Monsignor Feroci
No Slot

Caritas: «Sulle slot machine al Governo manca il coraggio»

8 Febbraio Feb 2017 1338 08 febbraio 2017
  • ...

La Caritas di Roma esprime preoccupazione per la proposta del Governo in materia di regolamentazione delle slot-machine «orientata più a venire incontro alle lobby del settore che a difendere i poveri da questo sciacallaggio»

«L’azzardo non è un’industria, non è una fonte di entrata per lo Stato, non produce sviluppo per il paese. L’azzardo, in tutte le sue forme anche quelle più tradizionali e popolari, è invece il fattore che più contribuisce a una cultura del “tutto e subito”, a una vita fatta di scorciatoie, a un’economica che continua a vivere sulle spalle delle generazioni future. Per questo non siamo soddisfatti della proposta di riordino del sistema slot-machine presentata dal Governo alla Conferenza Stato-Regioni lo scorso 2 febbraio e resa pubblica ieri da Pier Paolo Baretta, sottosegretario al Ministero dell’Economia».


Così monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, esprime preoccupazione per la proposta del Governo sul settore slot-machine «che sembra orientato maggiormente a venire incontro alle richieste delle potenti lobby del settore piuttosto che a regolamentare le slot-machine in un quadro organico di tutti i giochi d’azzardo, a cominciare dalle scommesse sportive e dalla pubblicità sempre più martellante». Per il direttore della Caritas «regolamentare questo settore vuol dire avere a cuore i giovani, che le lobby vedono come mercato in espansione, vuol dire ridurre l’offerta e la pubblicità dei giochi, vuol dire fare scelte coraggiose e nette, come è stato fatto con l’industria del tabacco».

Nel merito delle proposta, la Caritas di Roma evidenzia che con l'espressione "riduzione dell'offerta di gioco", si voglia mascherare una mera "sostituzione" degli strumenti tecnologici (slot machine) e la loro concentrazione in cosiddette "sale di tipo A". In pratica, si promuoverebbero degli esercizi commerciali esclusivamente o prevalentemente dedicati al funzionamento di slot machine (insieme a altri "giochi"); quasi una sorta di “casinò della porta accanto”

Nel merito delle proposta, la Caritas di Roma evidenzia che con l'espressione "riduzione dell'offerta di gioco", si voglia mascherare una mera "sostituzione" degli strumenti tecnologici (slot machine) e la loro concentrazione in cosiddette "sale di tipo A". In pratica, si promuoverebbero degli esercizi commerciali esclusivamente o prevalentemente dedicati al funzionamento di slot machine (insieme a altri "giochi"); quasi una sorta di “casinò della porta accanto”.

«A Roma – afferma monsignor Feroci - dove esiste la più grande sala slot d’Europa con oltre 900 postazioni e dove questi mini-casinò si sono concentrati nelle periferie, è dimostrato che ridurre il numero di apparecchiature e concentrarle in locali appositi non equivale a ridimensionare la quantità di gioco d'azzardo». La proposta prevede di attivare maggiori prestazioni con nuovi strumenti (definiti "upgrade tecnologico") e i livelli conseguiti con 397.211 slot machine (attive al novembre scorso) si possono anche superare con le 264.674 "contingentabili" a seguito di un accordo in Conferenza Unificata.

Le nuove sale, sarebbero inoltre svincolate alla potestà regolamentare dei Comuni e a quella legislativa delle Regioni, le uniche pratiche di controllo che finora hanno funzionato in più aree del Paese, grazie alla collaborazione tra le Amministrazioni e le associazioni di volontariato che da anni sono attive contro questo fenomeno di sciacallaggio alle spalle dei poveri.

Si tratta in questo caso di un rimedio peggiore del male: gli esercizi "di tipo A" potranno offrire azzardo anche accanto a luoghi sensibili e ultrasensibili (scuole, ospedali, uffici postali, oratori, centri giovanili, giardini pubblici con attrezzature di gioco per bambini ecc.). E i Comuni non potranno più ostacolare tale deriva, al di là dei danni che venissero arrecati alle comunità locali.

Basta questo "dispositivo" a smascherare il castello dell'evocato "accesso selettivo all'ingresso della sala". Con 18mila locali siffatti e con gli altri che offrono le restanti e numerose tipologie di gioco (scommesse, altri apparecchi da puntata di azzardo, gratta e vinci, 10 e lotto, superenalotto ecc. ecc.) l'offerta di gioco d'azzardo continuerà a gettare la sua rete capillarmente, con invariata aggressività, sfuggendo in larga parte ai controlli. Ma a peggiorare la situazione, i Comuni non potranno intervenire neppure dinnanzi a gravi effetti sulla salute, sulla socialità, sulle fasce deboli della popolazione.

Contenuti correlati