Kyenge21
Opinione

Il destino dell'Europa si scrive in Africa

6 Marzo Mar 2017 1411 06 marzo 2017
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"Sfide globali come i flussi migratori, il terrorismo, la crisi economica ed i cambiamenti climatici hanno costretto negli ultimi anni il mondo della cooperazione internazionale a risettare il suo hardware. Special modo nell'Unione Europea". Lo sostiene Cecile Kyenge, deputata del Gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), in un commento pubblicato nell'edizione di Vita di febbraio dedicata alla cooperazione allo sviluppo.

Sfide globali come i flussi migratori, il terrorismo, la crisi economica ed i cambiamenti climatici hanno costretto negli ultimi anni il mondo della cooperazione internazionale a risettare il suo hardware. Oggi l’Unione Europea rimane il più importante donatore al mondo, eppure si trova ancora al di sotto degli impegni presi in sede Ocse che impegnano gli Stati membri dell’UE a riservare lo 0,7% del proprio Pil alla lotta contro la povertà mondiale. La crisi economica ha ridotto le risorse anche in questo settore, senza contare il nuovo paradigma nato con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che modifica radicalmente l’approccio rispetto agli ex Obiettivi del Millennio (MDGs), da un modello verticale Nord-Sud, ad un modello orizzontale che richiede un impegno globale per raggiungere da qui al 2030 i nuovi Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).

Oggi l’Unione Europea rimane il più importante donatore al mondo, eppure si trova ancora al di sotto degli impegni presi in sede Ocse che impegnano gli Stati membri dell’UE a riservare lo 0,7% del proprio Pil alla lotta contro la povertà mondiale

La via per il futuro è tracciata e individuata proprio in quell’alleanza strategica tra pubblico e privato sempre più praticata negli ultimi anni, da rafforzare ora in un quadro di azione comune teso a promuovere un sviluppo veramente sostenibile.

In questa prospettiva, il 22 novembre scorso, la Commissione europea ha messo a punto il nuovo quadro strategico dell’azione Ue nella cooperazione allo sviluppo, articolato in tre documenti: il primo sull’attuazione dell'Agenda 2030, il secondo dedicato ad un nuovo Consenso europeo per lo sviluppo, proponendo una visione e un quadro comuni in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, e il terzo sul futuro del partenariato dell’Unione Europea con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (Acp-Ue). Su queste documenti concentrerò tutte le mie energie come neo membro della Commissione Sviluppo del Parlamento Europeo, ricercando un confronto con tutto il mondo della cooperazione italiana allo sviluppo, per non sprecare questa irripetibile opportunità. Lo “spirito” della politica di cooperazione Ue si giocherà soprattuto sul rinnovo degli Accordi di Cotonou, alla base della cooperazione Acp-Ue, che scadranno nel 2020. I negoziati per il loro rinnovo sono già entrati nel vivo.

Sede del Parlamento europeo a Strasburgo.

Ad oggi le relazioni Acp-Ue, la cui paternità politica è ascrivibile ad un grande italiano, Giovanni Bersani, racchiudono in sé l’equilibrio tra tre pilastri: il dialogo politico, le relazioni commerciali e gli aiuti allo sviluppo. Il rispetto dei diritti umani e la democrazia sono diventati così in 40 anni i valori fondanti su cui si sono imperniati i rapporti tra l’Europa e i 79 Paesi del gruppo ACP.

Oggi però le istituzioni di Cotonou non appaiono più in grado di rispondere efficacemente alle sfide che ci attendono ed è verso una valorizzazione dei rapporti con le singole regioni (Africa, Caraibi e Pacifico) che il progetto di riforma deve muoversi, valorizzando molto di più i soggetti non-statali, la società civile, mantenendo al contempo quell’ombrello internazionale di istituzioni attraverso cui è stato possibile tenere vivo un dialogo politico permanente globale, grazie anche ad istituzioni come l’Assemblea parlamentare paritetica Acp-Ue, che riunisce in sé parlamentari europei e di tutti i Paesi Acp.

Le istituzioni di Cotonou non appaiono più in grado di rispondere efficacemente alle sfide che ci attendono ed è verso una valorizzazione dei rapporti con le singole regioni (Africa, Caraibi e Pacifico) che il progetto di riforma deve muoversi.

A sfide globali bisogna rispondere con strategie globali, che tengano di più conto anche delle azioni del settore privato e, quando possibile, lo indirizzino, attraverso il co-finanziamento, verso obiettivi e priorità di investimento comuni. Da questo punto di vista un banco di prova importantissimo sarà la messa a punto del Piano europeo di investimenti nei Paesi terzi d’origine e di transito dei migranti, proposto dalla Commissione, per stimolare gli investimenti europei, secondo una logica pubblico-privato, in questi Paesi. Ed è in quest’ottica che credo sia necessario armonizzare la galassia di strumenti finanziari a cui la Commissione ha dato vita.

Dal punto di vista politico più generale, io considero fondamentale sostenere la maturazione in atto di quei movimenti di giovani africani che stanno nascendo in tanti paesi africani.

Dai fondi fiduciari europei, sorti a fronte di singole emergenze umanitarie e migratorie, fino a giungere al Fondo europeo di sviluppo, il principale strumento di lotta alla povertà nei paesi Acp. Si tratta di fondi a contribuzione diretta degli Stati membri, non iscritti a bilancio Ue. Se da un lato questo li ha sottratti alla polemica politica, prevenendo dibattiti che avrebbero potuto portare alla riduzione delle dotazioni finanziarie, dall’altro l’utilizzo di questi fondi non è soggetto al potere di indirizzo e controllo del Parlamento europeo. Un’impostazione che segna però, a mio avviso, un fallimento della politica e sulla quale sarà necessaria una seria riflessione. Dal punto di vista politico più generale, io considero fondamentale sostenere la maturazione in atto di quei movimenti di giovani africani che stanno nascendo in tanti paesi africani e sono fondamentali per l’affermazione della principale infrastruttura dello sviluppo in Africa: la democrazia.

Cecile Kyenge, eurodeputata del gruppo dei Socialisti e Democratici. Membro della Commissione Sviluppo del Parlamento europeo e vice-presidente dell’Assemblea parlamentare paritaria Ue-Acp.

Cecile Kyenge in Burkina Faso nel 2015 a capo delle missione europea di osservazione elettorale. Foto credito: Parlamento europeo.