci costruttori, conosciuta come Ibo (acronimo fiammingo di Internazionale Bouworde) Italia.

Qui uno dei primi campi negli anni Cinquanta, in apertura immagine da un campo recente

«Parlare di volontariato gratuito e in più chiedere di contribuire economicamente per lavorare per gli altri, era considerata una proposta pazzesca» ricorda oggi Padre Angelo, classe 1930, che a 87 anni è il presidente onorario di Ibo Italia. «Le prime reazioni, venute da ambienti vicini al mondo cattolico, esprimevano bene il clima che si viveva a quei tempi».
«La spinta iniziale era di creare un movimento di giovani europei che, dimenticando gli orrori della guerra e ogni spirito di vendetta, fossero disponibili a sporcarsi le mani per condividere le condizioni di vita delle popolazioni, specialmente profughe, dai Paesi dell’Est», continua Padre Angelo. In quegli anni di cambiamento anche le “tute bianche”, come venivano chiamati allora i volontari Ibo, portarono un decisivo elemento di novità: il volontariato e l’impegno condiviso con giovani di altre nazioni per l’aiuto concreto a persone in difficoltà, come basi per la pace e la giustizia.

Le parole d’ordine, rintracciabili nei primi notiziari di quel periodo, erano infatti Testimonianza Cristiana, Servizio Concreto, Collaborazione Internazionale, Arricchimento Personale. Le condizioni d’ammissione erano di avere 17 anni compiuti, di essere di sana costituzione fisica, di aver l’autorizzazione scritta dei genitori (per i minorenni), di riempire un modulo d’iscrizione e versare la quota di partecipazione (di 3.000 lire) e soprattutto di impegnarsi al lavoro per 8 ore al giorno senza remunerazione partecipando attivamente alla vita comunitaria.

«Nascevano così i primi Campi di Lavoro e di Volontariato, esperienze fondamentali per giovani di tutta Europa e vere e proprie palestre di vita e di formazione» racconta Dino Montanari, attuale direttore di Ibo Italia. «Per ogni singolo Campo, e sono centinaia di migliaia da allora, ci sarebbe da scrivere un intero libro per le storie, i ricordi, le emozioni, le amicizie e i risultati raggiunti in quelle due o tre settimane dedicate agli altri».

Nel 1968 ci fu poi la formalizzazione in Associazione di Volontariato, la campagna per poter fare il servizio civile (allora alternativo alla leva militare) all’estero, nel 1972 il riconoscimento da parte del ministero degli Esteri come Ong per gli interventi di sviluppo nel Sud del Mondo che in quegli anni si andavano ad unire ai Campi di Lavoro. Sempre dello stesso anno è infatti di Ibo Italia il primo progetto di Cooperazione Internazionale ufficialmente finanziato dallo Stato italiano (nell’ex Zaire) a cui si aggiunge la fondazione, insieme ad altre realtà cattoliche, della Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario – Focsiv. Una necessaria strutturazione che però non ha mai tolto la linfa vitale, l’energia e lo spirito della nascita. Dopo Cognola di Trento la sede passò in diverse città per poi approdare a a Ferrara nel 2001.

A sessant’anni di distanza, quando ormai il volontariato è parte integrante della vita di molte persone, quando sono cresciute di numero le realtà impegnate nella solidarietà internazionale, quando, oggi come allora, l’Europa sembra a un bivio e uomini, donne e bambini di spostano nuovamente nel continente a causa di guerre e povertà, sono ancora tanti i giovani (5mila negli ultimi 10 anni) che trovano in Ibo Italia un punto di riferimento per diventare volontari con i Campi di Lavoro e Solidarietà, il Servizio Civile o il Servizio Volontario Europeo (Ibo nel 1998 ha accolto il primo volontario Sve in Italia).
Si ricorda in una nota di Ibo nella quale non manca un riferimento ai progetti di cooperazione internazionale (Romania, Perù, Ecuador, Tanzania fra i paesi più coinvolti) e alle diverse attività di educazione, sensibilizzazione e informazione con studenti e professori, dalle scuole primarie fino alle superiori. «Perché volontari non si nasce... si diventa» chiosano dall’associazione che dedica questo anniversario «a chi si impegna oggi, nel 2017 e a chi lo ha fatto ieri, nel 1957. "Cittadini del mondo", riprendendo l'espressione di Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni, di cui ricorre oggi l'anniversario del rapimento, come Vittorio Arrigoni che proprio con Ibo mosse i primi passi nel volontariato internazionale o come Lucrezia Rendina, giovane volontaria partita nell’estate 2016 per un Campo di Volontariato in Estonia e scomparsa, insieme alla mamma, nel terremoto del 24 agosto, a Pescara del Tronto».

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