Sostenibilità

Allarme bottiglie di plastica: entro il 2021 saranno più di 580 miliardi

28 Giugno Giu 2017 1723 28 giugno 2017

L’aumento del consumo, dovuto soprattutto alla diffusione dell’acqua in bottiglia in Cina e nel resto dell’Asia, renderà sempre più difficile il sistema di riciclo e recupero dei materiali, provocando una crisi ambientale che, secondo alcuni, potrebbe diventare grave tanto quanto il cambiamento climatico

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L’aumento del consumo, dovuto soprattutto alla diffusione dell’acqua in bottiglia in Cina e nel resto dell’Asia, renderà sempre più difficile il sistema di riciclo e recupero dei materiali, provocando una crisi ambientale che, secondo alcuni, potrebbe diventare grave tanto quanto il cambiamento climatico

Sono un milione le bottiglie di plastica vendute ogni minuto. Una cifra impressionante destinata a crescere del 20% entro il 2021, arrivando così a mettere a dura prova le capacità di riciclarle e a causare una crisi che, secondo alcuni ambientalisti, potrebbe diventare grave tanto quanto il cambiamento climatico. Alla base di questo picco di vendite, la diffusione dell’acqua in bottiglia, soprattutto in Cina e nel resto dell’Asia.

Le bottiglie di plastica vendute nel 2016 sono state 480 miliardi, 180 miliardi in più rispetto ai 300 miliardi del 2006. Secondo le stime della società di stime e ricerche di mercato, Euromonitor International, entro il 2021 le bottigliette supereranno i 583,3 miliardi.

Nonostante la maggior parte delle bottiglie di plastica usate per le bevande leggere e l’acqua siano costruite in polietilene tereftalato (Pet), un materiale altamente riciclabile, i sistemi di riciclo fanno sempre più fatica a processare a quantità enorme di bottiglie di plastica consumate in giro per il mondo, tanto che meno della metà delle bottiglie acquistate nel 2016 sono state destinate al riciclo e solo il 7% di quelle raccolte sono state recuperate e trasformate in nuove bottiglie, la maggior parte finisce nel mare e nelle discariche.

Proprio questa settimana Greenpeace Italia ha lanciato una campagna, per chiedere al ministro dell’Ambiente di garantire la graduale eliminazione della plastica monouso, compresi gli imballaggi e l’applicazione di un sistema che garantisca che i produttori e gli importatori si facciano carico dei costi di smaltimento e gestione dei rifiuti (EPR, Responsabilità Estesa del Produttore).

"Milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani ogni anno, danneggiando la fauna marina e diffondendo sostanze chimiche tossiche, impiegando secoli a degradarsi", scrive Greenpeace. In realtà le previsioni per l’aumento del consumo di plastica entro il 2021 comporterebbero conseguenze pesantissime, non solo per il mare ma anche per gli ecosistemi della terraferma.

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