Attivismo

I disabili: «Basta tabù, il sesso è un diritto»

19 Maggio Mag 2017 1240 19 maggio 2017

L’Anmil, con i suoi 400mila soci, uno dei più importanti network del mondo della disabilità, lancia la sua campagna: «Una legge entro la fine dell’anno»

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L’Anmil, con i suoi 400mila soci, uno dei più importanti network del mondo della disabilità, lancia la sua campagna: «Una legge entro la fine dell’anno»

«È ormai evidente che anche le persone con gravi disabilità hanno normali esigenze affettive e sessuali, ma troppe volte sono impedite proprio dalla loro condizione o dal pregiudizio che ancora ammanta la nostra società». Questo è uno dei passaggi del manifesto della campagna sull’Assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità dei disabili a cui la Fondazione “Sosteniamoli subito” di Anmil dedicherà l’intero 2017 avvalendosi anche del supporto di un big della comunicazione come Oliviero Toscani. Una scelta importante, non era infatti scontato allineare una realtà che conta 400mila iscritti su un tema del genere.

«L’obiettivo è di portare a casa una norma che regolamenti la figura dell’assistente sessuale», spiega Bruno Galvani presidente della Fondazione. «Essendo la sessualità uno dei modi essenziali di espressione della persona umana, il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l’articolo 2 impone di garantire». A stabilirlo, ormai una trentina di anni fa, è stata la Corte Costituzionale. Un pronunciamento caduto nel vuoto.

Attualmente nei cassetti parlamentari stanno ammuffendo due disegni di legge in materia, sostanzialmente sovrapponibili: in Senato il numero 1442 presentato l’11 settembre 2014 da Sergio Lo Giudice (Pd) e alla Camera il numero 1443 presentato l’11 novembre dello scorso anno da Elvira Savino (Forza Italia). «Entro la fine dell’anno vogliamo avere risposte, altrimenti siamo pronti a mettere in atto anche azioni eclatanti di disobbedienza civile: così non si può più andare avanti». In Italia i disabili sono 4 milioni. «Ogni persona è diversa da un’altra», interviene Galvani, «ci sono gradi e tipologie di disabilità talmente differenti che ogni caso fa storia a sé: i tetraplegici o gli amputati sono una cosa, gli allettati un’altra, gli psichiatrici un’altra ancora».

Ma come è affrontata oggi la sessualità dei disabili? «Molto è a carico dei familiari e in particolare delle donne, le mamme e le sorelle, oppure si ricorre alla prostituzione, inutile negarlo». E proprio la paura, tutta politica, di liberalizzare in qualche misura il mercato dello lucciole secondo molti è la zavorra che impedisce il decollo dell’iter legislativo. «Non nascondo che ci possano essere difficoltà a livello regolamentare», ragiona Galvani, «e in effetti i Paesi in cui esiste una norma sugli assistenti sessuali, penso all’Austria, alla Svizzera, ma anche all’Olanda, sono quelli in cui le leggi sulla prostituzione sono meno restrittive, ma questo non può essere un alibi per negare un diritto».

«Ritengo che sia assolutamente ingiusto che madri di 80 anni siano costrette alla masturbazione di figli di 50 con disabilità mentale. Non possono esistere donne che vivono questa violenza per la sola colpa di essere madri. Il 65% degli uomini con ritardo mentale usufruisce della prostituzione, ma sempre di nascosto. Le donne con disabilità psichica, che vivono all'interno di strutture, spesso entrano in intima complicità con le compagne», aggiunge la deputata democratica Ileana Argentin in un colloquio con Luce Tommasi pubblicato sul sito di Anmil.

Del resto l’assistente sessuale dovrebbe rispondere a dei requisiti ben precisi, che nulla avrebbero a che vedere con l’attività di prostituzione. «Per esempio dovrebbe essere formato per relazionarsi nel modo corretto con utenti disabili ed essere iscritto a un albo». E i costi? «Le proposte di legge prevedono che il pagamento sia a carico del fruitore del servizio e non dello Stato», risponde Galvani, «certo è che se i love givers entrassero nei livelli essenziali di assistenza, il quadro cambierebbe. Ma per ora accontentiamoci di fare un passo alla volta».

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