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Immigrati: legalizzarli dimezza il loro tasso di criminalità

24 Febbraio Feb 2017 1647 24 febbraio 2017
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Paolo Pinotti ha analizzato il comportamento di coloro che hanno ottenuto un permesso di soggiorno con il click day del 2007 e ha osservato un forte calo dei reati economici. L'analisi pubblicata su American Economic Review. Le società occidentali devono decidere se legalizzarne di più o far rispettare politiche di immigrazione più severe

L’analisi sulle ricadute della legalizzazione degli immigrati sui tassi di criminalità portata avanti da Paolo Pinotti (Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico della Bocconi) porta a dire che legalizzare ha un effetto collaterale: dimezza i tassi di criminalità. Lo si legge in in Clicking on Heaven's Door: The Effect of Immigrant Legalization on Crime, pubblicato su American Economic Review.

Pinotti arriva a questa sua conclusione sfruttando il click day. Ogni anno in Italia vengono messe a disposizione quote fisse di permessi di soggiorno, le domande devono essere presentate per via elettronica dai datori di lavoro in un giorno specifico e vengono elaborate in ordine cronologico fino a quando le quote disponibili sono esaurite. I permessi dovrebbero essere assegnati a stranieri residenti all'estero, ma tutti sanno che in realtà vivono in Italia senza documenti e il click day funziona un po’ come una lotteria che legalizza una quota di immigrati clandestini. Il click day del dicembre 2007, analizzato da Pinotti, ha legalizzato 170.000 persone su un totale stimato di 610.000 immigrati senza documenti che vivevano in Italia a quella data, vale a dire circa il 28%. Poiché gli immigrati sono ben consapevoli dell’importanza dell’ordine cronologico, si precipitano tutti a presentare le loro domande al mattino presto del click day e dopo un po’ il flusso si assottiglia quasi a zero. Nel 2007 il click day è iniziato alle 8, l'ultima domanda accettata è pervenuta al server di Milano alle 8:27 e dalle 9:40 in poi praticamente nessuno ha inviato domande. Nel suo articolo, Pinotti confronta il tasso di criminalità degli immigrati che hanno inviato la domanda immediatamente prima del taglio e di coloro che l’hanno inviata immediatamente dopo. Il risultato è che il tasso di criminalità degli immigrati legalizzati si è dimezzato nel corso dell'anno successivo, mentre il tasso di criminalità di coloro che non ce l’avevano fatta è rimasto invariato.

Le conclusioni confermano quelle che Pinotti e il co-autore Giovanni Mastrobuoni avevano raggiunto in Legal Status and the Criminal Activity of Immigrants (pubblicato su American Economic Journal: Applied Economics), un paper che si è aggiudicato il AEJ: Applied Economics Best Paper Award 2016. In quel caso, Pinotti ha sfruttato due eventi concomitanti: l’indulto che ha rilasciato 22mila detenuti dalle carceri italiane (10mila dei quali stranieri) ad agosto 2006 e l'allargamento dell'Ue di gennaio 2007, che ha dato lo status legale a rumeni e bulgari, inclusi quelli appena usciti dal carcere. L’anno successivo il loro tasso di recidiva è risultato la metà di quello di altri stranieri paragonabili, rilasciati dopo lo stesso indulto.
«In entrambi i casi», dice Pinotti, «la caduta del tasso di criminalità è dovuto ai reati economici, mentre i crimini violenti non vengono influenzati. Ciò suggerisce che la legalizzazione abbassi gli incentivi a commettere crimini che sono sostituti imperfetti di attività economiche legali. Vale la pena notare che l'accesso al mercato del lavoro legale è sufficiente a innescare il cambiamento, anche se l'immigrato legalizzato non ha ancora un lavoro, perché l’analisi delle domande suggerisce che molte possano essere fraudolenti».

Più del 40% delle domande, ad esempio, sono per lavoratori domestici maschi che dovrebbero essere impiegati per lo più da altri stranieri, mentre solo il 2,4-4,1% degli immigrati maschi risulta essere davvero impiegato come lavoratori domestici.

«Se è lo stato illegale, e non lo status di immigrato, a innalzare i tassi di criminalità», continua Pinotti, «dobbiamo concludere che le quote sono troppo basse. Secondo le opinioni politiche di ciascuno si potrebbero preferire quote più elevate o una politica di immigrazione più severa e applicata con rigore, ma lo status quo non è comunque efficace. Infine, alcuni aspetti del click day sono farseschi e sprecano risorse inutilmente, come la necessità di tornare al Paese di origine e rientrare in Italia dopo che la domanda è stata accettata».

In apertura foto di Miguela Medina/Afp/Getty Images

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