Migranti

Maryam e il suo bambino: cronaca di uno sbarco

8 Maggio Mag 2017 1620 08 maggio 2017

Ad Augusta in questo fine settimana dalla nave Gregoretti della Guardia Costiera sono scesi 985 migranti. Fra loro anche una ragazza nigeriana di 27 anni. «È stata compressa per l’eccessivo numero di persone a bordo e così ha perso la sua piccola: appena arrivata non ha detto nulla ai medici e ha abortito», ci racconta il sostituto commissario Carlo Parini alla guida del Gicic (Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina) della Procura di Siracusa

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Sbarco 7 Maggio Augusta 1
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Ad Augusta in questo fine settimana dalla nave Gregoretti della Guardia Costiera sono scesi 985 migranti. Fra loro anche una ragazza nigeriana di 27 anni. «È stata compressa per l’eccessivo numero di persone a bordo e così ha perso la sua piccola: appena arrivata non ha detto nulla ai medici e ha abortito», ci racconta il sostituto commissario Carlo Parini alla guida del Gicic (Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina) della Procura di Siracusa

Maryam, una giovane nigeriana di 27 anni, è stata la prima dei 985 migranti a sbarcare ieri dalla nave Gregoretti della Guardia Costiera al porto di Augusta. Chi frequenta gli sbarchi, sa che a scendere per primo dalla nave è chi ha bisogno di cure immediate. Maryam, il nome è di fantasia, portava con sé un feto morto tra i cinque e i sei mesi, avvolto in una delle tante coperte isotermiche dorate utilizzate dai migranti durante i soccorsi.

«Dopo essere stata soccorsa dagli uomini della Guardia Costiera è andata di nascosto in bagno, non dicendo nulla ai medici presenti e ha abortito. Durante la traversata sul barcone la giovane incinta probabilmente è stata compressa per l’eccessivo numero di persone a bordo e così ha perso la sua piccola», racconta il sostituto commissario Carlo Parini alla guida del Gicic (Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina) della Procura di Siracusa. «Si vergognava, per questo ha voluto farlo di nascosto», raccontano gli operatori dell’Unhcr presenti sul molo insieme ai volontari della Croce Rossa e ai medici del Cisom.

In una giornata di pieno sole e tra l’odore di zolfo che pervade l’aria e impregna i vestiti, il piccolo feto di sei mesi avvolto in un leggero telo d’alluminio dalla madre è l’immagine più drammatica in un weekend che ha segnato un nuovo boom di arrivi nelle nostre coste: 6mila le persone soccorse, 3.150 i migranti già sbarcati. In Calabria, a Vibo Valentia, la nave Vos Hestia di Save The Children ha portato in salvo 528 migranti, mentre la nave Acquarius di Medici senza frontiere è approdata a Reggio Calabria con 731 migranti. In Sicilia tra Messina, Pozzallo e il maxi sbarco di Augusta ne sono arrivati quasi 2mila.


A Pozzallo, nel Ragusano, un gruppo di migranti ha raccontato agli investigatori della Squadra Mobile di essere sopravvissuti a un naufragio in cui sono morte 80 persone. Nel gommone in cui viaggiavano erano in 120, dopo essersi ribaltato, solo 40 di loro sono riusciti ad aggrapparsi al natante della nave mercantile Alexander Maersk, la prima a raggiungere la zona del naufragio. Ottanta morti che si aggiungono ai 113 dispersi al largo di Az Zawihyah secondo le testimonianze raccolte da Oim in Libia.

Maryam è ricoverata all’ospedale di Lentini, mentre dalla Gregoretti continuano a scendere donne e bambini per uno sbarco che terminerà solo in tarda serata. «Donna, bambino, donna, bambino, donna, uomo, uomo», è il ritornello insistente degli uomini della Guardia Costiera impegnati delle operazioni di sbarco. I minori sono circa 60, tra cui dieci neonati che scendono tra le braccia dei loro papà per raggiungere la tenda della Croce Rossa dove si trovano 32 donne in stato di gravidanza tra le 155 sbarcate insieme a 800 uomini, quasi tutti provenienti dall’Africa subsahariana e soccorsi complessivamente da cinque gommoni e tre barconi.

I migranti disposti in fila raggiungono la tendopoli allestita nel porto dove passeranno la notte in attesa di conoscere la loro prossima destinazione.

Qui i bambini del maxi sbarco giocano tra gli scivoli e le altalene messe a disposizione dalla Prefettura di Siracusa e dalla fondazione Inda che proprio sabato ha dato il via al cinquantatreesimo ciclo di rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa. Fino a qualche anno fa per giocare realizzavano dei palloncini gonfiando dei guanti di plastica. Ora si rincorrono tra casette e tricicli, sembrano felici.

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