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La valutazione d’impatto nel Piano Sociale della Regione Lazio

5 Maggio Mag 2017 1620 05 maggio 2017
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L'amministrazione ne ha adottato uno per il prossimo triennio. Così da poter misurare le ricadute che l’attività di enti e organizzazioni ha non solo nei settori in cui operano, ma anche al di fuori di essi

«La valutazione d’impatto sociale è finalizzata alla ricostruzione, alla misurazione e alla stima degli effetti positivi o meno, attesi o inattesi, di un programma o di un progetto, rispetto ai beneficiari diretti e, in generale, alla platea dei portatori di interesse – in primo luogo rinvenibili sul territorio. L’impatto sociale è una ricaduta generata da pressoché tutte le organizzazioni, siano esse pubbliche o private, profit o non profit e così via. Ciò significa che le attività realizzate da un’organizzazione non sono mai circoscrivibili e limitabili ma riverberano i loro effetti ad ampio spettro, come accade per la goccia che colpisce lo specchio dell’acqua e irraggia la propria azione su un’ampia superficie, non solo sul punto colpito. Le organizzazioni mirano dunque a perseguire il loro scopo (mandato), ma ciò ha conseguenze ben più ampie di quelle programmate in modo puntuale. Così, l’impatto diventa “sociale” perché investe più sfere del vivere, più portatori di interesse, più soggetti (persone o altre organizzazioni)».

Così anche la Regione Lazio sembra prendere coscienza in merito all’importanza di prevedere metodi di misurazione delle ricadute che l’attività di enti e organizzazioni ha non solo nei settori in cui operano, ma anche al di fuori di essi: il testo sopra riportato (scaricabile in allegato in forma integrale) è tratto dal Piano Sociale che l’amministrazione ha elaborato per il prossimo triennio, dichiaratamente orientato alla costruzione di processi di programmazione più efficaci delle politiche sociali nel loro complesso.

In tal senso la valutazione di impatto deve costruire un “giudizio valutativo partecipato” attraverso lo svolgimento di un piano di ricerca che necessita di una pluralità di fonti da cui raccogliere i dati da tradurre in informazioni e non può prescindere dal contributo degli stakeholder per il lavoro di “traduzione” dei dati in informazioni valutative.

Questo metodo ha valenza interna alle organizzazioni, per poter stilare un’adeguata programmazione, ed esterna ad esse, per poter stimare la propria capacità di incidere. Tutto ciò si deve realizzare con il coinvolgimento dei portatori di interesse, sia a livello dei singoli, delle comunità o dell’intera società, a seconda della portata dell’organizzazione, tenendo conto in buona misura anche del contesto in cui questa opera. Se la rilevazione della valutazione di impatto può avvenire tramite l’impiego di specifici misuratori, la sua interpretazione, come si diceva, ha invece bisogno di una lettura partecipata e condivisa.

La Regione Lazio ha individuato alcune specifiche dimensioni da tenere conto nell’effettuare l’attività di valutazione. Si tratta dell’esemplarità e trasferibilità degli interventi, della loro Integrazione con le politiche pubbliche del territorio di riferimento, la capacità di sviluppare relazionalità associativa sia sul territorio che individuale, la trasformazione esercitata sui bisogni individuati, la rilevanza della comunicazione sociale che li accompagna, i diritti individuali previsti dentro le organizzazioni, oltre alla partecipazione nella gestione delle attività.

Queste aree valutative denotano un forte interesse nei confronti non solo degli outcome realizzati, ma anche delle modalità con cui vengono raggiunti, considerando la gestione interna dell’organizzazione alla stregua delle attività esterne, ponendo così un forte accento anche sulla responsabilità di condotta dell’ente.

Tale impostazione rientra nell’idea che il Piano sia espressione di un “welfare plurale”, centrato sulla collaborazione tra soggetti molteplici, in le istituzioni si fanno garanti dei diritti di tutti, “assicurando prestazioni qualificate, efficaci e appropriate anche nel rispetto di un “lavoro buono””.

La valutazione di impatto sociale diventa così non solo utile per esaminare l’attività esterne delle organizzazioni, ma anche il loro esercizio interno, ambito che ricade negli “effetti indiretti” dell’impatto prodotto.

Non a caso la programmazione regionale del Piano intende deliberatamente “rafforzare la connessione dei servizi socioassistenziali con la formazione, il lavoro e in generale con il mondo produttivo, in un’ottica di welfare generativo e di empowerment personale e comunitario, in grado di prevenire e contrastare i rischi dell’intrappolamento nella povertà e nei circuiti assistenzialistici”: come a dire, che “Prendersi cura, un bene comune” non è solo il titolo del documento, ma anche un intento della Regione nei confronti certamente del target di riferimento, ma anche del resto della comunità e di tutti gli operatori coinvolti.

Trattandosi poi di un piano con scadenza triennale, i cui risultati devono dunque prodursi in questo lasso temporale, la previsione di metodi di valutazione di impatto è irrinunciabile affinché tutto ciò non si traduca in un mero “libro dei sogni”, né in “un semplice e generico elenco di buone intenzioni”.