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Ospedale di Matany: un’oasi nel deserto

Si trova nella regione della Karamoja, la più povera dell’Uganda, a 500 km dalla capitale Kampala. Intervista al dott Fabio Manenti di Medici con l'Africa Cuamm.

di Cristina Barbetta

Siete mai stati invitati ad un matrimonio dove gli sposi domandano agli invitati come regalo di nozze donazioni in denaro per progetti solidali? E’ un meccanismo che funziona? Lo abbiamo chiesto al dottor Fabio Manenti, che ha lavorato per sei anni all’ospedale St. Kizito di Matany, Karamoja, la regione più povera dell’Uganda, prima come medico e specialista in chirurgia e negli ultimi 4 anni come direttore sanitario per Medici con l'Africa Cuamm. «Il continuo contributo a sostenere i costi dell’ospedale di Matany e’ fondamentale per garantire la continuità delle cure in un ambiente così’ ostile e difficile», la sua risposta. E aggiunge: « In particolare vengono sostenuti i costi del trasporto in ambulanza per le emergenze ostetriche e i costi di assistenza al parto per cui questo venga garantito gratuito per le donne e i loro neonati».L’impegno di Medici con l’Africa Cuamm in Uganda nasce nel 1958. Da questa data il Cuamm si impegna a garantire l’accesso alle cure della popolazione dell’Uganda.

L’ospedale St. Kizito di Matany, una best practice nel campo della cooperazione internazionale nel cuore dell’Africa. Un ospedale con servizio 24h su 24, tanto che più volte è stato citato come modello per l’intero Paese.

Mi parla dell’ospedale St. Kizito di Matany?
Costruito nel 1968, su richiesta dei padri Comboniani alle autorità governative, che dettano le condizioni:costruire l’ospedale a metà strada tra la capitale delle regione, Moroto e la prima cittadina fuori dalla regione, Soroti e distante 5 km dalla strada principale: risultato l’ospedale fu costruito nel mezzo del nulla,Venne iniziata prima la maternità e poi l’ospedale, completato nei primi anni 70. Dal ’74 ospita anche una scuola per infermiere professionali e ostetriche per soddisfare la scarsità di personale qualificato del paese e soprattutto della regione. Oggi, laddove non c’era nulla, si conta una cittadina di circa 40mila abitanti, un ospedale di 265 letti, punto di riferimento per tutta la regione e non solo. Sin dall’inizio il Cuamm ha collaborato con l'ospedale con l’invio di medici, e si può’ affermare che c'è sempre stato almeno un medico e un progetto del Cuamm a supporto dell’ospedale.”

In quale contesto sanitario ugandese si inserisce l’ospedale di Matany?
Attualmente l’Uganda pur avendo avuto un buon sviluppo del sistema sanitario negli ultimi 20 anni accompagnato da una discreta economia e stabilità politica, non ha raggiunto i livelli che ci si doveva aspettare in termini di accessibilità, qualità ed equità dei servizi. Circa la metà del sistema e’ di tipo privato non for profit, appartenente alle Chiese cattolica, protestante e musulmana. Per effetto della politica di Public Private Partnership for Health iniziata nel 1997 tali strutture sanitarie ricevono un contributo statale al fine di mantenere il più contenuto possibile il costo a carico dei pazienti. Tuttavia tale contributo è stagnante in valori assoluti da oltre 10 anni e quindi contribuisce sempre meno ai costi correnti, in costante aumento, ponendo in difficoltà la sostenibilità di queste strutture. Allo stesso tempo il finanziamento del sistema pubblico non sembra essere aumentato con il risultato che il sistema risulta nel suo complesso insufficiente ai bisogni di salute, in particolare nelle aree più’ marginali del paese come la Karamoja, la regione a nord est del paese che presenta i peggiori indicatori sanitari. Mancanza di leadership e determinazione politica sembrano i fattori determinanti la situazione del sistema sanitario.

