Casa Circondariale Lorusso E Cutugno
Welfare

Parte il primo social impact bond per detenuti

12 Giugno Giu 2017 1702 12 giugno 2017
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La casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino sperimenterà l’iniziativa pilota promossa da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e Human Foundation

Parte da Torino il primo progetto nazionale di social impact bond per il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute, promosso da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e Human Foundation. A fare da apripista sarà la casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino che, per prima in Italia, utilizzerà gli strumenti finanziari pay by result per ridurre la recidiva dei detenuti. In sostanza, meno detenuti rientreranno in carcere dopo il percorso di reinserimento, maggiore sarà il risparmio per la Pubblica Amministrazione e, quindi, per l’intera collettività.

L’iniziativa è stata presentata stamani in Fondazione CRT, alla presenza del Ministro della Giustizia Andrea Orlando e della Presidente di Human Foundation Giovanna Melandri. Sono intervenuti il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia, il Segretario Generale della Fondazione CRT e di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT Massimo Lapucci, la Presidente della Fondazione Sviluppo e Crescita CRT Cristina Giovando.

Il progetto pilota nasce dallo studio di fattibilità “L'applicazione di strumenti pay by result per l'innovazione dei programmi di reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute”, e rappresenta un nuovo modello di collaborazione tra pubblico e privato. Lo studio è stato realizzato da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e Human Foundation, con l’apporto del Politecnico di Milano, dell’Università di Perugia e di KPMG, con il supporto del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e la fattiva collaborazione della direzione dell’Istituto Lorusso e Cutugno di Torino.

Il social impact bond, noto anche come “pay for success bond”, è uno strumento finanziario con cui il settore pubblico raccoglie investimenti privati per pagare chi gli fornisce servizi di welfare. La remunerazione del capitale investito viene agganciata al raggiungimento di un certo risultato sociale, che si traduce nella riduzione del costo per l’intera società.

Se la persona detenuta, al termine del percorso di reinserimento, non farà ritorno nel circuito carcerario, la Pubblica Amministrazione e la collettività beneficeranno di un risparmio rispetto ai costi sia diretti (ad esempio, minor numero di pasti da erogare, riduzione delle spese legate a garantire le misure di sicurezza nell’istituto) sia indiretti (abbassamento del tasso di criminalità), sino ad arrivare ad un maggiore gettito fiscale laddove il detenuto venga impiegato stabilmente. Nel caso in cui questi risultati siano effettivamente raggiunti e verificati da un valutatore indipendente, allora la PA ripagherà gli investitori privati che, di fatto, hanno anticipato il finanziamento per testare l’efficacia del progetto, riducendo per lo Stato il rischio d’investimento e il dispendio dei contributi fiscali dei cittadini.

«Le fondazioni bancarie svolgono sempre più un ruolo di ‘apripista’, di ‘sperimentatori’, di interpreti del cambiamento dei territori, e gli strumenti pay by result, come i social impact bond, rappresentano una nuova risposta alle esigenze della società – ha sottolineato il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. La Fondazione CRT ha cominciato già da diversi anni a percorrere la strada della finanza sostenibile, esplorandone le potenzialità e cogliendone le opportunità anche a favore delle fasce più fragili della popolazione».

«I social impact bond rappresentano un importante stimolo all’innovazione sociale – ha detto il Segretario Generale della Fondazione CRT e della Fondazione Sviluppo e Crescita CRT Massimo Lapucci – soprattutto come strumenti in grado di favorire concreti risultati sociali e prospettive di ritorno dei capitali investiti nel tempo: un campo in cui la collaborazione pubblico-privato ha ampie potenzialità. In tal senso, diviene ancor più fondamentale promuovere una diffusa cultura della valutazione, che consenta agli organismi impegnati nel sociale di avere un riscontro tangibile e continuato degli interventi promossi».

«La Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, costituita 10 anni fa da Fondazione CRT, è pioniera nello stimolare e proporre in Italia nuovi approcci all’investimento, soprattutto in quei settori in cui è più arduo sperimentare e in cui il pubblico ha maggior difficoltà a investire risorse – ha affermato la Presidente della Fondazione Sviluppo e Crescita CRT Cristina Giovando –. La Fondazione ha aperto le porte a forme di filantropia innovativa, che prevedono un sostegno costituito da investimenti pazienti, oltre alla promozione e al rafforzamento delle competenze».

«Human Foundation ha tra i suoi obiettivi principali quello di testare modelli di intervento innovativi per mettere a disposizione dei decisori pubblici evidenze sull'efficacia dei programmi e delle politiche di welfare – ha dichiarato la Presidente di Human Foundation Giovanna Melandri -. La sperimentazione di uno schema Pay by Result (PbR) per realizzare un intervento di reinserimento sociale nell'Istituto Lorusso e Cutugno di Torino (e realizzato grazie alla cooperazione tra Ministero della Giustizia, Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e Human Foundation) ne è un esempio. Si tratta del primo caso in Italia, e siamo convinti che quest'esperienza possa contribuire alla diffusione degli schemi PbR, che favoriscono sia l'erogazione di risorse pubbliche "collegate ai risultati", che la partecipazione dei privati alle politiche sociali. Solo così con innovazioni profonde e sperimentazioni coraggiose possiamo difendere lo Stato Sociale e fare meglio con le risorse date».

«Parlare di innovazione significa rispondere in modo ‘nuovo’ alle marginalità sociali – ha affermato il Ministro della Giustizia Andrea Orlando -. Le migliori pratiche possono e devono fare scuola: il progetto pilota di pay by result per il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti, che prende il via da Torino, è quanto mai significativo non solo per l’Italia, ma per l’Europa intera, dal momento che apre a una sinergia pubblico-privato innovativa ed estendibile ad altri campi del welfare. È più che mai necessaria una rivoluzione copernicana del sistema carcerario, guidata da un’inversione dello sguardo dall'interno verso l’esterno: l’istituto penitenziario deve qualificarsi non come strumento punitivo, bensì come luogo di risocializzazione, in primis attraverso il lavoro».

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