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Aism: «I nostri servizi? Li progettano i malati»

1 Giugno Giu 2017 1447 01 giugno 2017
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Una delle best practice sul numero del Magazine in distribuzione per raccontare chi dà risposte concrete ai bisogni sanitari che fino a oggi sono in larga misura rimasti orfani. Un centro a Genova, uno ad Aosta, due in Veneto e due in Lombardia: sono i servizi di riabilitazione gestiti dall’Associazione, per quasi 3mila persone all’anno. Tutto si fonda sulla centralità della riabilitazione

Un centro a Genova, uno ad Aosta, due in Veneto e due in Lombardia: sono i servizi di riabilitazione gestiti dall’Aism, per quasi 3mila persone all’anno. Qui dentro
le persone con sclerosi multipla trovano tutte le best practice ideali della riabilitazione per la Sm previste a livello europeo, ma anche tutte le innovazioni che la ricerca made in Fism man mano può offrire. Aism e la sua fondazione Fism stanno puntando molto sulla ricerca nella riabilitazione e da poco hanno dimostrato quanto la riabilitazione impatti sul decorso della malattia, in modo simile ad un farmaco. «La ricerca ci consente
di implementare continuamente le best practice riabilitative, dando un contributo alle stesse linee guida europee», spiega Giampaolo Brichetto, coordinatore per l’area ricerca e riabilitazione alla Fism.

«Abbiamo cercato di capire quali attività riabilitative hanno più impatto e abbiamo condiviso queste evidenze e il modello realizzato nei nostri centri con le istituzioni: i Pdta riabilitativi sono nati così. Man mano che i Pdta diventeranno concreti, il modello dei nostri servizi potrà quindi entrare anche in centri non a gestione Aism». La sigla Pdta sta per Percorsi diagnostico terapeutico assistenziali: le Regioni ci stanno lavorando da alcuni anni e Aism è in prima linea. «Il Pdta traduce i livelli essenziali di assistenza (Lea) in obiettivi concreti e misurabili, condivisi con gli stakeholder, per patologia», spiega Paolo Bandiera, direttore affari generali di Aism.

«Non si tratta di programmare interventi mirati ma di elaborare processi e protocolli concreti, che modificheranno i comportamenti dei vari soggetti, dall’ospedale al centro di riabilitazione al medico di medicina generale. Per questo i Pdta stanno in alto nella nostra Agenda per la Sm». Le Regioni che hanno
già adottato i Pdta per la sclerosi multipla sono Sicilia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Puglia, più la Lombardia. Sette sono i tavoli regionali aperti (Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Campania, Umbria, Calabria, Marche e Abruzzo), mentre Piemonte e Liguria non sono ancora partite. La logica è quella di passare «dalla prestazione al percorso, con
il paziente che disegna su di sé tutto
il ciclo dell’offerta. È un approccio non esclude nessuna persona con Sm, diversamente da quel che accade oggi, perché per ogni fase di malattia deve esserci un Pdta». Ma soprattutto c’è un nuovo ruolo del paziente, chiamato a fare codesign dei servizi sanitari: «come Aism, lavoriamo per qualificare l’apporto del paziente, perché vogliamo che le persone con Sm siano in grado di esercitare questa loro nuova centralità con autorevolezza, sia a livello collettivo che individuale», conclude Bandiera.

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