Welfare in Azione

A Gallarate si va a scuola di imprenditoria

14 Maggio Mag 2017 1659 14 maggio 2017

Lanciato in una scuola superiore del paese un programma di educazione alla creazione del lavoro, tenuto da giovani imprenditori e startupper

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Lanciato in una scuola superiore del paese un programma di educazione alla creazione del lavoro, tenuto da giovani imprenditori e startupper

L’imprenditoria entra a scuola e questa volta a salire in cattedra sono startupper e fondatori di nuove aziende. Succede a Gallarate dove, nell’ambito di Revolutionary Road, il progetto sostenuto dal bando “Welfare di comunità” di Fondazione Cariplo, è stata stretta una partnership tra il liceo scientifico del paese e un gruppo di giovani imprenditori della zona, per educare fin da giovanissimi i ragazzi all’autoimprenditorialità.

“Tra le azioni chiave di Revolutionary Road c’è l’intenzione di diffondere e amplificare la cultura del lavoro creato e della creazione di lavoro”, spiega Cristina Rizzelli, dell’Associazione Italiana Incontri e Studi sullo Sviluppo Locale, responsabile dell’azione di Revolutionary Road rivolta all’occupazione. “Per fare questo è stato attivato un percorso che ha visto i giovani imprenditori del territorio entrare nella rete di Revolutionary Road, qui hanno raccontato la propria storia di impresa e si sono resi disponibili a diventare tutor per chi è interessato a intraprendere la propria avventura imprenditoriale”. Un impegno che però non si è fermato qui. “La cosa interessante è che siamo riusciti a portare il contributo dei giovani imprenditori anche a scuola. Dopo una convenzione con il liceo scientifico di Gallarate, infatti, nell'ambito dell'alternanza scuola lavoro, abbiamo lavorato per 10 giorni con due classi terze, focalizzandoci sull’idea di impresa.” Continua Cristina Rizzelli. “I ragazzi hanno intervistato gli imprenditori, hanno lavorato sulle loro storie e idee, arrivando anche ad immaginare possibili sviluppi per le loro iniziative imprenditoriali.

Diversissimi i profili dei professionisti coinvolti. Daniele Somenzi, under 30, laureato in psicologia dello sviluppo e dei processi educativi, ha fondato un servizio di sostegno alle famiglie con bambini affetti da disturbi dell’apprendimento, un’idea nata sui banchi dell’università. “Sono sempre stato educatore in oratorio e ad un certo punto una mamma mi ha chiesto di seguire suo figlio che aveva un disturbo specifico dell’apprendimento, con diagnosi di dislessia.” Spiega Daniele. “Volevo fare un lavoro che non fosse semplicemente legato ai compiti, anche se era il tipo di aiuto che mi veniva richiesto, ma che fosse basato sull’utilizzo delle modalità degli specialisti applicate alle attività di tutti i giorni, in modo da aiutare il bambino a sviluppare delle competenze legate allo studio ed all’apprendimento, vivendole da subito come utili."

È così che, su suggerimento di un professore, Daniele ha aperto un dialogo con gli insegnati del suo primo pupillo e con il servizio di neuropsichiatria di riferimento, scoprendo che l’esigenza di un servizio di supporto ai bambini con disturbi specifici dell’apprendimento, basato su un approccio più ampio, era un’esigenza molto diffusa. “Ho quindi pensato di costituire un gruppo di lavoro, con alcuni amici sia dell’università che dell’oratorio: eravamo in cinque, avevamo due aule che ci venivano messe a disposizione gratuitamente e dove abbiamo allestito un piccolo laboratorio di computer.” Oggi i ragazzi seguiti sono 200 e gli educatori 25, mentre la proposta si è arricchita di diversi servizi, includendo anche attività di doposcuola a laboratori per ragazzi di età diversa, da bambini delle elementari a studenti delle superiori.

È stata creata da un neolaureato anche Siamo Creativi, un’agenzia di comunicazione nata nel 2013 dall’idea di Matteo Vada, “Lavoravo in un’agenzia come partita Iva subordinata e lì ho conosciuto i miei due soci.” Spiega. “Nell’agenzia in cui lavoravamo spesso ci trovavamo in disaccordo con quelle che erano le idee di gestione dei clienti e sentivamo di poter fare molto di più. Unito a questo c’era una condizione contrattuale sicuramente non idonea, eravamo partite IVA subordinate (questo ci consentiva comunque di avere già un piccolo giro di clienti nostri, personali). Per cui anche se con un sacco di difficoltà abbiamo provato ad intraprendere la strada dell’autonomia.” Una sfida importante perché, come Matteo Vada ha raccontato ai ragazzi, partire da zero significa doversi costruire la propria credibilità, guadagnandosi la fiducia dei clienti sul campo e fare i conti con una burocrazia complicata che non sempre agevola chi vuole mettersi in proprio. Tanti sacrifici insomma, ma anche tante soddisfazioni. “I primi segnali davvero positivi li abbiamo avuti quando sono arrivati i primi clienti importanti, grossi.” Oggi i dipendenti di Siamo Creativi sono 10 e i clienti 67.

“Nel corso di questi mesi giovani Imprenditori hanno raccontato il loro percorso e messo a disposizione della comunità le loro storie imprenditoriali.” Spiega Cristina Rizzelli, sottolineando che, grazie a questa condivisione, gli studenti hanno avuto accesso ad una nuova finestra su quello che potrebbe essere il proprio futuro. “Gli studenti non si sono limitati ad ascoltare i racconti dei giovani imprenditori, ma hanno dimostrato con il loro interesse, di volere attivamente partecipare e comprendere cosa significa creare il proprio lavoro.” Hanno toccato con mano che, nonostante le difficoltà, mettersi in proprio è una sfida che si può vincere.

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