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Ucraina

Il sogno di Anna Tuv si è realizzato

10 Febbraio Feb 2017 1001 10 febbraio 2017
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La “nostra” mamma del Donbass, alla quale in passato abbiamo dedicato due servizi raccontandone la storia e la tragedia, ora è in Italia per l’impianto della tanto desiderata protesi al braccio sinistro. Il lieto fine della vicenda di Anna Tuv una delle tante vittime della guerra in Ucraina

La “nostra” mamma del Donbass, alla quale in passato abbiamo dedicato due servizi (qui e qui) raccontandone la storia e la tragedia, ora è in Italia per l’impianto della tanto desiderata protesi al braccio sinistro.

Anna Tuv, abitante della città di Gorlovka (autoproclamatasi Repubblica Popolare di Donetsk), è una delle tante vittime della trascurata guerra nel Donbass.

Il 26 maggio del 2015 una bomba lanciata dall’esercito ucraino sulla sua casa le ha distrutto la vita, non solo con la mutilazione fisica, ma soprattutto strappandole via il marito e la figlioletta di undici anni. Certo, solo una goccia in un oceano di sofferenza, ma una goccia che noi abbiamo da subito raccolto e raccontato. Come diceva Santa Madre Teresa di Calcutta: «Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno».

Anche merito del nostro appello se alla fine, ringraziando tanti anonimi benefattori, sono stati raccolti i 25.000 euro necessari per la sua protesi.

Promotore dell’encomiabile iniziativa è Ennio Bordato presidente dell’Associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini” (www.aasib.org) che da subito si è interessato al caso. Ecco il suo commento: «Dopo la prima visita al centro protesi della clinica INAIL di Budrio che accertava, fortunatamente, lo stato ottimo della muscolatura e della nervatura del moncherino, sono iniziate subito le operazioni di presa del calco per la costruzione della protesi su misura. Un problema era emerso e aveva creato qualche paura: il moncherino è troppo lungo e i tecnici erano preoccupati per le ripercussioni sulla costruzione del gomito della protesi. Ma dopo due giorni di misurazioni e ragionamenti la questione è stata risolta. La protesi sarà perfetta. Sottolineo come una protesizzazione è sempre un momento molto stressante per la persona che l’aspetta. Un arto mancante provoca stress oltre che problemi logistici e il paziente attende con ansia il “miracolo” dell’arto nuovo. Rivolgendomi all’INAIL di Budrio, credo di aver scelto il meglio che si possa avere in Italia sicuramente ed anche in Europa. La soddisfazione di Anna Tuv ci sta dando ragione. La sua felicità è la nostra felicità. Anche aver procurato una rete di accoglienza che dia calore umano e non lasci Anna sua madre e i due bambini da soli in un contesto assolutamente estraneo per lingua cultura e cucina è estremamente importante».

Dalle parole di Anna, traspare l’entusiasmo per l’ottimo risultato: «Sono molto felice per essere in Italia. Era il mio sogno più grande che si è realizzato dopo un anno di tentativi. Non potevo partire per l’Italia per le difficoltà con i documenti. Non potevo recarmi in Ucraina per ottenere i documenti per l’espatrio per il fatto che là sono perseguitata per motivi politici. Ho presentato una denuncia al tribunale di Strasburgo: il governo ucraino, di fatto, con armi vietate e con un’azione militare illecita ha distrutto la mia famiglia, di fatto, ha tentato di uccidermi, mi ha ferito gravemente con i miei bambini. Ora io, in Ucraina, non mi posso più recare, per questo è stato difficile arrivare da voi. Mi ha aiutato Ennio Bordato che si è rivolto a molte istituzioni internazionali senza alcun risultato fino a che, grazie all’Ambasciata russa di Roma, ho potuto ottenere nuovi documenti da parte della Federazione Russa con lo status di rifugiato. Purtroppo da parte dell’Ucraina, nessuno mi ha mai telefonato, né mi ha mai espresso il suo dispiacere, il governo ucraino non mi ha aiutato per la protesi. Al contrario, i fondi per la protesi sono stati raccolti da tanti italiani, grazie ai quali ora mi trovo qui per l’impianto di una protesi mioelettrica in uno dei migliori centri europei, il centro INAL di Budrio. In Italia sono arrivata con la mia mamma e con i miei due bambini piccoli. Siamo molto felici, presto riavrò una buona qualità di vita, potrò di nuovo riabbracciare i miei bambini con entrambe le braccia, potrò lavorare e mantenere la mia famiglia.. Sono sola, ora sono l’unico genitore dei miei bambini. Ecco perché, per me, è una grande vittoria essere qui. Sono sola, ora sono l’unico genitore dei miei bambini. Ecco perché, per me, è una grande vittoria essere qui. Voglio esprimere i miei più sentiti ringraziamenti a tutti coloro che hanno preso parte a questa raccolta fondi per il soggiorno, per l’ospedale, per la protesi. Ringrazio di cuore anche chi sui giornali ha raccontato la mia tragedia affinché, conoscendola, molte persone potessero poi aiutarmi».

Immagino che dentro di te questo dolore non avrà mai fine. Cosa maggiormente ti ha fatto soffrire dopo la tragedia? «La mia perdita è un vuoto che non potrò mai colmare. Perdere un marito, una figlia.. È un dolore che non passerà mai! È impossibile descrivere a parole questa sofferenza. Ma questo dolore non mi ha schiacciato, lavoro molto per tentare d’aiutare quelle persone che in egual modo hanno sofferto. Insieme possiamo superare la guerra e ottenere la pace. Nessuno degli abitanti del Donbass vuole questa guerra. Ogni persona sogna la pace. Per me certamente è molto doloroso, non è giusto, vedere che dalla parte ucraina ci sono persone che invece non lo vogliono. Noi facciamo tentativi di tregua ma ci considerano alla stregua di animali e ci dicono che noi dovremmo essere “soggetti da eliminare”. Sui social, più di una volta, dopo il trauma e la perdita del braccio, dopo la perdita di mia figlia undicenne, della casa e di mio marito, dopo che la giunta di Kiev a colpi di artiglieria ha distrutto tutta la mia vita, mi sono accorta che, tristemente, invece di ricevere supporto da parte degli ucraini ho ricevuto insulti indirizzati sia a me, che alla mia figlioletta uccisa. Nemmeno una goccia di compassione. Questo è un grande dolore. Vorrei che le persone fossero più raziocinanti non come zombi. Che le persone siano consapevoli che vengono usate, che non siano solo marionette nelle mani del potere ucraino venduto e traditore del suo popolo, che da ordini per il suo genocidio. Noi vivevamo tutti in pace e in armonia, non ci ammazzavamo l’un l’altro. Questo è ciò che vogliono le autorità ucraine, guadagnare soldi sulla morte delle persone quando fratello ammazza fratello. Per me, il più grande desiderio, è scongiurare la morte dell’Ucraina, far si che le persone non si ammazzino l’un l’altra».

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