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Se la rivoluzione del welfare parte dal quartiere

3 Marzo Mar 2017 1104 03 marzo 2017
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A Brescia nascono i punti di comunità per attivare i cittadini e le sinergie tra le associazioni locali, valorizzando le risorse del territorio

Snodi nevralgici per la partecipazione delle persone. È così che si presentano i Punti di Comunità, dodici spazi aperti in quartieri diversi di Brescia, dove le associazioni locali si riuniscono per offrire informazioni ai cittadini. Attivati nell’ambito del progetto “Brescia città del noi”, sostenuto dal bando “Welfare di comunità” di Fondazione Cariplo, i punti di comunità rappresentano una vera rivoluzione nell’accesso ai servizi da parte dei cittadini, Francesca Megni, responsabile dei servizi sociali territoriali della zona ovest della città e responsabile del cantiere “La forza della comunità”, appartenente al progetto, spiega perché.

Cosa sono i punti di comunità e come sono organizzati?

Si tratta di spazi di aggregazione per le associazioni di quartiere, al momento ne sono stati attivati dodici e altri quattro sono in fase di apertura. L’obiettivo è arrivare ad aprire un punto in ognuno dei 33 quartieri della città, l’idea infatti è quella di utilizzare questi punti anche come motori di creazione di legami di prossimità. In ogni spazio viene attivato uno sportello gestito da volontari e aperto un minimo di sei ore a settimana, a cui si possono rivolgere i cittadini che hanno bisogno di informazioni, facilitando l’accesso ai servizi. Tra le domande più frequenti vi sono quelle relative ai sociale, come fare a compilare la richiesta per l’assegno di invalidità o come trovare una badante per la cura dei genitori anziani. Si tratta di richieste semplici che però confondono i cittadini che non si sono mai trovati ad avere queste necessità. Avere un luogo come questo, semplifica la vita di chi altrimenti, solo per un’informazione, dovrebbe rivolgersi a diversi uffici. In questo senso il ruolo dei volontari che gestiscono lo sportello è fondamentale: si tratta di persone preparate, che conoscono bene il sistema e l’offerta dei servizi.

In prospettiva questi punti di comunità potrebbero quindi alleggerire notevolmente anche il lavoro degli uffici dei servizi sociali?

I punti di comunità sono nati per offrire un servizio migliore ai cittadini, quello che accade spesso è che le persone riescono a reperire le informazioni direttamente qui, e chi arriva agli uffici dei servizi sociali lo fa perché vi è indirizzato dai volontari dello sportello. Se il sistema funziona bene, quindi può rendere il servizio più efficace per i cittadini, smaltendo le richieste di informazioni che normalmente arrivano agli uffici e che possono essere processate in maniera rapida direttamente allo sportello.

Brescia è una città di 200mila abitanti. Dodici punti di comunità già attivati e altri quattro in corso di apertura sembrerebbero abbastanza per soddisfare le richieste dei cittadini, perché l’obiettivo di aprire un punto in ogni quartiere?

Il nodo centrale dietro l’apertura dei punti di comunità è il valore della prossimità. Oltre all’attività di sportello informativo, questi sono spazi in cui confluiscono le associazioni attive nel quartiere, quelle che conoscono meglio il territorio e che qui creano sinergie tra loro per migliorare la vita di chi vive in quella zona specifica, collaborando e studiando insieme soluzioni e risorse. Si tratta di un’iniziativa ambiziosa e siamo solo all’inizio ma vi sono enormi potenzialità. In questo momento, ad esempio, nella zona ovest i punti di comunità stanno contribuendo alla promozione di Una famiglia per una famiglia, un progetto che punta a mobilitare le famiglie disponibili ad offrire il proprio aiuto ad altri nuclei in difficoltà. Si tratta di rafforzare i legami del territorio e valorizzarli al massimo.

Come cambia il lavoro degli operatori sociali con l’attivazione dei punti di comunità?

In realtà da ex assistente sociale posso dire che lavorare con la comunità è parte integrante dei compiti degli operatori sociali e i punti di comunità incoraggiano esattamente questo aspetto. Proprio per facilitare la sinergia tra addetti ai lavori, cittadini e organizzazioni di quartiere stiamo iniziando dei corsi di formazione, così da condividere tutte le informazioni relative a questo nuovo approccio con tutti i soggetti interessati. Attivare direttamente le associazioni sul territorio e creare collaborazioni risponde alla necessità di ripensare il nostro welfare locale, renderlo più a misura di cittadino e più sostenibile, sfruttando le risorse che già esistono.

Qual è l’aspetto più innovativo dei punti di comunità?

Sicuramente la capacità di riconoscere e sollecitare il potenziale già presente sul territorio, mettendo a sistema le risorse spontanee che sono nate negli anni. Si tratta di incoraggiare le associazioni a collaborare aprendo un dialogo con gli altri soggetti che si occupano di servizi e con i cittadini. È un modo nuovo di rispondere alle sfide del nostro tempo: fare fronte alla crisi e ai tagli alla spesa pubblica, assumendosi una maggiore responsabilità per il benessere della comunità in cui si vive. Cittadinanza attiva significa proprio questo.

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