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Terzo settore

Co-progettazione e valutazione: gli antidoti a Mafia Capitale

21 Luglio Lug 2017 1621 21 luglio 2017
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Cosa ci insegna Mafia Capitale? Che il rapporto fra PA e Terzo Settore va ripensato, a cominciare dal modello di affidamento dei servizi. Due i temi principali: passare dai capitolati di gara ad un approccio centrato sulla co-progettazione dei servizi e ripensare la valutazione degli interventi, superando la concezione come strumento sanzionatorio e formale

I verdetti emessi nella giornata di ieri, con oltre 287 anni di detenzione commutati agli imputati, ci restituiscono una prima verità giudiziaria circa i fatti di “Mafia Capitale”. Non intendo addentrami nel dibattito giornalistico sulla durezza o mitezza delle pene: chi ha avuto modo di leggere le carte e seguire la vicenda sa bene che la dimensione mafiosa del sodalizio criminale non era affatto semplice da dimostrare. Le grida manzoniane che si stanno levando in queste ore non aiutano, a mio avviso, a comprendere quale insegnamento possiamo trarre da “Mafia Capitale”.

Semplificando, vi sono due differenti strade che ci possono portare fuori dal cortocircuito emerso con le indagini, che hanno messo in evidenza la porosità della relazione tra la Pubblica Amministrazione e gli erogatori di servizi, procedure di evidenza pubblica sistematicamente inquinate, il ruolo distorsivo della politica, la spregiudicatezza di parte dei gruppi dirigenti delle cooperative coinvolte nella vicenda.

Una prima strada potrebbe essere quella di trasferire dalla politica alla magistratura il compito di selezionare le organizzazioni affidatarie di risorse pubbliche. A mio avviso questa soluzione sarebbe da evitare, poiché andrebbe ad indebolire ulteriormente il sistema della rappresentanza e di conseguenza a erodere la già fragile legittimazione della PA presso la società.

La seconda strada è certamente più complessa, ovvero ripensare il modello di relazione tra la PA e il Terzo Settore. In tal senso, il primo oggetto su cui intervenire è il modello di affidamento dei servizi, passando quindi dai capitolati di gara ad un approccio centrato sulla co-progettazione dei servizi. Il capitolato risponde ad una logica prettamente finanziaria, che si esplicita nel meccanismo distorsivo del ribasso: la miglior proposta di servizio può risultare perdente rispetto ad un’offerta più economica. Far ricorso alla co-progettazione risolve, almeno in parte, questo problema, poiché si strutturano iniziative multi-attore che possiedono il sufficiente grado di flessibilità per definire ed implementare degli interventi focalizzati sull'efficacia, in luogo di privilegiare la dimensione dell’efficienza. Al medesimo tempo attraverso la co-progettazione, le organizzazioni del Terzo Settore lavorano in una prospettiva collaborativa, integrando le rispettive specificità che, nelle procedure tradizionali, si confrontano in una logica esclusivamente competitiva.

Il secondo oggetto è senza dubbio connesso con la valutazione degli interventi. Se, sino ad oggi, la valutazione è stata impiegata come uno strumento sanzionatorio per procedere alla verifica formale dell’esecuzione del servizio, dobbiamo immaginare un ruolo profondamente diverso dell’attività valutativa. Attraverso la valutazione, infatti, la PA può estrarre preziose informazione circa l’impatto delle sue politiche, identificare i modelli più efficaci, trarre apprendimenti per riformulare gli interventi meno solidi, rispondere alla richiesta di maggior accountability da parte della società civile.

Il nuovo framework offerto dalla Legge di riforma del Terzo Settore ci offre gli appigli necessarie ad operare queste trasformazioni: non basta pertanto limitarsi ad enunciare un condivisibile sdegno, ma è necessario lavorare insieme per definire un nuovo assetto di governance che valorizzi il ruolo di indirizzo della PA e le competenze sviluppate dalle organizzazioni del Terzo Settore.

Federico Mento è direttore di Human Foundation. Foto di copertina Bence Boros, Unsplash

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