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Intervista

Claudia Fiaschi: la ricchezza del Forum? La contaminazione

28 Marzo Mar 2017 1030 28 marzo 2017
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Parla la nuova portavoce del Forum del Terzo settore, a un mese dalla nomina. Avremo un futuro se terrmo insieme vari mondi, gratuità ed economia civile, che non sono in contrasto, anzi. Avremo un grande futuro se riusciremo a innovare il linguaggio e a intercettare tutte le nuove forme di solidarietà e mutualità, senza barriere o pregiudizi. Io punto sui giovani»

«È come avere un mucchio di documenti da riordinare: devi passarli in rassegna tutte per capire quali sono i più importanti, quelli da tenere e da buttare…»… Raggiungiamo Claudia Fiaschi dopo che è stata eletta portavoce del Forum Nazionale del Terzo settore (che a giugno compie vent’anni), lo scorso 16 febbraio. È fresca di nomina, piacevolmente sommersa da messaggi e complimenti, concentrata sul passaggio di consegne e consapevole di dover iniziare un lavoro complicato e sfidante insieme. È ancora nella sua Toscana (è nata a Firenze 53 anni fa), ma sta per ripartire per Roma, dove il Forum ha sede nella centralissima via del Corso, e iniziare ufficialmente il mandato.

Claudia Fiaschi, lei non è certo alla prima esperienza come dirigente di organismi di secondo livello. Solo per citare alcuni incarichi, lei è stata presidente del consorzio Cgm ed è vicepresidente di Confcooperative, presidente di Confcooperative Toscana e vicepresidente del Consorzio Pan-Servizi per l’infanzia. Diventare portavoce del Forum non dovrebbe essere un problema…

Un problema direi di no, semmai è un onore e una grande responsabilità: il Forum Nazionale del Terzo Settore rappresenta 100 mila organizzazioni che a loro volta sono punto di riferimento per milioni di italiani. Siamo in una stagione decisiva, caratterizzata da cambiamenti importanti come la riforma del terzo settore ma anche, allo stesso tempo, da una grande frammentazione. Il nuovo coordinamento ha un gran lavoro da svolgere.

Si aspettava questa nomina?

No. Non era nel mio percorso naturale, non ci avevo mai pensato. Ma quando si è prospettata questa possibilità ho deciso, in accordo con Confcooperative, che sarebbe stato interessante investire nel Forum e portarci dentro tutta la mia esperienza di cooperatore sociale. Se riusciremo a cambiare questo mondo, infatti, sarà perché gli faremo ritrovare, e ritroveremo tutti insieme, la capacità di mobilitarci e agire in modo propositivo a favore del bene comune.

Il Forum è stato spesso accusato di non essere incisivo perché fatica a tenere insieme le varie anime del terzo settore: volontariato e impresa sociale, sport e sanità, tradizione e innovazione… Si troverà una sintesi?

Si tratta di una articolazione complessa proprio perché tiene insieme vari mondi, ma questa, invece che una contraddizione, può diventare la ricchezza del Forum: non è vero che gratuità ed economia civile sono in contrasto, anzi, spesso sono l’una la continuazione dell’altra. La mia storia lo testimonia: mi sono formata nel volontariato prima di occuparmi di impresa sociale, e non ho sentito questo passaggio come uno stacco. Il Forum avrà un grande futuro se riuscirà a innovare il linguaggio e a intercettare tutte le nuove forme di solidarietà e mutualità, senza barriere o pregiudizi. E dovremo puntare sui giovani.

Mi perdoni, ma questo è un classico…

No, non voglio fare il solito appello: mi riferisco al tema dell’intergenerazionalità, che intendo rimettere al centro dell’agenda del forum. Stiamo assistendo a una grande innovazione nei modi in cui i giovani si coinvolgono nel volontariato e nell’economia sociale, senza contare il nuovo servizio civile, che rappresenta un’opportunità unica di formazione all’impegno di cittadinanza.

Mi dice tre parole, tre concetti per lei importanti che ha tirato fuori dal mucchio e da cui parte per questa nuova avventura?

Una gliel’ho già detta: intergenerazionalità e scommessa sui giovani; le altre due sono welfare e sviluppo sostenibile. Il primo si innoverà solo a partire dalla convergenza di obiettivi e di priorità da parte di tutto il terzo settore, che è chiamato a investire proprie risorse e competenze lasciando da parte vecchi steccati. Il secondo si raggiungerà se, a partire dalle tante esperienze di cooperazione sociale vincenti, non rimarremo ancorati ai modelli che non funzionano e guarderemo avanti: penso alle start up sociali, a modelli innovativi di produzione di bene comune. Le sfide sono tante, ma se saremo uniti possiamo vincerle.

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