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Dieci detenuti in "missione" a Loreto: saranno barellieri Unitalsi

26 Giugno Giu 2017 1605 26 giugno 2017
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Grazie al progetto "Oltre le barriere" realizzato dalla sottosezione di Pescara dell'associazione e dalla direzione della locale casa circondariale, i dieci ristretti, con un permesso premio, accompagneranno come volontari i disabili in pellegrinaggio alla Santa Casa

Si chiama “Oltre le barriere” ed è l’iniziativa grazie alla quale dieci detenuti della casa circondariale di Pescara usciranno dal carcere per partecipare a una missione speciale: diventare volontari al pellegrinaggio della sezione Abruzzese dell'UnitaIsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) a Loreto. È la prima volta e la loro presenza non sarà simbolica, i dieci detenuti saranno infatti impegnati in tutte le normali attività di assistenza e sostegno alle persone disabili che prenderanno parte al pellegrinaggio alla Santa Casa che è in programma dal 1 al 2 luglio. I dieci volontari speciali avranno diverse mansioni che sono poi quelle tipiche dei “barellieri” e che vanno dalla cucina al settore bagagli, fino alle sale dell’Illirico di Loreto dove saranno ospitate le persone malate e disabili.

A organizzare questa iniziativa sono state la sottosezione di Pescara dell’Unitalsi con la direzione della Casa circondariale del capoluogo abruzzese che ha individuato i dieci detenuti in base al loro percorso e alla loro storia giudiziari, sono di età diverse dai 35 ai 55 anni. In una nota si sottolinea che sono stati organizzati due momenti di incontro per preparare i dieci detenuti a questa nuova esperienza: nel primo si è puntato a far conoscere l’Unitalsi, Lourdes e soprattutto Loreto, nel secondo incontro è stato approfondito il significato dell’essere volontario unitalsiano, i servizi che vengono svolti nel corso dei pellegrinaggi oltre che il significato delle celebrazioni cui parteciperanno.

Federica Bucci, presidente della sottosezione Unitalsi di Pescara nel sottolineare che “Oltre le barriere” è un’iniziativa «nella quale crediamo profondamente» ricorda che «la sottosezione di Pescara già da un paio d'anni ha avviato una bella collaborazione con il carcere, prima portando pellegrina la Madonna di Lourdes, poi l'anno scorso la Madonnina di Fatima grazie all'amicizia nata con suor Livia, al prezioso lavoro che lei svolge con i detenuti e all'ottimo rapporto che si è instaurato con il direttore del carcere, Franco Pettinelli». Bucci aggiunge poi che proprio grazie a Suor Livia Ciaramella «che sarà presente anche a Loreto come accompagnatrice del gruppo, siamo riusciti a concretizzare il sogno di poter portare alcuni detenuti in Pellegrinaggio e offrire loro la possibilità di essere inseriti tra i volontari unitalsiani per fare un'esperienza di servizio veramente alternativa».

Per Alessandra Bascelli presidente della sezione Abruzzese dell’Unitalsi si tratta di «una bellissima iniziativa che auspico possa essere replicata non solo nelle altre sezioni della nostra associazione, ma anche e soprattutto a Lourdes che è il cuore dell'Unitalsi».

Da parte sua Federica Caputo, Funzionario Giuridico-Pedagogico della Casa Circondariale di Pescara precisa che «la Casa Circondariale di Pescara incoraggia la partecipazione dei ristretti ad attività di volontariato, specie negli ultimi tempi, considerato che l'Istituto ha accolto diversi progetti di giustizia riparativa, siglando accordi con le associazioni del territorio e gli Enti Locali. Crediamo fermamente che tale partecipazione, oltre a favorire il confronto con la società esterna, possa aiutare il detenuto a rielaborare in senso critico la condotta antigiuridica e ad adottare scelte di vita socialmente accettabili»

Caputo aggiunge che «la condivisione del Progetto "Oltre le barriere" nasce dalla volontà di far vivere il momento del pellegrinaggio anche ai detenuti del carcere, persone che difficilmente avrebbero avuto l'occasione di partecipare a un progetto di forte umanità e di servizio come il Pellegrinaggio a Loreto. Il gruppo di detenuti ha accettato con entusiasmo di prendere parte all'attività proposta, tramite la fruizione di un permesso premio, sapendone cogliere il senso profondo sia dal punto di vista spirituale, sia riconoscendo l'importanza del mettersi al servizio degli altri. Il permesso premio, in quest'ottica, può essere considerato come un'attività trattamentale esterna, nella quale non solo si sperimenta il detenuto, ma lo stesso può esercitare un programma di giustizia riparativa importante, affiancandosi agli operatori dell'Unitalsi nell'attività religiosa e di assistenza ai malati», conclude Caputo.

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