Trapianti SHAUN CURRY:AFP:Getty Images
Bioetica

Trapianti: che succede se scrivo su facebook che voglio donare gli organi?

13 Febbraio Feb 2017 1208 13 febbraio 2017
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Molte associazioni che si occupano di donazione di organi e trapianti si sono poste il problema dell’attendibilità di dichiarazione effettuate sui social network. È giusto ritenerle attendibili in caso di necessità? Ed è giusto cercare donatori viventi attraverso il web? Il dibattito è aperto

Attenzione a cosa scrivete su facebook e sugli altri social network. Le dichiarazioni in merito alla volontà di donare gli organi, per esempio, potrebbero in alcuni casi essere ritenute valide, soprattutto in paesi come gli Stati Uniti, dove gli individui possono indicare la loro volontà di donare sulla patente di guida, ma data la vasta gamma di funzionalità e caratteristiche offerte dai Social, gli stessi stanno diventando sempre più un meccanismo generalmente accettato anche per la registrazione e la sollecitazione dei donatori viventi. È quanto mette in luce un interessante articolo pubblicato su Trapianti.net e ripresa dall’Aido.

L’era dei social investe dunque anche il settore, delicatissimo e molto personale, delle dichiarazioni di volontà sulla donazione di organi. E non solo dal versante di chi potrebbe diventare un giorno donatore: all’interno del sistema trapianti – nota l’articolo – anche alcune organizzazioni che i trapianti li eseguono (come per esempio il National Health Service inglese) utilizzano facebook come strumento per comunicare con il grande pubblico sui temi della donazione di organi e dei trapianti, perfino invitando gli utenti a diventare donatori. Ma le eventuali dichiarazioni in merito sono attendibili e affidabili?

Un fatto è certo: sempre più persone utilizzano le risorse web, tra le quali i social, non solo per informarsi, ma anche per manifestare la propria volontà sulla donazione degli organi o per “invitare” alla donazione da vivente. Infatti, con l’avvento delle reti social, molti metodi di registrazione “tradizionali” stanno diventando obsoleti, il tutto nonostante i processi di donazione e trapianto siano di solito fortemente soggetti a quadri normativi molto rigidi. Eluderli, anche senza volerlo, può essere pericoloso e ingenerare una potenziale disinformazione che potrebbe mettere a repentaglio la fiducia del pubblico nella medicina dei trapianti. In particolare, cercare potenziali donatori viventi attraverso i social network potrebbe portare allo sfruttamento tra le parti: si potrebbe arrivare infatti, magari in alcune aree del mondo meno sviluppate, a un’indebita pressione emotiva o sociale, fino a facili promesse di guadagno o, al contrario, a uno sfruttamento del donatore.

Un panorama che genera equivoci che poi si ritorcono contro i Centri Trapianti accreditati e ufficiali, che spesso si trovano a gestire rapporti tra donatore e ricevente avviati attraverso i social. L’articolo riporta un caso realmente accaduto in Belgio, dove una persona in attesa di trapianto di rene aveva postato su facebook un appello per cercare un donatore vivente. In seguito al post, in ospedale si sono presentate otto candidati, mettendo in difficoltà i medici, che hanno iniziato a dubitare della profondità delle motivazioni dei donatori e anche delle relazioni degli stessi con il potenziale ricevente. Casi isolati? Non troppo, se anche serissime agenzie come l’Health on the Net Foundation svizzera o la Web Médica Acreditada di Barcellona hanno stilato parametri di riferimento per la credibilità delle informazioni sanitarie online.

Le soluzioni – è la conclusione – non sono a portata di mano e il dibattito è aperto. Una possibile strada potrebbe essere quella di sviluppare standard di qualità e sicurezza per le informazioni sui social network a cui dovrebbero attenersi tutti coloro che si occupano di donazione di organi da vivente; un’altra (sempre necessaria) è quella di informare il più possibile gli utenti su come funzionano i processi di donazione e trapianto e su quali sono le pratiche non consentite. Quanto ai Centri Trapianti, potrebbero inserire nella prassi di selezione dei potenziali donatori una procedura “ad alto rischio” nel caso che i contatti tra donatore e ricevente siano avvenuti attraverso i social network. L’unico elemento certo è che serve una normativa per un settore a oggi senza regole e lasciato completamente alla responsabilità di chi vi si muove liberamente.

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