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Maugeri, la ricetta benefit della nuova Spa

16 Maggio Mag 2017 1759 16 maggio 2017
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Una delle best practice sul numero del Magazine in distribuzione per raccontare chi dà risposte concrete a bisogni sanitari che fino ad oggi sono in larga misura rimasti orfani. Gli istituti della Fondazione puntano sulla completezza della cura facendosi carico di servizi al di fuori di quanto previsto dal Sistema sanitario nazionale

È la più grande benefit corporation italiana, la nuova Maugeri. Nata dall’omonima Fondazione, che le ha trasferito 18 istituti in sei regioni italiane e 3.600 dipendenti, fra cui 650 medici, la Istituti Clinici Scientifici Maugeri Spa, così si chiama adesso, ha infatti assunto il profilo di Società Benefit. «Si tratta della scelta di contemperare la finalità economica con la finalità di interesse pubblico», dice Paolo Migliavacca, direttore generale.

Paolo Migliavacca

L’interesse pubblico alla completezza della cura, considerando i bisogni del paziente come prioritari, significa anche farsi carico di servizi al di fuori di quanto previsto dal Sistema sanitario nazionale. Come a Mistretta, nel messinese, dove la Maugeri si occupa di Sla dal 2006: graziosa cittadina sui Nebrodi, qui arrivano anche dalla lontana Palermo per farsi curare. «Siamo uno dei centri regionali di riferimento per la Sla dal 2012», spiega il neurologo che lo dirige, Paolo Volanti. Un centinaio di pazienti all’anno seguiti, «con presa in carico multisciplinare», significa che ogni malato viene visto ogni due o tre mesi, da tutti gli specialisti di cui il decorso di questa forma di sclerosi rende necessario l’intervento: dal neurologo, al pneumologo, fino al logopedista, perché, spiega Volanti, «sono da valutare tutte le funzioni, dalla deglutizione a quella motoria, dalla nutrizione a quella psicologica».

Il servizio sanitario regionale, però, riconosce solo i pazienti ricoverati e
non le attività ambulatoriali: «Perché
la convenzione con l’Azienda sanitaria provinciale — Asp, allo stato, prevede solo le degenze. Noi, però, non possiamo certo smettere di occuparci dei nostri pazienti una volta dimessi: la rapidità del decorso, in alcuni, è tale che, due mesi di attesa per una visita da un pneumolgo, per esempio, possono significare una tracheostomia anziché una maschera a ossigeno».

Una situazione che non spinge Maugeri a ridurre l’impegno, anzi sta per partire, nell’Istituto di Sciacca in provincia di Agrigento, uno sportello «che si prenda in carico degenti colpiti dalle gravi cerebrolesioni acquisite, che sono in coma o in stato vegetativo presso la nostra Unità Risvegli e, soprattutto, dei loro familiari», dice Volanti. Uno sportello di consulenza legale che dia ai familiari un quadro dei loro diritti, una conoscenza dei servizi sociali e sanitari a cui possano rivolgersi dopo la dimissione.

Organizzare il servizio attorno alle esigenze del malato significa per esempio accogliere pazienti con gravi complicanze, che richiedono molti trattamenti
non previsti dai Livelli essenziali
di assistenza. Piero Ceriana, che all’Irccs Maugeri di Pavia dirige la Pneumologia riabilitativa, con annesso reparto di terapia subintensiva, dove vengono ricoverati pazienti che richiedono l’ausilio indispensabile di macchine e monitoraggio su
24 ore, racconta che circa 60-70 pazienti all’anno, sui 600 complessivi, presentano quadri clinici davvero complessi: «Vengono direttamente dalle terapie intensive, dopo interventi cardiochirurgici importanti, e hanno una compromissione respiratoria, magari per contemporanea presenza di patologie di altro tipo». Malati
che richiedono un approccio di più specialisti e attrezzature specifiche.


