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Farsi Prossimo, "sembra poco però è tutto" 30 anni dopo

10 Febbraio Feb 2017 1658 10 febbraio 2017
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Tre decenni dopo il convegno diocesano, voluto dall'allora arcivescovo di Milano Martini, Caritas Ambrosiana torna a riflettere sul rapporto con i poveri, gli esclusi, gli stranieri, i “nemici”, sulla differenza tra elemosina e carità e il legame tra carità e giustizia

Possono dirsi cristiani «coloro che vivono per gli altri perché vanno a Messa la domenica: sembra poco però è tutto». Fu questa, trent’anni fa, la risposta dell’allora arcivescovo di Milano, cardinale Carlo Maria Martini alle domande: Chi sono i cristiani? Quelli che vanno a Messa la domenica? O coloro che vivono per gli altri?
Era il 23 novembre 1986 e Martini parlò durante l’omelia conclusiva del convegno diocesano “Farsi Prossimo” che avrebbe impresso un segno profondissimo nella Chiesa milanese, e non solo milanese. Tre decenni dopo Caritas Ambrosiana torna a riflettere sullo stesso tema. Sabato 11 febbraio, infatti, all’Auditorium san Fedele interverranno i protagonisti di quella stagione (dettagli in agenda)

Il Convegno Farsi Prossimo si svolse al Centro congressi di Assago dal 21 al 23 novembre. 40 commissioni lavorarono sui temi della pace, della giustizia, del lavoro, dell’impegno politico dei cattolici, dell’ambiente a partire dal «segno decisivo della carità», «dell’amore gratuito, fedele, dimentico si sé, tenero e paziente» per usare le parole dello stesso cardinale Martini. Quel momento ecclesiale fu decisivo per la Chiesa ambrosiana nel suo complesso e, soprattutto, diede impulso alla Caritas Ambrosiana, come organismo pastorale al servizio della Diocesi, con il compito di educare le comunità alla carità e di rispondere ai problemi sociali con iniziative e servizi.

Sull’onda lunga suscitata da quel grande incontro ecclesiale Caritas Ambrosiana promosse con nuovo slancio la sua attività dando vita a un sistema articolato e integrato di Caritas parrocchiali e centri di ascolto, servizi specifici (per i gravi emarginati, la ricerca del lavoro, l’assistenza dei migranti), cooperative sociali sia di tipo A che B che gestiscono centri di accoglienza comunità, progetti di inserimento lavorativo a favore di persone svantaggiate (senza tetto, donne sole con bambini, richiedenti asilo, anziani, disabili), con volontari e operatori che lavorano su tutto il vasto territorio della diocesi, nei piccoli e medi centri di provincia come nelle periferie urbane più difficili, nei caseggiati considerati da tutti off-limits, persino dalla forze dell’ordine.

«Quell’incontro, tanto fortemente voluto dal cardinale Martini, preparato a lungo nelle parrocchie, ebbe un grandissimo impatto sulla vita di tutta la Diocesi. Le implicazioni furono molteplici per la vita della Chiesa nelle nostre terre. Tra i tanti aspetti si può certamente dire che rivoluzionò l’idea di carità», sottolinea il direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti. «Tanti fedeli allora pensavano ancora che fare la carità volesse dire fare l’elemosina. Con Martini, dopo quel convegno, imparammo che il “farsi prossimo” era prima di tutto uno stile di vita, un approccio attraverso il quale interpretare la realtà sociale, rileggere il rapporto con la politica, i diritti, la giustizia. Non possiamo dire che quello fu un momento fondativo, perché la Caritas nacque ben prima, ma senza dubbio quel convegno tracciò una linea: nella concezione dell’impegno della Chiesa ambrosiana per i più poveri dopo quel momento nulla fu come prima. In un momento in cui politica, cultura e società rischiano di farsi schiacciare da paura, insicurezza e populismi c’è bisogno di tornare a riflettere sul farsi prossimi oggi nella nostra quotidianità di cristiani».

In apertura foto di Tiziana Fabi/Afp/Getty Images

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