Formazione

Che fare se un bambino ha una crisi epilettica in classe?

10 Febbraio Feb 2017 1146 10 febbraio 2017

I bambini sono i più colpiti dall'epilessia, malattia che provoca le ben note crisi convulsive, possibili anche a scuola. Per formare insegnanti preparati a gestirle l'Ospedale Bambino Gesù di Roma organizza un incontro, che già nel 2016 ebbe notevole successo. E permise agli insegnanti di due delle scuole presenti di affrontare sette episodi di crisi senza ricorrere al 118

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Scuola Aula Sean Gallup:Getty Images)
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I bambini sono i più colpiti dall'epilessia, malattia che provoca le ben note crisi convulsive, possibili anche a scuola. Per formare insegnanti preparati a gestirle l'Ospedale Bambino Gesù di Roma organizza un incontro, che già nel 2016 ebbe notevole successo. E permise agli insegnanti di due delle scuole presenti di affrontare sette episodi di crisi senza ricorrere al 118

Sono i bambini i più colpiti dall’epilessia. Nei due terzi dei casi la malattia si manifesta prima della pubertà. Il 30% di tutte le epilessie è resistente ai farmaci: di queste solo il 10-15% può essere trattata con la chirurgia. Non è una remota possibilità, dunque, quella che un insegnante si trovi ad assistere a una crisi epilettica di un alunno. Insegnare agli operatori scolastici a gestire una crisi convulsiva in classe è l’obiettivo dell’incontro del 13 febbraio prossimo promosso dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in occasione della giornata mondiale per l’epilessia. Più di 50 gli istituti scolastici invitati. Lo scorso anno si registrò la presenza di più di 100 insegnanti. Video tutorial realizzati per l’occasione, esempi pratici, strumenti tecnici e tanta teoria, come la somministrazione di farmaci in caso di crisi, saranno i temi portanti de “La scuola non ha paura delle crisi”.

Evidenze scientifiche dimostrano come educare la scuola alla gestione di questi pazienti ne migliori l’inserimento, l’accesso al diritto allo studio e, soprattutto, ne eviti le ospedalizzazioni inappropriate. Due degli istituti scolastici che hanno partecipato all’incontro dello scorso anno, per esempio, sono stati in grado di gestire 7 episodi di crisi senza dover ricorrere all’intervento del 118. «Le persone affette da epilessia ancora oggi sono vittime di pregiudizi e limitazioni in vari ambiti della loro esistenza» sottolinea il professor Federico Vigevano, direttore del Dipartimento di neuroscienze e neuroriabilitazione del Bambino Gesù «Esclusi i casi particolarmente complessi e invalidanti, ciascuno di loro può invece vivere una vita regolare nella società, a scuola, a lavoro, nel tempo libero. E’ per questo motivo che discriminazione ed emarginazione vanno combattute con ogni iniziativa di informazione, formazione e sensibilizzazione possibile».

L’epilessia è una malattia neurologica dovuta sia ad una predisposizione genetica, sia a lesioni cerebrali. Colpisce mediamente l’1% della popolazione. Si manifesta con crisi di vario tipo nei primi anni di vita (entro i 12 anni nel 70% dei casi) con conseguenze negative sullo sviluppo psicomotorio e ricadute sul piano sociale. Un terzo dei pazienti resiste al trattamento con ifarmaci e di questi il 10-15% riporta una lesione cerebrale operabile. La chirurgia dell’epilessia è indicata, infatti, solo quando l’area epilettogena (zona del cervello responsabile delle crisi) è circoscritta e la sua asportazione non causa deficit neurologici. All’ospedale Pediatrico Bambino Gesù ogni anno vengono effettuati oltre 600 ricoveri per epilessia, pari a circa il 60% delle attività dell’unità Operativa Complessa di Neurologia. 2500 le giornate di Day Hospital e 1700 le visite ambulatoriali. Dal 2010 ad oggi sono stati eseguiti più di 130 interventi chirurgici con una percentuale di successo pari al 70%. Vale a dire che 7 bambini su 10 sono guariti completamente. Quanto più l’intervento è precoce, tanto più altaè la possibilità che la malattia scompaia del tutto. Al Bambino Gesù infine è possibile accedere alle terapie alternative, quali la dieta chetogena, nonché partecipare alle sperimentazioni cliniche con farmaci ancora non in commercio.