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Azzardo: l'algoritmo che funziona per ridurre l'offerta (sul serio)

14 Febbraio Feb 2017 1343 14 febbraio 2017
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Su richiesta del Sottosegretario Baretta, la Consulta Nazionale Antiusura si è recata oggi in audizione al Mef. Tema dell'incontro: il decreto legislativo per la riorganizzazione della rete di vendita dell'azzardo legale. Ecco il testo del documento consegnato dal presidente Monsignor Alberto D'Urso e redatto dal gruppo di ricercatori della Consulta

Le due proposte circolate, la prima con data 30 gennaio e la seconda 2 febbraio, per rendere possibile un Decreto Legislativo, ex art. 1, comma 936 della Legge di Stabilità 2016 ci paiono molto lontane dall'applicazione della Delega. Essa, sul punto, testualmente indica le finalità: garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di età”.

È di tutta evidenza che obiettivi di tale momento non possono esser ridotti alla narrativa e ai dispositivi (presenti in entrambe le versioni della "Proposta") di “rottamazione” e “upgrade tecnologico” delle macchine (chiamate nell’era dei punto 0, AWP, in ossequio a un acronimo anglista che, comprensibilmente, si preferisce non rendere intelligibile) e, ancora, “riduzione” e “concentrazione” dei punti di gioco.

Insomma, mentre è tutta da discutere e rivedere la costituzione "tecnologica" e "organizzativa" del cambiamento, annunciato come "riduzione dell'offerta". Infatti, conviene fissare un punto fermo, netto e inequivoco per continuare il dialogo: l'offerta diminuisce quando essa si rende disponibile in modo idoneo a ridurre seriamente il consumo.

È assiomatico che nel gioco d'azzardo costruito istituzionalmente in Italia è stato proprio il profilo dell'offerta, che ha violato ogni regola e principio di cautela da parte dell'Amministrazione pubblica, a generare un consumo di proporzioni quali non si danno in quasi nessuno dei Paesi industriali del pianeta.

Se vi si aggiunge la constatazione che in ogni caso - e in ciò andando ben oltre il limite della Delega legislativa - la pretesa riduzione dell'offerta è paradossalmente controbilanciata dall'inibizione agli Enti locali adadottare scelte regolamentari o di urgenza restrittive, si comprende quanto fuori strada portino gli artifizi terminologici.

Le tradizionali leve per ridurre l'offerta(qualunque sia il consumo) consistono, normalmente, in una o più misure in combinazione:

A) Nel rallentare la frequenza della commercializzazione di un prodotto;

B) Nella rarefazione dei punti di accesso al prodotto nocivo;

C) Nella riduzione del tempo di vendita unitaria del prodotto;

D) Nel distanziamento dei luoghi dell'offerta dai luoghi di provenienza dei giocatori;

E) Nella totale eliminazione della pubblicità (su cartellonistica, affissioni di ogni genere – in locali privati, pubblici ovvero aperti al pubblico -, su reti televisive pubbliche e private, su retiradiofoniche e su internet) del “prodotto” e in generale dell’offerta nelle ore diurne (06:00 – 23:00) e nella forte limitazione della stessa nelle ore notturne (23:01 – 05:59);

F) Nella combinazione di due o più misure.

La riduzione massima si ottiene con A + B + C + D + E: ovvero con macchine di vendita funzionanti a bassa frequenza, collocate in un numero inferiore di luoghi, cui si accede per locali aperti per un tempo della giornata contingentato su limiti massimi invalicabili, in sedi distanti dalle aree residenziali, lavorative, della socialità e di attività importanti per la comunità (centri giovanili, scuole, ospedali,chiese ecc.), eliminando la pubblicità diurna (06:00 – 23:00) e limitandola alle sole ore notturne (23:01 – 05:59).

Sia pur concesso che tale riduzione debba avvenire per gradi, il Provvedimento deve indicare con chiarezzatempi e modalità, fissando l'obiettivo di decrescita felice da un'inflazione intollerabile: tra il 2007 e il 2016 il consumo è raddoppiato; tra il 2000 e il 2016 si è decuplicato.

Nelle due propostesi possono desumere in maniera univoca alcune scelte che la Consulta Nazionale Antiusura e le Associazioni aderenti al Cartello “Insieme contro l’Azzardo” non condividono affatto e avverso le quali ci si riserva ogni presa di posizione utile a far prendere cognizione del rischio grave, proprio per la salute, per la sicurezza pubblica e per la salvaguardia dei minori.

