Palermo071
#Foodinnovation

Street Food e mercati contadini: la spesa ha tutto un altro sapore

14 Luglio Lug 2017 1435 14 luglio 2017
  • ...

Bancarella, negozio in cascina, mercato a chilometro zero o a filiera corta. È questa la nuova tendenza: il ritorno alla piazza, preferita dai consumatori ai supermercati. La geografia di una mutazione sul numero del magazine in distribuzione

Quando tre anni fa le ruspe demolirono il Rolling Acres Mall di Akron (Ohio), «il più grande centro commerciale degli Stati Uniti» come venne definito il giorno dell’inaugurazione, nel 1975, i giornali americani scrissero che stava tramontando un’epoca. I consumatori si erano stancati dello shopping tutto uguale, fatto in superstore mastodontici e impersonali («città in cui nessuno vive, ma tutti consumano» li definì la scrittrice Joan Didion), e stavano affannosamente cercando qualcosa di nuovo. La tendenza è continuata negli anni successivi: basti pensare che si stima che una quota variabile tra il 15 e il 50% degli oltre 1.200 mall degli Usa chiuderanno i battenti entro il 2025. Un problema di povertà e ridotto potere d’acquisto da parte dei consumatori? Niente affatto: nell’epoca del presidente tycoon Donald Trump l’economia americana vola, il Pil continua a crescere, il prezzo dei carburanti è basso, la disoccupazione è inferiore al 5%. Quindi l’americano medio ha più soldi in tasca di quando i centri commerciali vivevano la loro stagione d’oro. La ragione, semmai, è un’altra: ciò che spinge lontano dalle grandi catene (oltre all’avvento del commercio online) è la differenziazione della spesa, e il ritorno in massa agli acquisti alimentari dal produttore. I dati sui farmers market, i mercati contadini a stelle e strisce, parlano chiaro: in vent’anni (1994-2014) questi punti vendita hanno visto una crescita del 364%, passando da poco più di 1.700 a oltre 8.100, e non certo nel Midwest: nella sola New York se ne contano in- fatti oltre un centinaio.

Bentornata bancarella
Bentornata bancarella, dunque. O negozio in cascina, o mercato a chilometro zero, a filiera corta e dal contadino. E in Italia? Chiunque sia nato e cresciuto nel nostro Paese sa che i mercati non sono mai tramontati: ogni Comune ha il suo, ogni nonna ha il suo ambulante preferito e ogni automobilista sa quando deve spostare l’auto perché non sia rimossa dai vigili per far spazio ai banchi; negli ultimi anni però le vendite “a km zero” hanno vissuto una vera e propria rinascita. A tirare la volata è stato certamente il decreto Mipaaf del 20 novembre 2007, che ha introdotto la normativa di attuazione della filiera corta e stabilito requisiti e standard per i «mercati riservati alla vendita diretta dei prodotti agricoli». Ma non solo. Complici gli scandali alimentari — in dieci anni, tra influenza aviaria, mozzarella blu e carne alla diossina nel nostro Paese il mercato dell’illecito ha fatturato 7 miliardi di euro, secondo il rapporto “Italia a tavola” di Legambiente e Movimento Difesa del Cittadino —, da noi è tornata la voglia di cibo sano e garantito, tracciabile, sicuro e di qualità. E quale migliore garanzia che acquistarlo direttamente da chi lo produce, annusandolo e “toccando con mano” all’aria aperta, lontano da scaffali e confezioni plastificate?


Alla Fondazione Campagna Amica di Coldiretti aderiscono 7mila aziende, 2mila agriturismi e 180 Botteghe

La conferma arriva dai numeri di un’indagine Campagna Amica: in base alla ricerca, nel 2016 più di 4 italiani su 10 (il 43%) ha fatto la spesa dal contadino nei mercati degli agricoltori con un aumento record del 55% negli ultimi cinque anni, in netta controtendenza rispetto al calo dei consumi alimentari dovuto alla crisi. Una crescita ininterrotta da ricondurre - sottolinea la Coldiretti — all’attenzione per il benessere e per la salute, ma anche alla sostenibilità ambientale e alla volontà di difendere e valorizzare l’economia e l’occupazione del territorio. L’83% de- gli italiani — continua il rapporto — considera l’acquisto di prodotti alimentari nei mercati degli agricoltori sicuro, con una percentuale che è superiore del 23% rispetto ai supermercati e del 15% rispetto al dettaglio tradizionale. E non è un caso, in- fine, che l’81% degli italiani se fosse libero di scegliere preferirebbe comperare la frutta direttamente dagli agricoltori e l’88% vorrebbe avere un mercato vicino a casa per avere più possibilità di scelta e acquisto.

