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Se la Riforma del Terzo settore chiede di fare valutazione

24 Maggio Mag 2017 1724 24 maggio 2017

L'intervento del direttore di Human Foundation: «Per le realtà del Terzo settore sostituire un’unità di valutazione può risultare un’attività complessa, in primo luogo per le implicazioni dirette sull’assetto dell’organizzazione. Al medesimo tempo è opportuno segnalare che l’innesco di un processo di accountability può risultare spesso laborioso, modificando profondamente il modus operandi dell’organizzazione»

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A Dynamo Camp5
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L'intervento del direttore di Human Foundation: «Per le realtà del Terzo settore sostituire un’unità di valutazione può risultare un’attività complessa, in primo luogo per le implicazioni dirette sull’assetto dell’organizzazione. Al medesimo tempo è opportuno segnalare che l’innesco di un processo di accountability può risultare spesso laborioso, modificando profondamente il modus operandi dell’organizzazione»

La recente approvazione (non ancora definitiva) in Consiglio dei Ministeri degli ultimi decreti previsti dalla Legge delega di riforma del Terzo Settore (quella sul servizio civile universale è già legge), aprirà nei mesi a venire una fase particolarmente interessante. Scorrendo gli articolati dei tre decreti, Impresa sociale, 5permille e Codice del Terzo settore, si può apprezzare lo sforzo fatto dal Legislatore per ricondurre in un quadro normativo di sistema, il complesso di norme, spesso poco coerenti, che hanno orientato negli ultimi trent’anni la vita delle organizzazioni del Terzo Settore. In attesa di raccogliere i pareri delle Commissioni di Camera e Senato, ciò che affiora è una decisa enfasi sull’accountability del settore, con ampi riferimenti ai temi della rendicontazione sociale, della valutazione e della trasparenza.

Se, come traspare dalle norme e dal dibattito che ha accompagnato la riforma, l’accountability sarà sempre più rilevante per il Terzo Settore, possiamo provare a tracciare alcune implicazioni di questo salto di paradigma, a partire dalla necessità di rafforzare il bagaglio di competenze delle organizzazioni per gestire i processi di analisi e rendicontazione sociale.

Innanzitutto sarebbe auspicabile che le organizzazioni ragionassero strategicamente nel dotarsi di competenze interne in una prospettiva di medio-lungo periodo. Nessuno, infatti, conosce il modello di intervento meglio di chi lavora all’interno di un’organizzazione, così come il contesto di intervento e gli stakeholder, diretti ed indiretti, coinvolti. Naturalmente, costituire un’unità di valutazione può risultare un’attività complessa, in primo luogo per le implicazioni dirette sull’assetto dell’organizzazione. Al medesimo tempo è opportuno segnalare che l’innesco di un processo di accountability può risultare spesso laborioso, modificando profondamente il modus operandi dell’organizzazione.

Per evitare che la rendicontazione sociale rappresenti un insormontabile ostacolo, diviene necessario immaginare una serie di azioni di accompagnamento che rendano questi processi meno onerosi e sostenibili nel lungo periodo. Uno degli strumenti di accompagnamento più importanti è, senza dubbio, la formazione. Spesso nelle organizzazioni vi sono competenze connesse con la ricerca sociale che ben si armonizzano con le metodologie di valutazione. In tal senso, possedendo un quadro di riferimento disciplinare legato alla ricerca, attraverso una didattica verticale si può colmare il gap di competenze, focalizzandosi su metodi e strumenti valutati.

Tra le diverse iniziative formative sulla valutazione, c’è da segnalare il modulo “Valutazione dell’impatto per l’innovazione sociale” all’interno di MEMIS – Master Economia, Management, Innovazione sociale, organizzato da Human Foundation e dall’Università Tor Vergata di Roma, che si terrà dal 6 all’8 luglio. Tra le diverse iniziative formative sulla valutazione, c’è da segnalare il modulo “Valutazione dell’impatto per l’innovazione sociale” all’interno di MEMIS – Master Economia, Management, Innovazione sociale, organizzato da Human Foundation e dall’Università Tor Vergata di Roma, che si terrà dal 6 all’8 luglio.

Il corso ha un approccio didattico frontale e pratico, proprio perché intende fornire strumenti concreti cui poter ricorrere in piena autonomia in campo professionale, accompagnati da docenti qualificati ed esperti del settore, capaci di mostrare l’applicazione di quanto illustrato nella teoria. Insieme alla valutazione dell’impatto, il MEMIS offre approfondimenti dedicati a modelli di sostenibilità, strumenti e pratiche per l’innovazione sociale, tutti aspetti rilevanti e in linea con il nuovo indirizzo fornito dal legislatore con la Riforma del Terzo Settore.

Per saperne di più è possibile visitare il sito www.mastermemis.it


In foto: un'immagine dei ragazzi ospiti a Dynamo Camp

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