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Immigrazione: a conti fatti più vantaggi che svantaggi

17 Febbraio Feb 2017 1534 17 febbraio 2017
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Presentati a Roma il rapporto Ocse e quello del Centro studi e ricerche Idos. In crescita il numero dei migranti in tutti i Paesi dell'Organizzazione, in Italia l'incremento è contenuto, ma la presenza degli immigrati è destinata secondo l'Istat a raddoppiare da qui al 2065. Il bilancio economico per il nostro Paese segna un più 2,2 miliardi: gli stranieri versano più in tasse e previdenza di quanto lo Stato spenda per loro

Sono 4 milioni e 800mila le persone che nel corso del 2016 sono emigrate nei Paesi Ocse per risiedervi stabilmente. Un dato superiore a quello rilevato negli anni precedenti la grande crisi del 2008. Secondo Jonathan Chaloff dell’Ocse questo aumento sottolinea come le migrazioni costituiscano uno dei segni più caratteristici del mondo globalizzato, secondo le previsioni destinato a perdurare. Il dato è all’interno del rapporto che l’Ocse ha curato sulle prospettive delle migrazioni internazionali e che è stato presentato oggi a Roma nella sede dell’Associazione stampa estera. Nella stessa occasione il Centro studi e ricerche Idos ha illustrato i risultati delle ricerche sull’Italia collegandoli al contesto internazionale.
In particolare Ugo Melchionda, presidente di Idos ha inserito le riflessioni sulla situazione italiana che, ha osservato, è da considerare uno degli esempi più significativi del rapporto tra globalizzazione e migrazioni per diversi motivi.

Innanzitutto è in atto una transizione demografica senza precedenti nel vecchio continente e in particolar modo in Italia: il deficit demografico italiano è così elevato, per cui la popolazione residente, pur nella continua diminuzione degli italiani (nel 2015, tra gli italiani, le morti sono prevalse sulle nascite di 228mila unità), sono gli stranieri ad aumentare per nascite sul posto (72mila) e arrivo dall’estero (250mila). Dal 2014 gli immigrati nel nostro Paese superano i 5 milioni, dall’inizio del secolo i cittadini stranieri sono cresciuti di oltre 3,5 milioni e lo faranno ancora: l’Istat ha previsto, tra il 2011 e il 2065, 18 milioni di ingressi dall’estero per mantenere inalterato il livello della popolazione a fronte del declino degli italiani, stranieri che arriveranno a incidere per un terzo sulla popolazione totale (attualmente l’incidenza è dell’8,3%).

La popolazione straniera residente è arrivata a quota 5.026.153 grazie a nuovi ingressi regolari, nascite e richiedenti asilo, sull’anno precedente l’incremento è molto lieve – si sottolinea nella sintesi del rapporto – appena 12.100 unità in più. Secondo Idos comunque il numero totale dovrebbe essere di 5 milioni e mezzo (includendo anche chi già in possesso dei titoli non è ancora iscritto all’anagrafe).

Nell’aumento le ragioni demografiche si intrecciano con quelle lavorative, anche se il dinamismo risulta rallentato. I lavoratori stranieri occupati sono diventati 2.350.000, aumentati di 65.000 unità nel corso di un anno ma non in misura tale da ridimensionare sostanzialmente la massa dei disoccupati stranieri (450mila).
Da non sottovalutare inoltre l’aumento degli emigranti italiani, le cancellazioni dall’anagrafe per l’estero sono giunte nel corso del 2015 a 145mila. Un dato da tenere presente è che oltre il 50% degli italiani che espatriano negli ultimi anni sono laureati o diplomati.

Anche se i cittadini non comunitari sono diventati per lo più lungo soggiornanti (62,5), senza essere più costretti a lasciare l’Italia in caso di perdita del posto di lavoro non ci si trova davanti a una massa di assistiti, tenuto conto che è maggiore l’apporto che essi assicurano al sistema fiscale italiano rispetto alle spese pubbliche sostenute a loro favore: il bilancio è di 2,2 miliardi a favore dell’Italia. I dati sono della Fondazione Moressa che confrontando le spese pubbliche sostenute per gli immigrati (14,7 miliardi) e gli introiti da loro assicurati all’erario (16,9 miliardi), fa emergere come per l’Italia vi sia un beneficio di 2,2 miliardi di euro così articolato: 6 miliardi di gettito fiscale e 10,9 miliardi di contributi previdenziali (di cui sono fruitori solo marginali), contro 4 miliardi per sanità, 3,7 miliardi per scuola, 2 miliardi per giustizia e 3,1 miliardi per trasferimenti economici diretti.

Diventa sempre più difficile una rigida suddivisione tra italiani e stranieri e sarebbe più corretto parlare di residenti di origine straniera. Si stima, infatti, che i cittadini italiani di origine straniera siano già oltre 1 milione e 150mila, dei quali 178mila lo sono diventati nel 2015.

Un altro aspetto fortemente legato alla globalizzazione è la provenienza dai più diversi Paesi del mondo (più di quanto avvenga in altri Paesi europei), con un protagonismo differenziato sia nel mercato occupazionale (dove i romeni sono la prima collettività) sia nell’ambito delle 550mila imprese a gestione immigrata, dove la prima collettività è quella marocchina e la seconda è quella cinese, mentre i romeni sono solo terzi.

Nel 2015, in ambito Ocse, sono stati 1 milione e 650mila i richiedenti asilo. Anche l’Italia è stata fortemente caratterizzata da questi flussi. Tra i 153mila sbarcati sulle sue coste, spesso salvati dall’intervento delle navi italiane e di quelle comunitarie di Frontex, sono stati in 83.540 a presentare domanda d’asilo. Tra i cittadini presenti in Italia in provenienza da Mali, Gambia, Somalia, Nigeria, Costa d’Avorio, Ghana e Burkina Faso, la maggior parte lo è per ragioni di protezione umanitaria.

Nell’incontro inoltre si è sottolineato come quella degli stranieri sia una presenza che non pone solo problemi, ma assicura dei vantaggi, una consistenza in aumento e destinata ancora a crescere, una realtà lavorativa (dipendente e autonoma) in grado di favorire i rapporti con i Paesi di origine, una dimensione multiculturale e multireligiosa che di per sé avvalora le ragioni della convivenza.

In allegato la Scheda di sintesi del Rapporto

In apertura foto di Miguel Medina/Afp/Getty Images

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