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5 per mille 2015, in calo per la prima volta le preferenze alle onlus

19 Aprile Apr 2017 1709 19 aprile 2017
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I contribuenti che hanno destinato parte delle imposte a fini sociali nel 2015 sono meno di 16,3 milioni contro i 16,6 milioni del 2014. E per la prima volta anche l'elenco del volontariato perde consensi (-3,3%), soprattutto tra le grandi organizzazioni, che vedono i firmatari crollare di quasi 140mila unità. Un segnale di allarme da non sottovalutare

5 per mille del 2015 il giorno dopo. Ieri l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato i dati di questa annualità, e oggi a bocce ferme partono i primi commenti. Come si può notare da alcune analisi (citiamo tra le altre quella di Mario Consorti e di Carlo Mazzini) emerge il trend discendente nel numero di contribuenti che firmano per il 5 per mille. Le preferenze complessive continuano a diminuire: 16.297.009 contro le 16.640.008 del 2014, e gli enti che si iscrivono alle liste per beneficiare del contributo aumentano (54.843 contro i 53.461 del 2014). Inoltre – ed è la prima volta che accade - anche il settore delle onlus, prima inattaccabile, comincia a subire i primi cali.

Ma ecco i dati. Il settore della ricerca scientifica perde il 4,1% di firmatari, quello del volontariato il 3,3%, e anche se i Comuni guadagnano quasi il 5% e le associazioni sportive il 2,7%, il dato generale parla chiaro: -2,1% di firmatari dal 2014 al 2015. Passando alle somme raccolte, il dato generale parla di un -0,9% dato da una media tra i valori negativi di volontariato e ricerca scientifica (rispettivamente -2,1% e -3%) e quelli positivi di ricerca sanitaria (+6,8%), Comuni (+2,8) e sportive (+2,5). La differenza di percentuale (l’importo totale diminuisce di meno rispetto ai sottoscrittori) è data dall’aumento complessivo delle imposte.

Resta il segnale per il non profit: il 5 per mille è uno strumento potente, ma non infinito e non scontato. Le ragioni dei segnali di disaffezione possono essere tante, e ciascuna organizzazione potrà sbizzarrirsi a cercare la sua. Certo è che una maggiore attenzione a questo strumento andrà prestata da subito, soprattutto da quegli enti che in passato erano abituati a exploit importanti. «La crescita di questi anni è stata determinata dalle grandi organizzazioni, che hanno investito e trascinato le altre influenzandone strategie e modo di comunicare», nota Mario Consorti, presidente di NP Solutions. «Oggi queste grandi organizzazioni vedono generalmente un decremento di preferenze, e sono proprio le prime 20 che perdono 138.761 preferenze (il 40% della perdita complessiva), in un contesto economico essenzialmente stabile, quindi con numero di contribuenti costante».

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