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Comunità

Dipendenze, secondo la Fict non più tollerabile l'indifferenza della politica

30 Gennaio Gen 2017 1602 30 gennaio 2017
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Luciano Squillaci, presidente della Federazione italiana delle Comunità terapeutiche chiede la «giusta attenzione al fenomeno delle dipendenze, l’immediata nomina di un preciso riferimento politico e governativo e la convocazione della conferenza nazionale per ridisegnare ed aggiornarne un quadro normativo ormai vetusto»

Stiamo vivendo un “oblio delle dipendenze”. Ne è convinto Luciano Squillaci, presidente della Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche (43 Centri e oltre 600 servizi diffusi su tutto il territorio nazionale) che per sintetizzare il grande disagio degli operatori che oggi si trovano a combattere una battaglia impari, senza risorse e senza alcun sostegno da parte del Governo ricorda come sia «più di un anno che gridiamo a gran voce la necessità che il Governo assuma su di sé il compito di indirizzo delle azioni di contrasto alle dipendenze patologiche, conferendo una delega politica specifica all’interno della Presidenza del Consiglio o di altro ministero, ma a oggi continuiamo a rimanere privi di qualsivoglia risposta».

È questo omissione che ha determinato, secondo i Centri Fict, “l’oblio delle dipendenze”. Da oltre 10 anni infatti non viene convocata la Conferenza Nazionale sulle dipendenze, che – ricorda una nota della Fict - secondo la legge andrebbe invece convocata ogni 3 anni, e che avrebbe la finalità di dettare indirizzi necessari ad orientare il legislatore verso una ridefinizione integrata della normativa di settore che è ferma agli anni ’90, nonostante il fenomeno droga sia in continua e veloce evoluzione.

Dall’Assemblea FIct esce un appello forte al Governo Gentilone. Un appello che, quanto gli stessi presidenti dei centri raccontano le fatiche con le quali combattono ogni giorno, nel totale disinteresse de diventa un grido di dolore. «Attualmente disponiamo di un Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga, senza indirizzi politici e quindi senza un programma di lavoro che guardi al futuro. Peraltro un Dipartimento svuotato di contenuti e di personale, abbandonato alla buona volontà di chi sino ad oggi lo ha diretto, che evidentemente da sola non può certo bastare»
A farne le spese sono le persone più fragili e disagiate, ricordano alla Fict. Eppure, nonostante questo, la Federazione rappresenta una realtà viva, capace comunque di proporsi, di raccogliere le istanze dei territori e di rilanciare risposte innovative.

«In questi ultimi anni, ad esempio, molti centri federati», spiega il presidente Squillaci, «hanno attivato una serie di servizi di accoglienza per profughi, migranti e minori stranieri non accompagnati. Anche su questo fenomeno, sotto l’aspetto dipendenza, temo che ci sia una certa "cecità politica". Al di là di un sistema di accoglienza che continua a risultare assolutamente inadeguato e troppo centrato sull’emergenza, possiamo facilmente ipotizzare, sulla base dell'esperienza dei nostri servizi, che se anche solo un 20% dei profughi nei prossimi anni impatterà sul sistema dei servizi per le dipendenze per problemi di alcol e droga, il rischio di far saltare il "banco" sarà altissimo. Se non impostiamo oggi politiche di integrazione e di intervento, domani saremo sommersi da un problema che può essere invece preventivamente intercettato ed affrontato».

Nel ricordare che la Federazione comprende realtà diversificate e dislocate in tutte le Regioni, che rappresentano, insieme agli altri servizi pubblici e privati, un patrimonio di competenze e di umanità da valorizzare ed incentivare, non certo da svilire, Squillaci conclude chiedendo «la giusta attenzione al fenomeno delle dipendenze, l’immediata nomina di un preciso riferimento politico e governativo e la convocazione della conferenza nazionale per ridisegnare ed aggiornarne finalmente un quadro normativo ormai vetusto».

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