Le ragioni di una scelta
I motivi di questo “ritorno alla piazza” sono tanti. Il primo forse può essere identificato nella diffusa stima che circonda i contadini: in base a un sondaggio internazionale realizzato da Gfk sulla fiducia nei confronti di diverse professioni in 26 Paesi, i produttori agricoli (farmers) si sono piazzati sesti assoluti, quinti in Italia con l’83% dei consensi.

Tutti i nostri soci rispettano le norme sulla qualità e sull’etichettatura, pena l’allontanamento

Giovanni Manfroni

Una fiducia ben riposta, almeno stando ai criteri di qualità che regolano, ad esempio, gli oltre mille mercati di Campagna Amica, la Fondazione di Coldiretti alla cui rete aderiscono anche 7mila aziende, 2mila agriturismi e 180 Botteghe. «Tutti i soci di Campagna Amica si impegnano a rispettare le norme previste dalla legislazione vigente sulla qualità e sulla etichettatura, quelle sulla sicurezza alimentare e sulla tutela ambientale», snocciola per la Fondazione il responsabile comunicazione Giovanni Manfroni, «oltre a garantire il rispetto delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e quelle in materia fiscale, previdenziale e lavoristica. Da parte nostra, assicuriamo controlli costanti perché tutti gli standard vengano rispettati, pena l’allontanamento».


Fra il 2012 e il 2016 il numero di imprese ambulanti è cresciuto di 15mila unità (+8,3%)

Anche Slow Food, l’associazione internazionale impegnata «a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce», è severissima con i propri aderenti che decidono di intraprendere la vendita diretta nei 34 “Mercati della terra” che gestisce in Italia. «Ciò che differenza i nostri dagli altri mercati agricoli è il fatto che i contadini possono commercializzare solo la loro produzione, senza integrarla con quella di altri», precisa Alberto Arossa, responsabile del progetto. «Anche se si tratta di una pratica assolutamente legale, noi abbiamo deciso di vietarla per offrire garanzie di qualità ancora maggiori. Se un agricoltore in un certo periodo dell’anno non produce, non viene al mercato». Una scelta che paga, visto che i Mercati della terra, sorti dieci anni fa in Toscana, crescono al ritmo di due nuovi punti vendita l’anno.

Nei Mercati della terra sono ammesse solo produzioni proprie. Non si possono vendere prodotti acquistati da terzi

Alberto Arossa

Stesso andamento positivo per la Cia-Agricoltori Italiani, che ha promosso il circuito “La Spesa in Campagna” per le attività di vendita diretta e mercati contadini. «È una formula che funziona», conferma il presidente Dino Scanavino, «anche perché consente alle famiglie di acquistare a costi inferiori rispetto alla Grande distribuzione organizzata, con un risparmio che sul fresco può arrivare fino al 20%. A livello nazionale, stimiamo che il movimento alimentato dalla vendita diretta sia arrivato a circa 1 miliardo di euro l’anno». «Acquistare prodotti a filiera corta è anche un segna- le di attenzione al territorio, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, oltre che un sostegno all’economia e all’occupazione locale», gli fa eco il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. «È un tipo di responsabilità sociale che si è diffusa tra i cittadini nel tempo della crisi con la crescita ai mercati conta- dini, che non sono solo un luogo di consumo ma anche di educazione, socializzazione, cultura e solidarietà».

Un valore sociale riconosciuto
«Esistono anche motivi profondi alla base di questa ricerca di un contatto con i produttori, o comunque di un rapporto me- no mediato con il cibo», riflette il professor Saverio Senni, docente di Economia e politica dello sviluppo rurale all’Università della Tuscia. «Uno dei principali è che i consumatori vedono gli agricoltori non solo come responsabili di un progetto economi- co, e quindi di un’impresa la cui prima ragion d’essere è far quadrare i conti ma, avendo a che fare con piante e animali, come dei custodi responsabili del vivente»...

Contenuti correlati