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Edilizia pubblica

Milano: vuoi aprire un “bar sociale”? Il Comune assegna 25 spazi

10 Luglio Lug 2017 0941 10 luglio 2017
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A disposizione delle associazioni, locali di piccole e medie dimensioni in edifici popolari, dove potranno svolgersi attività sociali ma anche punti di ristoro, purché non costituiscano attività prevalenti e siano coerenti con il progetto. Tutti i dettagli in un bando di prossima pubblicazione

Venticinque locali e appartamenti inutilizzati, tutti al piano terra di edifici popolari, verranno assegnati a Milano ad enti non profit e destinati a progetti sociali, culturali, aggregativi, educativi e formativi. Ai progetti potranno venire affiancate «funzioni complementari e non prevalenti» come aree conviviali, punti di ristoro o bar, che contribuiscano alla sostenibilità economica dell’iniziativa, purché coerenti con le finalità del progetto complessivo.

È questo il contenuto di un bando di prossima pubblicazione, che ha come scopo una più efficiente gestione del patrimonio pubblico e il recupero e valorizzazione dell’esistente, di cui la Giunta ha approvato le linee di indirizzo. SI tratta dell’assegnazione di piccoli spazi, tutti in contesti di edilizia residenziale pubblica in aree periferiche, alcuni inseriti negli ambiti strategici individuati dall’Amministrazione attraverso il Piano Periferie (in particolare Qt8/Gallaratese, Niguarda/Bovisa e Adriano/Padova/Rizzoli). Il bando conterrà le modalità per assegnare gli spazi in locazione a soggetti non profit (singoli o in partenariato), come associazioni senza scopo di lucro, onlus, cooperative sociali, fondazioni, per un periodo di 6 anni e con l’abbattimento del 70% del canone calcolato a valori di mercato tenendo conto dello stato di manutenzione dell’immobile. Per partecipare alla selezione, le proposte dovranno contenere un piano di attività e di iniziative rivolte alla cittadinanza,

Si tratta degli spazi posti al piano terra di stabili Erp, di dimensioni variabili tra un minimo di 11 e un massimo di 108 metri quadrati. Sono stati individuati a seguito di un’indagine condotta dagli uffici comunali e da MM; un lavoro che ha portato, dal 2012 al 2016, ad utilizzarne una buona parte come nidi, sale di accoglienza e sostegno agli inquilini o a dedicarli a incontri e riunioni condominiali. In questo modo negli anni scorsi ne sono stati assegnati già una sessantina, il che ha significato restituire alla collettività spazi prima inutilizzati e soggetti a degrado e, insieme, promuovere una forma di valorizzazione immobiliare del patrimonio pubblico.

«In molte situazioni», ha detto l’assessore alla Casa Gabriele Rabaiotti «è decisivo riuscire ad affiancare alle case servizi e attività per la comunità e per il quartiere. Anche se si tratta di piccoli spazi abbiamo avuto modo di verificare la positività del loro utilizzo: diventano presidi e punti di riferimento, evitano l’effetto del quartiere dormitorio, riescono a superare la chiusura in cui rischiano di trovarsi alcuni quartieri popolari». A carico del concessionario rimarranno, laddove necessari, gli interventi di manutenzione e di adeguamento edilizio ed impiantistico utili ad ottenere licenze, permessi, nulla osta, assicurazioni ed autorizzazioni previsti dalla legge per l’utilizzo effettivo dello spazio.

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