Vendite

Olio di palma, ti odio: i prodotti che l'hanno eliminato fanno boom

28 Luglio Lug 2017 0809 28 luglio 2017

L'Osservatorio Immagino di Nielsen ha diffuso i dati sul mercato dei cibi "senza" qualcosa: il vituperato olio di palma è stato l'ingrediente più eliminato (sparito dal 6% degli alimenti, in base all'etichetta), portando un 13% in più nelle vendite di questi prodotti. Ma, a sorpresa, l'elemento la cui scomparsa ha fatto guadagnare di più è un altro

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L'Osservatorio Immagino di Nielsen ha diffuso i dati sul mercato dei cibi "senza" qualcosa: il vituperato olio di palma è stato l'ingrediente più eliminato (sparito dal 6% degli alimenti, in base all'etichetta), portando un 13% in più nelle vendite di questi prodotti. Ma, a sorpresa, l'elemento la cui scomparsa ha fatto guadagnare di più è un altro

Un prodotto su cinque, al supermercato, è “free from”: senza zucchero, senza glutine, senza grassi, senza sale. È un vero e proprio boom quello dei cibi un tempo “di nicchia”, creati per rispondere alle particolari esigenze di un target specifico, diventati invece oggi nel food & beverage la fa- miglia più “pesante” in termini di giro d’affari del mondo alimentare, escluso acqua e alcolici. I dati arrivano da una ricerca dell’Osservatorio Immagino (Nielsen): i prodotti “free from” sono 6.711 per un venduto che, nel corso del 2016, ha superato i 6 miliardi di euro, in crescita annua del 2,3%. In altre parole, più del 28% del giro d’affari è generato dai prodotti presentati come “senza”. In soldoni: escludendo l’acqua e gli alcolici, 19 prodotti alimentari su 100 riportano sulle confezioni sono “senza” qualcosa.

Lo studio rileva almeno 13 differenti claim. Il tema più “caldo”, più critico agli occhi del consumatore, è quello degli additivi. L’avviso più diffuso è infatti ”senza conservanti“, presente sull’8,5% dei prodotti alimentari, che conquista soprattutto le famiglie con figli minorenni e con reddito basso. Un target sensibile anche alle promozioni commerciali, che per i prodotti senza conservanti generano circa il 40% delle vendite. Collegata a questa preoccupazione è l’enfatizzazione dell’assenza di additivi: un claim che “vale” l’1,9% delle vendite complessive, con un aumento del 3,8% nel 2016. Un calo del 3%, invece, si registra per gli alimenti “senza Ogm”, prova del raffreddamento dell’interesse per il tema degli organismi geneticamente modificati, non più prioritario come un tempo.

Ma quali sono i nutrienti e gli ingredienti su cui si concentra l’attenzione dell’opinione pubblica? Qui colpiscono le performance dei prodotti di cui viene sottolineata in etichetta l’assenza o la ridotta presenza di grassi (+2,2%) o di zuccheri (+2,1%). In questo caso l’elemento trainante sono l’approccio salutistico e l’attenzione al benessere, che spinge a premiare i prodotti alimentari più virtuosi sul fronte nutrizionale. Il vero “fenomeno” del 2016 resta l’olio di palma, il componente più eliminato dai prodotti alimentari: in 12 mesi le vendite di prodotti senza olio di palma sono aumentate del 13,5%, arrivando a una quota complessiva del 5,7%, superando, anche se di poco, il valore delle vendite dei prodotti senza coloranti. Tuttavia, se si va a guardare l’aumento percentuale più significativo in termini di vendite, è la dicitura «senza sale» a fare il botto (+15,2%), superando perfino l’olio di palma, mentre al terzo posto si piazza il più tradizionale «senza zuccheri aggiunti» (+10,5%).

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