• Il dato della contrazione dell’offerta le due proposte si sforzano di riassumere in una cifra: 11.600 sale e punti di gioco in meno rispetto agli attuali. A questo numero si arriva perché 8000 sono già gli esercizi cc.dd. generalisti secondari, vale a dire: rifugi alpini e stabilimenti balneari, da cui le slot smobiliteranno definitivamente; a essi vanno aggiunti 3600 corner,perché il loro numero massimo, da 8000 che sonooggi, viene fissato a 5000 e confluiranno nel mega calderone dei 10000 negozi o agenzie dove si venderà azzardo in maniera prevalente (oggi i negozi sono 5600). Le sale giochi, le sale Vlt e ibingo, oltretutto, resteranno invariati nel numero.

• Il sacrificio di quei punti gioco in meno viene subito contemperato da una postilla: una quota residua di esercizi che saranno in grado di ottenere la certificazione di categoria A” – che si assegna alle macchine collegate da remoto a un server centrale- potranno andare ad aggiungersi agli altri: un numero indeterminato - prevedibilmente, cospicuo - di punti gioco che andranno a rimpinguare il numero di quelli che si volevano togliere. Se, per esercizi che residuano, ci si riferisca ai bar e ai tabacchi non è dato sapere. Non esplicitamente, almeno.

Nella proposta portata in discussione alla Conferenza unificata del 2 febbraio (prima versione del testo) il riferimento era peraltro chiaro, allorché ci si impegnava a ridurre l’offerta di “gioco”“attraverso la progressiva riduzione fino alla totale eliminazione nell’arco di 3 anni delle AWP nei pubblici esercizi (bar) e nelle rivendite di tabacchi, fatta eccezione per quelli in grado di innalzare il proprio livello qualitativo ottenendo la certificazione di tipo A”.

Se così fosse lo scenario resterebbe non solo immutato – posto che i tabacchi in particolare metterebero il turbo alla vendita delle lotterie istantanee, che soprattutto peranziani e minori sono il consumo d’azzardo piùpraticato – ma verrebbe aggravato dal decadere di una tutela fondamentale per i cittadini più vulnerabili: le sale che otterranno la certificazione di tipo A non osserveranno i limiti delle distanze adottate dagli Enti locali.

Una prima sintesi che si può dedurre da questa Proposta di riordino è che vengono sottratti all’azzardo luoghi strategici come i rifugi alpini o gli stabilimenti balneari, perché è grazie a essi che in questa fase si può raccontare di un abbattimento consistente dell’offerta,pur di far nascere e far prosperare mettere, come contropartita, sale slot nei territori urbani, accanto a scuole, ospedali, oratori e residenze per anziani.

V. Come ha denunciato la Relazione 2016 al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia è la vicinanza ad attirare gli adolescenti: “Il 48 per cento di chi non ha giocato d’azzardo durante l’anno riferisce di non avere contesti di gioco nelle vicinanze della propria abitazione o della scuola che frequenta. Circa il 44 per cento degli studenti giocatori, invece, abita e/o frequenta una scuola a meno di cinque minuti da un luogo dove è possibile giocare d’azzardo”.

VI. Resta immutatala volontà delle Associazioni qui rappresentate affinché la Delega non intacchi minimamente ogni potestà regolamentare e legislativa degli Enti Locali e delle Regioni nella tutela economica, sociale e sanitaria del proprio territorio.

VII. “Garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e prevenire il rischio di accesso dei minori di età:occorre ripartire, da qui.

In sintesi

La Consulta Nazionale Antiusura e le Associazioni aderenti al Cartello “Insieme contro l’Azzardo”, prima ancora di uno sviluppo analitico delle Proposte, alle quali dovranno concorrere le più qualificate e competenti espressioni della Comunità, dei corpi sociali intermedi, delle Amministrazioni locali e di ogni componente della società civile, ribadisce che gli obiettivi immediati da perseguire in sede di esercizio della delega legislativa sono quattro e sono stati enunciati il 14 aprile 2015 dalle Associazioni convenute nella sede del quotidiano Avvenire per formulare un appello al Governo e al Parlamento. Si riproduce integralmente il testo:

