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#foodinnovation

Foody, va' dove ti porta il gusto

18 Luglio Lug 2017 1039 18 luglio 2017
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La prima piattaforma di turismo esperienziale enogastronomico dedicata a tutti quei viaggiatori che vogliono organizzare prenotare e vivere esperienze enogastronomiche locali ovunque si trovino

Più di 4 italiani su 10 nel 2015 ha scelto di fare una vacanza all’insegna dell’enogastronomia. Anche la spesa turistica in cibo è in crescita: ben 26 miliardi di euro sono stati spesi in cibo nel 2015 da turisti stranieri e italiani con una crescita del +3% durante il 2016. L’Italia è al primo posto come brand riconosciuto a livello internazionale in termini di turismo e cultura e si aggiudica la quinta posizione in termini di arrivi di turisti da tutto il mondo, due terzi degli stranieri scelgono il bel Paese per il suo cibo e il 64% degli stranieri associa proprio la destinazione alla sua offerta enogastronomica.

Il motivo per cui io e il mio team abbiamo inventato Foody è molto semplice: ci piace mangiare e viaggiare

Elena Bisio

Sono questi i dati su cui si fonda Foody, la prima piattaforma di turismo esperienziale enogastronomico dedicata a tutti quei viaggiatori che vogliono organizzare prenotare e vivere esperienze enogastronomiche locali ovunque si trovino.

Elena Bisio

«Il motivo per cui io e il mio team abbiamo inventato Foody è molto semplice: ci piace mangiare e viaggiare. Così abbiamo messo insieme queste due passioni», racconta Elena Bisio, Ceo & Cofondatrice del progetto. Il primo compagno di viaggio è Michele Arleo (CTO e Co-founder), ma la vera svolta viene data da H-Farm Accelerator, uno dei più importanti acceleratori imprenditoriali nel panorama italiano che li seleziona e grazie al quale arrivano altri due compagni di viaggio Simone Campinoti (Frontend Developer) e Rishabh Jain (Backend Developer). «È così che il sogno è diventato realtà arrivando a sbarcare online in giugno, dopo un anno di lavoro».

L’idea è mettere in contatto i viaggiatori con le persone del posto, chiamati locals, che attraverso la piattaforma propongono delle attività enogastronomiche. «Il funzionamento è semplicissimo», spiega Bisio, «Il viaggiatore sull’homepage di Foody cerca la destinazione tramite il box di ricerca oppure selezionando una delle città da noi proposte. Una volta effettuata la ricerca visualizza le esperienze enogastronomiche offerte dai Local Host presenti nella zona. Può quindi selezionare quella o quelle che preferisce, scendere nel dettaglio e visualizzare la pagina dedicata ad una esperienza specifica contente tutte le informazioni relative all’attività e stabilite dall’Host, come per esempio il titolo, la descrizione, il prezzo, le immagini e il punto d’incontro. Se interessato manderà una richiesta di prenotazione per l’esperienza e procederà con il pagamento in modo sicuro tramite il sito».



Le esperienze sono attività pensate, proposte e gestite da persone del luogo che offrono ai turisti la possibilità di scoprire un territorio da un punto di vista culinario. «Immaginate per esempio di andare a Genova e imparare a fare il vero pesto alla genovese nel mortaio», esemplifica la Ceo, «oppure un food tour a Napoli con una vespa d’epoca, andare a caccia di tartufi nel bosco con un cacciatore esperto, andare a pescare con un pescatore del luogo, poter partecipare ad una vendemmia oppure vivere un week end come un vero contadino. Le esperienze possono essere di durata variabile, un paio d’ore, un’intera giornata o più giorni».

Non ci sono barriere all’ingresso, tutti possono essere Local Host e proporre esperienze enogastronomiche: privati, guide turistiche ma anche aziende produttrici del settore che hanno così l’opportunità di far conoscere la propria realtà partendo proprio dal prodotto e utilizzando Foody come uno strumento di marketing e di business.

«Iscriversi a Foody, entrare a far parte della nostra community e proporre le proprie attività è totalmente libero e gratuito. Non applichiamo nessun tipo di abbonamento alle persone che vogliono organizzare e proporre le proprie attività enogastronomiche. Foody guadagna solo quando il Local Host guadagna», chiarisce Bisio. Il costo del servizio è il 22% di ogni transazione. «Per evitare però di gravare l’intera cifra sul local abbiamo deciso di applicare il 10% viene applicato al turista e il restante 12% all’Host».

Il modello utilizzato è molto simile a quello di altre piattaforme conosciute e rinomate a livello internazionale come per esempio la stessa Airbnb.

Per diventare Local Host e proporre le proprie esperienze enogastronomiche basta inviare la propria proposta tramite il sito accedendo alla sezione “Diventa Local Host” in homepage. Bisio però sottolinea, «una volta inviata la propria proposta il nostro Team di controllo qualità la prende in carico e verifica che rispecchi i nostri standard di qualità, consultabili sul nostro sito». Se tutto è a posto l’annuncio viene pubblicato sul portale Foody.

Non solo però proposte spontanee. «In parallelo facciamo anche una ricerca e selezione di esperienze già presenti sul mercato a cui si offre un ulteriore canale di vendita e promozione».

Ad oggi Foody conta con 6 città e 20 esperienze in dieci regioni. «Le dieci regioni sono state scelte in base ai dati di attrattività turistica e cultura enogastronomica. Si tratta di Lazio, Campania, Lombardia, Piemonte, Sicilia, Toscana, Veneto, Emilia Romagna, Puglia. È qui che nei prossimi mesi ci concentreremo per espandere la nostra presenza e le nostre offerte», conclude Bisio.

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