A Pavia, per esempio, sono in grado
di studiare la meccanica respiratoria di un paziente che è stato staccato
da un ventilatore, “svezzato” si
dice, e lo fanno con una macchina 
ad hoc, progettata dal loro reparto
di bioingegneria, con un software proprietario. «Abbiamo risultati molto più attendibili di una semplice spirometria, che consiste nel far soffiare il malato in un tubo», osserva il primario. Un macchinario e una prestazione che non sono inseriti nel nomenclatore regionale, l’elenco delle prestazioni mediche convenzionate, per i 700 euro che ogni applicazione richiederebbe.


Nelle cliniche della Maugeri lavorano 3600 dipendenti, fra cui 650 medici

All’Irccs di Milano una situazione analoga si verifica con le cosiddette «cure sub-acute, quelle a valle di
un episodio acuto per il quale una persona è stata ricoverata», spiega Laura Dalla Vecchia, direttore dell’Istituto insieme all’Irccs Maugeri di Lissone. Anche qui, all’Unità operativa Sub-acuti, il problema è la pluripatolgia: «Sono pazienti fragili, spesso anziani, che hanno bisogno dell’internista, del diabetologo, del geriatra, del fisioterapista: di tutto quello che è necessario per tirarli fuori da letto». Dalla Vecchia cita una ricerca, in via di pubblicazione, sugli esiti della riabilitazione del suo istituto, comparati a quelli di uno, omologo, della Val Trompia, nel Bresciano, dove viene applicato un numero ridotto di specialità: «Gli outcomes sono chiari», dice, «fatta 100 l’autonomia del paziente, chi esce da quell’approccio riabilitativo arriva a raggiungere i 50, mentre i nostri, magari arrivati con 30 punti, tornano a casa a quota 100».

Essere benefit significa curare questi pazienti sub-acuti, per 150-190 euro 
al giorno, a volte perfino insufficienti a coprire la terapia antibiotica di cui hanno bisogno all’inizio. All’Irccs Maugeri di Cassano Murge (Bari), la psicologa Maria Teresa Angelillo segue particolarmente l’Unità Risvegli, dove vengono ricoverati pazienti colpiti da traumi improvvisi, come gli incidenti stradali, o di altre lesioni cerebrali. «Vite e famiglie che, dall’oggi al domani, cambiano drammaticamente», racconta.

Angelillo è un professionista sui generis, perché da anni collabora volontariamente con l’Associazione Risvegli che, in Puglia, segue appunto le famiglie di persone in coma o in stato di minima coscienza. Angelillo rappresenta personalmente la collaborazione col volontariato e il non profit, che in Maugeri si pratica come metodo. «Il mio lavoro», racconta, «è quello di occuparmi anche dei caregiver: dal momento in cui arrivano, cerco di far loro capire quello che sta succedendo. Cambia tutto in un quarto d’ora: non hanno casa qui, si devono spostare e magari non guidano. E spesso faticano ad accettare la situazione». Anche per
la struttura pugliese, parlare di costi serve a “pesare” l’approccio benefit: questi pazienti, gravissimi, vengo rimborsati con quasi 400 euro al giorno, per quattro mesi al massimo di cure neuromotorie molto intese.

Tornando a Nord, a Veruno (Novara), all’omonimo Irccs Maugeri, la misura dell’esser benefit la dà Chiara Gattoni, assistente sociale. «Nei colloqui
con i pazienti ricoverati», racconta, «verifico la condizione della famiglia e capisco la possibilità di rientro al domicilio. E mi raccordo col medico perché la dimissione non avvenga quando familiari o i servizi sociali non siano pronti».

A Veruno hanno portato in ospedale il patronato Inas-Cisl e la Gattoni provvede a far studiare la situazione lavorativa e previdenziale dei pazienti, per capire se ci sono percorsi di invalidità attivabili. Di nuovo a Pavia, ma stavolta nella Breast Unit, che opera ogni anno quasi 500 donne per cancro alla mammella: qui il primario, Fabio Corsi, ha voluto una collaborazione con l’Associazione donne operate al seno — Andos: nel dopo intervento chi dovrà sottoporsi a chemioterapia, potrà disporre, di parrucche di ottima qualità. Gratuitamente.

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