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Emilia Romagna. Poteri ai sindaci e distanze dai luoghi sensibili, in Commissione sanità risoluzione bipartisan contro il gioco d’azzardo

15 Marzo Mar 2017 0824 15 marzo 2017

Poteri ai sindaci e distanze dai luoghi sensibili, in Commissione sanità della Regione Emilia Romagna una risoluzione bipartisan contro il gioco d’azzardo. Primo firmatario Bertani (M5s) con il sì anche di Pd e Lega (da Fdi-An astensione sul primo punto, ok agli altri due). Punto sulla legge anti slot: nel 2015 trattati 1.310 giocatori (più 155,9% dell’utenza sul 2010)

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Poteri ai sindaci e distanze dai luoghi sensibili, in Commissione sanità della Regione Emilia Romagna una risoluzione bipartisan contro il gioco d’azzardo. Primo firmatario Bertani (M5s) con il sì anche di Pd e Lega (da Fdi-An astensione sul primo punto, ok agli altri due). Punto sulla legge anti slot: nel 2015 trattati 1.310 giocatori (più 155,9% dell’utenza sul 2010)

La commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Paolo Zoffoli, ha approvato la risoluzione bipartisan in materia di contrasto al gioco d’azzardo patologico, primo firmatario Andrea Bertani del M5s: documento sottoscritto anche da Marcella Zappaterra, Paolo Zoffoli, Valentina Ravaioli e Katia Tarasconi del Pd e da Daniele Marchetti della Lega nord. Sì di Pd, Ln e M5s, astensione di Fdi-An sul primo punto del dispositivo, mentre sul secondo e sul terzo ha espresso voto favorevole.

“Con questo documento – spiega Andrea Bertani– chiediamo di difendere le prerogative degli enti locali, lasciando ai sindaci maggiore libertà di agire”. Sollecitiamo inoltre la Giunta, ha aggiunto, “a emanare velocemente la direttiva riguardante le distanze minime dai luoghi sensibili degli esercizi con apparecchi da intrattenimento”. È stata inoltre presentata in commissione la relazione valutativa della legge sul contrasto del gioco d’azzardo patologico.

Sono 30.880 gli apparecchi in esercizio (dati 2015) in Emilia-Romagna, in aumento rispetto al 2013, 6.500 le sale. Piacenza è la provincia con maggiore presenza di apparecchi in proporzione al numero di abitanti- uno ogni 131 residenti- a Forlì-Cesena si registra la situazione migliore, uno ogni 205 residenti (uno ogni 151 residenti a Ferrara, uno ogni 165 residenti a Reggio Emilia, uno ogni 167 residenti a Bologna, uno ogni 168 residenti a Ravenna, uno ogni 176 residenti a Parma e uno ogni 185 residenti a Modena).

La tematica del gioco d’azzardo, si precisa nella relazione della Giunta, è stata inserita nei progetti già attivi di “Scuole che promuovono salute” realizzati in collaborazione con Luoghi di prevenzione, centro di riferimento regionale per la didattica e la metodologia in promozione della salute, con sede a Reggio Emilia. In diversi territori si sono costituiti tavoli integrati Ausl, Comune, associazioni sul tema del gioco d’azzardo patologico. Inoltre, con la legge regionale per la promozione della legalità, del 2016, è vietato l’esercizio delle sale da gioco e delle sale scommesse nonché la nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito in locali collocati a una distanza inferiore ai 500 metri da luoghi sensibili, come ad esempio le scuole. Si segnala inoltre il progetto di ricerca “Le implicazioni criminologiche e vittimologiche del gioco d’azzardo” che ha previsto la realizzazione di uno studio sulle caratteristiche e la diffusione del fenomeno. Dal 2011 al 2016 per sostenere questi progetti tematici la Regione Emilia-Romagna ha investito oltre 180.000 euro.

Per Andrea Bertani (M5s) “la legge non ha sortito gli effetti che si proponeva, il quadro è desolante”. Una norma seria, ha aggiunto, “si dovrebbe fondare su tre pilastri: cultura, cura e contrasto alla diffusione”. Il problema, ha poi evidenziato il consigliere, “sono i 10 miliardi che lo Stato ogni anno incassa dal gioco d’azzardo: questa sì è dipendenza patologica”.

“Importanti sono i passi in avanti- spiega Marcella Zappaterra (Pd)– ma c’è ancora molto da fare, la legge non mirava a ridurre il numero di sale gioco, è stata approvata quando la diffusione del problema era già capillare”. La Regione, ha concluso, “sta facendo un lavoro considerevole di aiuto ai Comuni”. Resta quindi il dato di fatto: mentre regioni con dispositivi normativi "molli", cercano di potenziarlo (è il caso dell'Emilia Romagna), regioni come la Liguria dotate di solide e oramai consolidate normative anti-azzardo cercano al contrario, attraverso alcuni loro rappresentanti, di depotenziarle.