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Dopo la tragedia

Rigopiano, la proposta: diventi museo del turismo responsabile

9 Febbraio Feb 2017 0958 09 febbraio 2017
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Al posto dell’hotel travolto dalla slavina potrebbe sorgere un luogo della memoria, dedicato a ricordare a chi non c’è più ma anche a lanciare un monito contro lo sfruttamento del territorio e a favore di un turismo diverso, rispettoso della natura e del territorio. La proposta dei geologi abruzzesi

L’idea è interessante e diversa dal solito, ed è stata lanciata proprio nei giorni in cui si apprende che sulla tragedia di Rigopiano si sta per girare addirittura una fiction. L’ha lanciata l’Aigae- Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, e riguarda il possibile futuro dell’area dove sorgeva l’hotel Rigopiano, tristemente noto per essere stato spazzato via da una slavina che ha ucciso 29 persone. Il sito, secondo quanto ha dichiarato Tania Campea, geologo abruzzese dell'associazione, potrebbe essere trasformato in un’area «di conservazione della memoria», ovviamente e prima di tutto delle persone che l’hanno perso la vita, ma anche della «memoria geologica. Sarebbe bello», ha dichiarato l’esperta, «che possa diventare un museo della geologia a cielo aperto con sentieri della memoria in grado di raccontarci l’evoluzione di quel paesaggio, la geomorfologia del territorio».

Intento dell’iniziativa sarebbe, tra l’altro, aumentare i livelli di sicurezza pensando a «un turismo responsabile», perché secondo Tania «non dobbiamo avere paura della montagna. Il Gran Sasso non uccide, anzi.... Dobbiamo semplicemente pensare a un turismo responsabile. Gli eventi di queste settimane hanno fatto comprendere che dobbiamo saper fare turismo ambientale ed imparare che non tutto è possibile in ogni stagione. Dobbiamo pensare ad un turismo responsabile basato su una radicale educazione all’ambiente in grado di farci comprendere non solo i cambiamenti in corso ma anche cosa fare e cosa non fare, come comportarci in caso di un’emergenza. Conoscere è meglio del non conoscere. Se conosciamo le peculiarità ambientali di un territorio possiamo anche vedere la sua evoluzione e prevederne la vulnerabilità».