Il caso

Veneto, Liguria e Lombardia contro il servizio civile universale

31 Maggio Mag 2017 1518 31 maggio 2017

Dopo Genova e Milano è arrivata oggi la delibera della giunta guidata da Luca Zaia: «Il decreto del Governo lede le prerogative e competenze delle Regioni». Una posizione che non condividono i maggiori enti nazionali aderenti alla Conferenza nazionale del servizio civile

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Dopo Genova e Milano è arrivata oggi la delibera della giunta guidata da Luca Zaia: «Il decreto del Governo lede le prerogative e competenze delle Regioni». Una posizione che non condividono i maggiori enti nazionali aderenti alla Conferenza nazionale del servizio civile

Non sono passati nemmeno due mesi dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto legislativo sul nuovo servizio civile universale e che tre regioni, tutte governate dal centrodestra, hanno impugnato il provvedimento per «lese prerogative e competenze delle Regioni», per usare le parole di Luca Zaia, presidente del Veneto, che si accoda così a Lombardia e Liguria. Tre gli articoli del decreto legislativo messi sotto la lente dei giudici costituzionali dalla Giunta regionale del Veneto (in allegato il testo della deliberazione):

  • la programmazione del servizio civile in piani triennali e annuali approvati dalla presidenza del Consiglio, senza il parere vincolante delle Regioni;
  • l’approvazione dei programmi di intervento del servizio civile senza prevedere una vera e propria “intesa” con le Regioni interessate;
  • l’aver affidato all’approvazione della presidenza del Consiglio l’attuazione dei programmi di servizio civile finanziati dalle Regioni: una disposizione, questa, che che secondo i ricorrenti risulterebbe lesiva dell’autonomia finanziaria di spesa riconosciuta alle Regioni dalla Costituzione (art. 119).

“Nel disciplinare il servizio civile universale – rileva Luca Zaia presidente della Regione Veneto – lo Stato non solo limita autonomia e poteri delle Regioni, arrivando a invadere ambiti di competenza concorrente, ma soprattutto lede il principio di leale collaborazione tra Stato e autonomie locali, sancito dall’articolo 120 della Carta Costituzionale. La buona pianificazione del servizio civile implica l’assunzione di responsabilità e la partecipazione di diversi livelli di governo, che solo un patto di ‘intesa’ può garantire. La Regione Veneto si rivolge quindi ai giudici costituzionali per fare chiarezza su una normativa confusa, che rischia di affossare una esperienza nobile di impegno sociale e di cittadinanza attiva».

l'assessore veneto Manuela Lorenzin

Chiediamo di partecipare, con pari dignità e competenze effettive, all’organizzazione di questa forma di volontariato, così rilevante per numeri, finalità e ricadute sugli enti coinvolti e sulla società civile”

“Così come pensato dal Governo – aggiunge l’assessore al Sociale Manuela Lanzarin – il decreto istitutivo sembra dimenticare che il servizio civile si realizza in ambiti, come la sanità, l’assistenza, gli interventi educativi e sociali, la protezione civile, il patrimonio artistico e culturale e la cooperazione allo sviluppo, che sono di competenza legislativa esclusiva o concorrente delle Regioni. Chiediamo di partecipare, con pari dignità e competenze effettive, all’organizzazione di questa forma di volontariato, così rilevante per numeri, finalità e ricadute sugli enti coinvolti e sulla società civile”.

L'organizzazione tra Stato e Regioni che ha governato questi 15 anni di servizio civile nazionale nei fatti ha creato due servizi civili, una dicotomia che va superata

il presidente della Cnesc Licio Palazzini

Una posizione, quella di Veneto, Lombardia e Liguria, che si scontra con la prospettiva di gran parte degli enti nazionali che si riconoscono nella Conferenza nazionale degli enti di servizio civile (Cnesc). Il suo presidente e fondatore di Arci Servizio Civile Licio Palazzini in più occasioni anche nel recente passato ha sottolineato come «l'organizzazione tra Stato e Regioni che ha governato questi 15 anni di servizio civile nazionale nei fatti ha creato due servizi civili: uno, quello delle reti che operano nel territorio nazionale, amministrato dal dipartimento delle politiche giovanili e del servizio civile nazionale; e l'altro, quello degli enti che operano esclusivamente in ambito regionale gestito da ogni singola regione». Un sistema «a compartimenti stagni in cui ognuno vede solo il proprio orticello: uno degli obiettivi della nuova normativa è proprio quello di armonizzare il sistema».

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