Il caso

Turchia: Appello delle ong italiane per la libertà di Del Grande e la difesa dei diritti umani

19 Aprile Apr 2017 1552 19 aprile 2017

Appello all'UE e all'Italia dell'Associazione delle ong italiane (AOI) che esprime profonda preoccupazione per le conseguenze dello svolgimento e dei risultati del voto referendario in Turchia. In un contesto politico molto teso, AOI ritiene "pericolosa e preoccupante la situazione del blogger e documentarista Gabriele Del Grande", ancora trattenuto dal 10 aprile scorso dalle autorità turche in un centro di detenzione amministrativa.

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Turchia Erdogan Mc Grath Getty
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Appello all'UE e all'Italia dell'Associazione delle ong italiane (AOI) che esprime profonda preoccupazione per le conseguenze dello svolgimento e dei risultati del voto referendario in Turchia. In un contesto politico molto teso, AOI ritiene "pericolosa e preoccupante la situazione del blogger e documentarista Gabriele Del Grande", ancora trattenuto dal 10 aprile scorso dalle autorità turche in un centro di detenzione amministrativa.

AOI esprime profonda preoccupazione per le conseguenze dello svolgimento e dei risultati del voto referendario in Turchia. L’allarme lanciato dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), sul “mancato rispetto degli standard democratici e delle norme del Consiglio d’Europa nell’esercizio del voto”, lasciano una pesante ombra sullo svolgimento regolare delle consultazioni.

Il verdetto dell’OSCE è durissimo: “violazioni che contravvengono agli standard OSCE, a quelli europei e agli obblighi internazionali sulla libertà e l’equità del voto.”

L’esito del voto concentra ancora più poteri nelle mani del Presidente Erdogan, accelerando la deriva autoritaria scaturita con la repressione del tentato golpe del 15 luglio scorso.

Deriva che:

  • da un lato ha colpito le opposizioni interne, riducendo le libertà politiche durante la campagna referendaria “sulla base dello stato di emergenza”, come ha ricordato Tana de Zulueta, Presidente della Commissione OSCE che ha monitorato le operazioni di voto;
  • dall’altro ha irrigidito i controlli nei confronti di giornalisti e reporter, anche stranieri.

Molte sono le organizzazioni socie di AOI impegnate da tempo a sostegno della popolazione civile, delle forze democratiche e dei media turchi che subiscono violazioni dei principali diritti, e attive anche nell’aiuto umanitario ai confini con la Siria ai profughi e al popolo curdo in pericolo.

In questo contesto è ritenuta assai pericolosa e preoccupante la situazione del blogger e documentarista Gabriele Del Grande, ancora trattenuto dal 10 aprile scorso dalle autorità turche in un centro di detenzione amministrativa. Ieri gli è stato concesso dopo varie richieste di chiamare la compagna, affermando che sue le condizioni di salute sono buone, ma le autorità turche non rispettano i suoi diritti, non ha notizie della durata del fermo e non gli è permesso di nominare un avvocato. Ha confermato che la natura della detenzione è collegata ad imputazioni legate al suo lavoro di giornalista e documentarista. Perciò da ieri ha iniziato lo sciopero della fame.

Silvia Stilli, portavoce di AOI, dichiara: “Oggi come società civile impegnata per i diritti e la solidarietà internazionale non vogliamo lasciare sola la metà della Turchia che nonostante tutto si batte contro la deriva antidemocratica e per i valori di libertà, laicità e convivenza pacifica .Il risultato del referendum, che presenta un Paese profondamente diviso, deve impegnare le Nazioni Unite e le istituzioni democratiche europee a pretendere che in Turchia cessino detenzioni, licenziamenti e processi per motivi politici in violazione dei più basilari diritti umani e di cittadinanza. L’Europa non può rinunciare al suo ruolo politico per mantenere con questo Governo turco un accordo sui migranti che ancor più oggi contrasta con i diritti umani più elementari. Chiedo con forza al Governo italiano di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per garantire l’immediato rimpatrio di Gabriele Del Grande: come soggetti solidali e difensori dei diritti non siamo disposti a tollerare oltre questa detenzione.”

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