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Sacra Famiglia, l’innovazione fa breccia nell’autismo

22 Maggio Mag 2017 1550 22 maggio 2017
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I servizi per l’autismo della Fondazione, che seguono il modello Superability, sono molto variegati. Il motivo? «Non esiste un solo tipo di autismo, ma uno spettro autistico, che è ampio: si va da condizioni associate a gravi disabilità intellettive, ad altre caratterizzate da un’intelligenza altissima ma monosettoriale», spiega il direttore Lucio Moderato

«In un mondo che corre all’impazzata, le persone autistiche ci insegnano a riscoprire il valore della lentezza. Perché la loro vita può migliorare, e anche di molto, ma ci vuole tempo». Quando parla dei suoi pazienti, c’è quella luce, negli occhi del professor Lucio Moderato, che ti fa capire che lui si sente un privilegiato ad occuparsi di loro e ad avere accesso al loro misterioso mondo, da oltre trent’anni.

Lucio Moderato

Psicologo e psicoterapeuta, Moderato è direttore dei “Servizi Innovativi per l’autismo” di Fondazione Sacra Famiglia a Cesano Boscone , oltre che docente all’Università Cattolica di Milano. Questi servizi innovativi sono basati sul modello creato dal professore, dal nome Superability, che si fonda su solide conoscenze. Un approccio globale e personalizzato alla persona con autismo, che ha lo scopo di rendere migliore la sua qualità di vita.

«Innanzitutto l’autismo non è una malattia, ma un disturbo generalizzato dello sviluppo», chiarisce Moderato. «Non esiste un solo tipo di autismo, ma uno spettro autistico, che è ampio: si va da condizioni associate a gravi disabilità intellettive, ad altre caratterizzate da un’intelligenza altissima ma monosettoriale. Anche Steve Jobs e Mozart pare avessero comportamenti autistici. A determinare l’autismo, sarebbero fattori sia ambientali sia genetici. Questi ultimi dipenderebbero dal modo in cui almeno sette geni interagiscono tra di loro. Basti pensare a quanta musica è stata scritta con set- te note, per capire quanti diversi tipi di autismo possono generarsi dall’interazione di sette geni».

I servizi per l’autismo di Sacra Famiglia, che seguono il modello Superability, sono molto variegati. Innanzitutto c’è il Counseling, ovvero un servizio di presa in carico globale della persona e della famiglia. Le figure professionali coinvolte sono psicologi ed educatori. Il servizio prevede per prima cosa la valutazione iniziale del paziente, da diversi punti di vista (comunicativo, relazionale, culturale, logico-deduttivo...). Subito dopo, si elabora un progetto educativo su misura, che coinvolge gli ambienti che di solito frequenta e le persone che lo circondano, in primis i famigliari, ma anche amici, compagni di classe e colleghi. Lo scopo è abilitare il soggetto a vivere la sua normale vita quotidiana, cioè dargli quante più abilità è possibile, perché più se ne hanno, meglio si vive. E qui sta la grande novità del modello, che non si approccia più al disturbo in modo assistenziale-curativo, ma esistenziale-pedagogico.

Alcuni interventi avvengono in ambulatorio, altri a domicilio, dove è fondamentale il ruolo dei familiari. «Spesso questi pazienti hanno un’intelligenza che funziona per immagini», spiega Moderato. «Così, per esempio, per aiutarli a svolgere un compito anche semplice, come lavarsi i denti, insegniamo ai genitori ad utilizzare le agende iconiche, cioè rappresentazioni fotografiche delle diverse fasi di un’operazione. Questi strumenti ci aiutano a rendere tutto molto organizzato e a scandire i tempi, perché tendenzialmente i soggetti autistici hanno bisogno di attività ben strutturate. Sì, ci vuole pazienza, per- ché la loro mente funziona, ma in modo diverso dal nostro. Spesso, con simpatia, paragono loro a delle damigiane e noi a delle botti. Una botte è facile riempirla, perché ha un’apertura ampia. Per riempire la damigiana, invece, bisogna essere bravi a prendendo bene la mira».

Oltre che a casa, gli operatori di Sacra Famiglia intervengono anche a scuola e/o sul luogo di lavoro. «Spieghiamo ad alunni e professori che cos’è l’autismo, per favorire l’integrazione dei nostri pazienti», continua Moderato. «Lo stesso avviene sul luogo di lavo- ro: gli autistici sono spesso grandi lavoratori, ma ipersensibili alle stimolazioni sensoriali. È importante creare condizioni idonee: a chi lavora in un luogo rumoroso, per esempio, può essere utile indossare delle cuffie con della musica». Fondamentali sono anche i laboratori di terapia occupazionale.



«Ne abbiamo otto, tra cui falegnameria, ceramica, giardinaggio, bigiotteria», spiega Gina Fiore, la responsabile dei laboratori e dei progetti innovativi per l’autismo. «Gli utenti che li frequentano, tra autistici e persone con altre disabilità, sono circa 300. Sotto la guida di istruttori, sviluppano competenze cognitive e abilità fino-motorie, potenziano le capacità relazionali lavorando in gruppo e imparano a contenere comportamenti di agitazione. I laboratori possono essere un trampolino di lancio verso il mondo del lavoro, grazie anche a protocolli d’intesa sottoscritti con cooperative di tipo B».

Paolo Pigni

Sacra Famiglia offre poi servizi di accoglienza residenziale (comunità alloggio) e semiresidenziale (centri diurni) per i soggetti più gravi. Collabora inoltre con associazioni e sportelli di fragilità sparsi sul territorio, mettendo a disposizione il suo metodo di lavoro.

«L’innovazione sociale del nostro modello sta nel fatto che non ci concentriamo solo sul paziente, ma consideriamo tutto quello che fa parte della sua quotidianità: dalla famiglia alla scuola, al lavoro», chiarisce Paolo Pigni, direttore generale di Fondazione Sacra Famiglia. «Cerchiamo cioè di intervenire sulla vita della persona a tutto tondo, per migliorarne la qualità. Un approccio globale e assolutamente vincente, che credo possa diventare un modello per risolvere tanti altri tipi di bisogni e di fragilità. E che trova spazio qui, a Sacra Famiglia, perché proprio qui, da 120 anni, ogni giorno, cerchiamo di dare risposte concrete e innovative alle persone che vengono a bussare alla nostra porta».

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