Quali sono i punti di forza e di debolezza dell’ospedale St. Kizito?
La forza dell’ospedale di Matany è tutt’ora la sua capacità di resistere a tutti gli stimoli e avversità che hanno caratterizzato i 47 anni della sua storia, grazie alla continua gestione dei padri e sorelle Comboniane, che hanno dato manager e infermiere, garantendo una continuità di gestione invidiabile, visto il contesto estremamente difficile e isolato. Il Cuamm ha garantito il personale medico, in diverso numero e con diverse specializzazioni per garantire i servizi di base, ambulatoriali e ricovero di medicina, pediatria, chirurgia, maternità e tubercolosi.
Questa “credibilità” di garanzia di servizi ininterrotti 24 ore su 24 è il punto di forza dell’ospedale riconosciuto da tutti e dall'autorità in particolare, tanto che più’ volte l’ospedale è stato citato come modello per l’intero paese e proprio nel 1997 è stato il promotore in collaborazione con l’allora Ministro della salute, il Dr. Khionga, della partnership pubblico privato, grazie alla capacità di mostrare dati di attività e di costo senza eguali nel paese.
Il punto di debolezza resta l’isolamento, 500 km dalla capitale Kampala e all’interno di una regione ostile, arida e popolata da pastori nomadi. L’isolamento e le distanze comportano costi maggiori e difficoltà a trovare personale qualificato disposto ad andare e rimanere a lavorare, per le poche opportunità che l’ambiente offre. Questo comporta un bisogno sempre maggiore di mantenere alti livelli di attrattività per le autorità e i donatori per garantirsi il finanziamento, visto che a tutt’oggi i pazienti contribuiscono con solo il 16% dei costi correnti. Questo allo stesso tempo genera numerose e continue richieste di espandere i propri servizi e attività aumentando così’ poi i costi a carico della struttura una volta venuta meno la spinta iniziale dei donatori.

La regione della Karamoja ha indicatori sanitari ritenuti in assoluto i peggiori dell’Uganda. Quali sono i problemi che l’ospedale deve affrontare?
Il problema maggiore è garantire accesso alle cure e quindi mantenere servizi a basso costo per una popolazione nomade e tra le più povere del pianeta. A basso costo vuol dire anche ridurre le barriere culturali e le distanze di accesso, con il servizio di ambulanza gratuito ad esempio. E tutto questo garantendo la qualità delle cure che vuol dire garantire regolare approvvigionamento di farmaci, ma anche garantire acqua ed energia, e soprattutto personale qualificato.

All’ospedale c’è anche la scuola di formazione per infermiere ed ostetriche…
Sì, è stata costruita per soddisfare la mancanza di personale qualificato dell’Uganda e per l’ospedale stesso, per le difficoltà ad attrarre personale in questa regione. Offrire opportunità di qualificazione professionale in particolare a Karimojong, in una regione dove gli sbocchi professionali sono minimi, è un punto estremamente qualificante la scuola, oltre a rispondere al bisogno di personale qualificato per l’ospedale e per il paese. La scuola ostetriche si è aggiunta nel 2009 a partire dalla forte richiesta del bisogno di migliorare la qualità dell’assistenza al parto e di provvedere ostetriche per tutti i centri di salute del paese.

L’ospedale St. Kizito di Matany è l'unica struttura insieme all'ospedale di Moroto in grado di garantire servizi 24 ore su 24. Perché è così difficile ottenere servizi 24 ore su 24?
Garantire servizi 24 ore su 24 è il risultato gestionale di provvedere infrastrutture adeguate, acqua, energia, equipaggiamenti, farmaci e personale qualificato in modo costante e continuativo, tanto più difficile quanto queste risorse sono scarse e il loro approvvigionamento magari dipende da distanze di 500 km. In realtà l’ospedale di Moroto non garantisce ancora tale servizio 24 ore su 24, come spesso lamentato dall’ospedale di Matany che riceve ancora oggi donne con bisogno di un taglio cesareo durante la notte e/o il weekend, perché’ una volta non c’e’ il chirurgo, una volta manca l’anestesista, un'altra i farmaci o l’energia, con il risultato che la paziente viene riferita.

Avete altri progetti attivi nel Paese?
Oltre al supporto all’ospedale di Matany, abbiamo un progetto di supporto all’intero sistema sanitario della Karamoja e ai suoi 7 distretti, in ambito di salute materno infantile, HIV e nutrizione con supporto formativo del personale, supervisione continua delle attività e sostegno alle carenze infrastrutturali o di farmaci.
Abbiamo poi un progetto nel distretto di Oyam e il suo ospedale di riferimento, l’ospedale di Aber che supportiamo da diversi anni. Anche qui il focus e’ la salute materna, neonatale e infantile, con supporto soprattutto all’accesso ai servizi di parto assistito e trasporto delle urgenze ostetriche e neonatali in ospedale.
Abbiamo un progetto di ricerca in ambito nutrizionale ad Arua nella regione del West Nile, con l’obiettivo di valutare mezzi più’ efficaci per garantire migliore outcome nel trattamento della malnutrizione acuta severa.
Inoltre è attivo in Uganda e in tutti gli altri 6 paesi di intervento del Cuamm il progetto “Prima le mamme e i bambini”, 1000 di questi giorni, per garantire l’accesso al parto sicuro e la cura del neonato. In Uganda il progetto, oltre all’ospedale di Matany, coinvolge anche quello di Aber.

In apertura: immagine aerea dell'ospedale St. Kizito di Matany.


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