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Scenari

Terzo settore e fake news, il caso russo

1 Giugno Giu 2017 0954 01 giugno 2017
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Nel clima da nuova Guerra Fredda, la maggioranza accusa alcuni gruppi d'opposizione di lavorare al soldo di potenze straniere al fine di destabilizzare il Paese. La forma organizzativa di questi gruppi sarebbe l'associazionismo. L’analisi del nostro esperto Alberto Fazolo

Un buon articolo giornalistico si dovrebbe attenere ai fatti. Ma ci sono dei casi, al limite del paradossale, in cui i fatti (ovvero la loro veridicità) possono passare in secondo piano. Sono ad esempio i casi in cui il solo presentare una notizia (che magari potrebbe pure essere una "fake news") determina di per sé delle conseguenze, con effetti concreti. Come noto esiste il cosiddetto "effetto annuncio" in virtù del quale basta dichiarare un qualcosa perché la società reagisca, anche se quella cosa non dovesse poi essere attuata. In questa prospettiva diventa quindi irrilevante se i fatti annunciati siano reali, quello che contano sono le conseguenze, sulla cui veridicità non c'è alcun dubbio.

In Russia sta succedendo un qualcosa del genere e coinvolge il Terzo Settore. Maggioranza e parte dell'opposizione si accusano vicendevolmente di cose su cui nessuno è in grado di dimostrare la veridicità. Senza prender parte alla diatriba, si vuole portare l'attenzione sull'effetto collaterale che questa genera: il crollo nella fiducia verso il Terzo Settore.

Nel clima da nuova Guerra Fredda, la maggioranza accusa alcuni gruppi d'opposizione di lavorare al soldo di potenze straniere al fine di destabilizzare il Paese. La forma organizzativa di questi gruppi di solito è l'associazionismo, che a seconda dei casi si occupa di: diritti civili o umani, ecologia, pace, informazione, ecc. Parrebbe che questi gruppi, forti di risorse finanziarie smodate e di una grandissima copertura mediatica (sia russa che occidentale), agiscano per provare a realizzare un "regime change" sulla scia di quelli già visti in tanti altri paesi. Però il Governo russo non solo è democraticamente eletto, ma altresì gode di una popolarità imparagonabile con qualsiasi altro Governo occidentale. Perciò la popolazione vede queste associazioni come uno strumento di ingerenza, destabilizzazione e penetrazione. Nell'immaginario collettivo scatta poi un meccanismo di generalizzazione, quindi per estensione le persone arrivano a pensare male di ogni forma di associazionismo.

Come se non bastasse, la crisi di fiducia non investe solo l'associazionismo esistente, ma anche quello in divenire. Ad esempio, molte organizzazioni che si propongono di attuare il "regime change" hanno come mission i diritti degli omosessuali, ma nella testa di una grande parte della popolazione russa si è arrivati a formulare l'equazione che stabilisce l'uguaglianza tra organizzazioni omosessuali e ingerenza straniera. Quindi l'utilizzo strumentale di organizzazioni omosessuali finisce proprio per danneggiare i movimenti omosessuali.

Al contempo, alcune forze d'opposizione hanno denunciato l'esistenza di un gigantesco sistema di corruzione che coinvolgerebbe alcuni tra i maggiori esponenti istituzionali. La denuncia si basa su una investigazione meticolosa e per coglierne la dimensione basti pensare che l'unità di misura dei capitali tracciati è in miliardi di euro. La cosa più grave è che buona parte del denaro risulterebbe passare attraverso fondazioni caritatevoli. In questo altro caso, nell'immaginario collettivo l'equazione che si formula è che le fondazioni siano un paravento del potere per gestire loschi traffici. Come se non bastasse, si genera anche una diffidenza verso gli istituti caritatevoli e quindi una contrazione delle donazioni.

Da ultimo si aggiunga che in tutta l'ex-Unione Sovietica il mondo delle cooperative talvolta è stato teatro di scene non propriamente edificanti di privata speculazione.

Ne risulta che nell'opinione pubblica il Terzo Settore viene ora rappresentato come qualcosa dalle tinte fosche: l'associazionismo uno strumento di penetrazione straniera, le fondazioni come un paravento per la corruzione degli oligarchi e le cooperative come un'opportunità d'arricchimento individuale.

La Russia è un paese dalle profonde contraddizioni e con enormi problemi, il Terzo Settore è più utile che altrove e per questo andrebbe lasciato in pace, libero di svolgere i propri compiti senza condizionamenti e senza essere usato in modo improprio.

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