"L'azzardo è un’industria e un business che invece di creare valore lo brucia, lo consuma desertificando legami sociali e dissipando il risparmio. Esso provoca un enorme problema per un numero crescente di italiani tra i quali continua a mietere vittime. Anche quello legale, offerto dallo Stato, va perciò chiamato con il suo nome che non è "gioco" e non è "abilità". L’azzardo è azzardo, genera crescente povertà, sofferenza. Ed è, in modo sempre più manifesto, una questione di salute pubblica, di legalità e di malessere familiare e sociale. Lo ha confermato la sentenza 56/2015 della Corte costituzionale. Lo possiamo testimoniare noi, che siamo a contatto tutti giorni con le persone affette da Gap (disturbo da gioco d’azzardo) e con le famiglie a cui appartengono, con i tanti che dall’azzardo sono indotti all’usura. Lo sanno gli amministratori locali, nei Comuni e nelle Regioni, che sempre più in questi anni hanno deciso di intervenire per regolare e limitare il fenomeno perché seriamente preoccupati per l’impatto sulla vita dei loro concittadini.Questo e non altro dovrebbe essere anche il punto di partenza e il primo pensiero per il Governo e il Parlamento. In vista di future, imminenti azioni normative, riteniamo indispensabile richiamare almeno quattro interventi chiave.

1) Occorre stabilire un divieto di pubblicità all'azzardo in qualunque forma e luogo (carta stampata, radio, televisione, internet, cartellonistica, sponsorizzazioni su tutti i mezzi pubblici) e il rilancio sulle televisioni pubbliche di notizie legate a "grandi vincite". Tale divieto deve risultare totale, analogamente a quanto avviene per tabacco e superalcolici. Non ci si può limitare a stabilire "fasce" o "aree" protette perché tutti sono toccati, persone giovani (e anche giovanissime) e anziani più di ogni altro. Non si può neanche parlare di "gioco responsabile" se i cittadini sono continuamente e fortemente sollecitati all’azzardo ogni volta che leggono il giornale, accendono il televisore o navigano su internet. La Repubblica italiana ha il diritto-dovere, di introdurre questo divieto e di impegnarsi per estenderlo a tutta la Unione Europea.

2) Allo Stato spetta certamente il compito di dettare regole e limiti inderogabili all’azzardo. Ma agli enti locali - Comuni e Regioni - deve continuare a essere riconosciuta la possibilità di introdurre ulteriori e più forti argini alla presenza e ai tempi dell’azzardo nei territori di loro competenza per tutelare la salute psichica e fisica dei cittadini e prevenirne impoverimento e sofferenza.

3) Deve essere stabilito che l’industria dell’azzardo "legale" non può continuare a esibire la foglia di fico del finanziamento delle cure dei giocatori d’azzardo patologici. È lo Stato che deve farsi seriamente e concretamente carico del problema, riconoscendo e rendendo fruibili i LEA con la presa in carico da parte dei servizi pubblici delle persone con GAP tassando secondo giustizia le aziende dell’azzardo. Va altresì rimossa l’incostituzionale esclusione delle famiglie al fondo statale di solidarietà antiusura.

4) Bisogna imboccare con decisione la via di una gestione delle attività legate all’azzardo nell’ottica della tutela della salute pubblica, introducendo una moratoria per nuovi giochi d’azzardo e ripristinando il tradizionale obiettivo prioritario dello Stato che era di contenerne il consumo e di ridurre i danni correlati, ponendo in secondo piano l’ottica fiscale orientata alle mere entrate che portano a espandere l’offerta. Molti altri sarebbero gli interventi necessari per contenere il disturbo da gioco d’azzardo, aumentare le tutele per le persone più fragili (anche quelle sotto usura), rendendo l’offerta pubblica, con regole molto rigorose, entro stretti limiti socialmente e eticamente tollerabili. Si cominci però da qui: da quattro impegni che in Parlamento e nel Governo possono essere condivisi da chi è realmente schierato dalla parte dei cittadini e ricerca il bene della società italiana".

Insieme alla Consulta Nazionale Antiusura e al Coordinamento del Cartello “Insieme contro l’Azzardo”, gli obiettivi sono stati sottoscritti dalle28 Fondazioni Antiusura regionali, Conagga (Coordinamento nazionale gruppi giocatori d’azzardo), “Centro sociale Papa Giovanni XXIII” di Reggio Emilia, Associazione Movimento No Slot, Associazione And (Azzardo e nuove dipendenze), Alea (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio), Movimento Slot Mob, Coordinamento campagna Mettiamoci in gioco, SOS Impresa, Forum delle Famiglie, Caritas Nazionale, Associazione Genitori delle Scuole Cattoliche, Adiconsum, Lega delle Autonomie.

Il Gruppo di studio che ha redatto il documento: Prof. Maurizio Fiasco (Presidente di Alea); Avv. Attilio Simeone (Coordinatore Nazionale del Cartello “Insieme contro l’Azzardo”); dott.ssa Valeria Carella (giornalista).

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