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Integrazione

Africa United, la squadra di rifugiati che fa sognare Livorno

6 Febbraio Feb 2017 1116 06 febbraio 2017
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Premiata dal Coni una squadra Csi composta da giovani rifugiati messi insieme da un allenatore volontario (e sognatore). Arrivati senza scarpe, oggi disputano tornei cittadini e alcuni di loro, dal talento finalmente coltivato, potrebbero presto diventare semiprofessionisti. Una storia da copiare

Metti una livida mattina di febbraio a Livorno, in un campo di calcio spazzato da un vento gelido. In mezzo al terreno di gioco nove ragazzi africani aspettano il mister, che li ha convocati per il loro primo allenamento: quando l’uomo arriva, li guarda e subito si volta, per nascondere le lacrime. Quei nove ragazzoni si sono presentati in infradito, canottiera e pantaloncini corti, e tremano dal freddo. Non hanno altro da indossare: sono rifugiati, scappati da paesi in guerra, e si sono presentati con lo stesso abbigliamento che li accompagna da quando sono sbarcati su una spiaggia assolata della Sicilia. «Sì, mi sono messo a piangere, non lo nego», racconta oggi ancora emozionato quell’allenatore, il vicepresidente del CSI Livorno Franco Marrucci. «E anche se adesso hanno le maglie e le scarpe adatte, provo per loro lo stesso affetto e la stessa simpatia che scattò quella prima volta».

Nel frattempo, i suoi ragazzi da nove sono diventati 56, e costituiscono una compagine unica in Italia: l’Africa Academy Calcio. «Tutto è nato grazie alla mia attività di insegnante di italiano presso il Centro Mondialità e Sviluppo Reciproco e la comunità di Sant’Egidio», racconta Marrucci, 60enne neopensionato delle ferrovie con un passato da volontario Unicef. «Incontrando questi giovani, tutti sotto i vent’anni, mi sono reso conto che le poche ore al giorno di lezione in associazione, a scuola o nei centri di formazione non bastavano. Avevano bisogno di altro, per fare gruppo tra di loro e incontrare nuove persone. Così ho rispolverato la mia antica passione…». Da ex tecnico della Milan Academy, Marrucci sa cosa fare. Il problema è che non sa se sarà possibile farlo. «Quella convocazione sul campo dell’Orlando Calcio, una squadra livornese attenta al sociale e già “casa” di tanti ragazzi stranieri, è stata una scommessa. Ma oggi posso dire di averla vinta. Anzi: l’hanno vinta loro».

Franco Marrucci con l'attaccante Salomon

L’Africa Academy Calcio infatti è oggi una realtà di giovani atleti rifugiati provenienti da Gambia, Costa d’Avorio, Togo, Nigeria e Senegal, che si allenano due volte la settimana e incontrano, tra amichevoli e tornei locali, molte squadre della città e del circondario. Nel resto del tempo vanno a scuola o imparano un mestiere, coltivano il sogno di restare in Europa e costruirsi un futuro e una famiglia; anche se per qualcuno di loro il pallone potrebbe diventare qualcosa di più di un passatempo: «Gli osservatori del Livorno e dell’Empoli sono stati a vederli, e una decina di loro potrebbero avere un ingaggio. I problemi sono pratici e burocratici: le maglie e le scarpe costano, e anche se le squadre professioniste ci hanno dato una mano, c’è il problema dei documenti, delle visite mediche e dei tesserini. Ringrazio associazioni come Cesvi, Arci e Caritas che ci sono state vicino, ma siamo alla ricerca di qualche sponsor che voglia investire su queste promesse: lo meritano».

Come per esempio Bakary Contek, diciannovenne del Gambia e centrocampista di vaglia, che il prossimo anno militerà negli iuniores dell’Orlando Calcio: un talento che, se coltivato, avrebbe già potuto debuttare nelle serie maggiori. «I racconti del loro passato fanno impressione, hanno avuto una vita durissima», conclude Marrucci, che tiene anche a sottolineare il sostegno del Comune di Livorno e ringrazia il Coni che ha conferito al suo progetto il premio “Sport e Integrazione”. «Per questo sono felice che qui si stiano costruendo un futuro, anche attraverso i calcio: sono ragazzi splendidi, e finalmente possono dimostrarlo a tutti».

(Nella foto, l'allenatore Marrucci circondato dai suoi ragazzi)

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