Summit G7

Lia Quartapelle: “L’UE deve assumersi le sue responsabilità in Africa”

29 Maggio Mag 2017 1836 29 maggio 2017

“Darei un otto pieno alla diplomazia italiana”. Così Lia Quartapelle, capogruppo per il PD nella Commissione Esteri della Camera dei deputati, che indica in Trump il principale responsabile dei risultati deludenti del G7 di Taormina. “La nuova posizione degli USA è un campanello d’allarme. L’UE deve assumersi le sue responsabilità in Africa. Bene sulla parità di genere”.

  • ...
Lia Quartapelle VITA2
  • ...

“Darei un otto pieno alla diplomazia italiana”. Così Lia Quartapelle, capogruppo per il PD nella Commissione Esteri della Camera dei deputati, che indica in Trump il principale responsabile dei risultati deludenti del G7 di Taormina. “La nuova posizione degli USA è un campanello d’allarme. L’UE deve assumersi le sue responsabilità in Africa. Bene sulla parità di genere”.

Un documento di sintesi di appena sei pagine, tante divergenze e un accordo raggiunto soltanto sulla lotta contro il terrorismo. Per ActionAid Italia, “i leaders del G7 meritano cinque in pagella”. Di chi la colpa?

E’ evidente che il Vertice è stato reso molto difficile per via di posizioni molto distanti fra loro. Più in generale, è in corso un dibattito tra i leader del G7 su come bisogna affrontare la globalizzazione e purtroppo le ricette non sono convergenti. Credo altresì che ci sia una responsabilità seria di Donald Trump, che dagli atteggiamenti maleducati e sollipsistici che nel corso del Summit ha voluto marcare una presa di distanza netta con i suoi omologhi. Con il suo atteggiamento apertamente scontroso, se non provocatorio, a Taormina il presidente degli Stati Uniti ha voluto apertamente mostrare la sua volontà di non volersi sedere al tavolo per discutere con i propri pari. Ora il G7 è un foro che offre l’opportunità ai sette leader occidentali di confrontarsi su temi cruciali come il cambiamento climatico, le migrazioni, l’economia mondiale, la lotta contro la povertà e così via. Lo ha fatto non partecipando alla passeggiata tradizionale con gli altri leader, arrivando con un’ora di ritardo all’inizio della seconda giornata del Vertice, avendo un bilaterale molto teso con Angela Merkel anche per motivi pretestuosi, addirittura non ha voluto prendere una decisione sulla posizione degli Stati Uniti nei confronti del clima.

Che pagella da alla diplomazia italiana?

Le darei un otto pieno. La nostra diplomazia ha saputo organizzare un Vertice che poteva finire molto peggio. A Taormina, i leader del G7 hanno comunque adottato una dichiarazione congiunta, e non era scontato. I miei complimenti vanno ovviamente al premier Gentiloni, che ha dovuto negoziare su ogni parola del comunicato conclusivo, ma anche al suo staff tecnico, così come alle forze dell’ordine. Non possiamo certamente attribuire al corpo diplomatico italiano la colpa per un esito finale al di sotto delle aspettative. Tutto quello che si poteva fare è stato fatto, con grande professionalità. Purtroppo c’è stato un invitato che non aveva voglia di discutere con gli altri.

Attraverso attaggiamenti maleducati, Trump ha voluto marcare una presa di distanza netta con gli altri leader del G7.

Quanto le uscite della Cancelliera sugli esiti del G7 e il suo invito all’UE di andare avanti da sola senza gli Stati Uniti non servano in realtà i suoi interessi in vista del G20 che la Germania ospiterà a luglio e sulla sua agenda politica internazionale?

La dichiarazione della Merkel, che considero uno sprone molto giusto, è in realtà una riflessione sul futuro dell’Unione Europea. Oggi è sempre più evidente che per difendere certi valori, per mantenere un certo ordine internazionale, per fare in modo che si mantenga una certa idea di stabilità globale, serve un ruolo serio dell’Ue.

L’Italia puntava molto sulle migrazioni, l’Africa e la sicurezza alimentare, che dal Summit non escono rafforzati. Almeno non secondo la società civile. Al di là delle parole, cosa rimarrà del comunicato finale del G7?

L’Africa conferma di essere tornata al centro dell’attenzione del G7, mentre per le migrazioni mai nei Summit precendenti ci si era confrontato su questo tema con così grande franchezza, onestà e urgenza. Assieme al clima, con le migrazioni è emersa in modo chiaro la necessità per l’Ue di dotarsi di mezzi e strumenti molto più robusti rispetto a quelli messi finora in campo. Si deve lavorare invece di più sulla sicurezza alimentare, un pò scomparsa durante il Vertice. Non così invece il tema delle donne. L’accordo raggiunto sulla parità di genere come strumento per uscire dal declino economico e fortemente voluto dalla presidenza di turno italiana è da considerarsi un successo per il Summit di Taormina. E non sono soltanto parole campate per aria, è stata approvata una road map di azioni che ogni paese può implementare. Tutto questo verrà confermato durante la prima ministeriale sulle pari opportunità nella storia del G7 che si terrà a novembre, sempre a Taormina.

L’Africa conferma di essere tornata al centro dell’attenzione del G7, mentre per le migrazioni mai nei Summit precendenti ci si era confrontato su questo tema con così grande franchezza, onestà e urgenza.

Sulle migrazioni, la società civile ha puntato il dito contro un comunicato troppo incline alle sfide legate alla sicurezza. E’ un giudizio che condivide?

Non del tutto, credo invece che sia stato spazio e la volontà per collaborare assieme ai partner del G7, special modo quelli africani, con azioni comuni a favore dello sviluppo.

Che opportunità offre all’Italia e all’Ue il ripiegamento degli Stati Uniti dall’agenda politica internazionale sulla cooperazione allo sviluppo?

La nuova posizione degli Stati Uniti è un campanello d’allarme che dovrebbe risvegliare l’Unione Europea. Ci offre l’opportunità di assumerci una responsabilità in alcune aree che per noi sono vitali, in particolare nel continente africano, provando a non supplire laddove c’è un attore che fa politica di potenza, ma adottando una politica consensuale, che già sta al cuore del dibattito interno all’UE, ma che sempre di più dovrà affermarsi come strumento privilegiato di relazioni con i Paesi partner.

Contenuti correlati