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Più reti e più comunità: per il Sud servono politiche non convenzionali

31 Luglio Lug 2017 1538 31 luglio 2017

L'intervento dell'assessore al Welfare della regione Calabria: «I soli interventi classici rischiano di avere un impatto parziale se agiscono esclusivamente su aspetti di tipo quantitativo (PIL, occupazione) senza incidere sul benessere sociale delle persone e delle comunità che rappresenta la chiave principale per creare sviluppo in Calabria come nelle altre regioni del Mezzogiorno»

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L'intervento dell'assessore al Welfare della regione Calabria: «I soli interventi classici rischiano di avere un impatto parziale se agiscono esclusivamente su aspetti di tipo quantitativo (PIL, occupazione) senza incidere sul benessere sociale delle persone e delle comunità che rappresenta la chiave principale per creare sviluppo in Calabria come nelle altre regioni del Mezzogiorno»

Ogni anno la presentazione dei dati del Rapporto Svimez da il via al dibattito sul Sud, sull'emergenza di risolvere un dualismo ormai duro a morire e fatto di distanze ampie e marcate riguardo tutti gli indicatori: dal PIL al rischio povertà, dalla disoccupazione giovanile al flusso emigratorio proprio dei giovani. Ed effettivamente il dualismo esiste e rappresenta ancora un'eccezione italiana nella stessa Europa nella quale le regioni "più lente" di Spagna e Portogallo hanno, nel corso degli anni, recuperato il gap con il resto del Paese. Qualche giorno fa dalle pagine di Repubblica, Emanuele Felice metteva prima in evidenza come il Mezzogiorno fosse ancora la più ampia area sottosviluppata dell'Europa occidentale e analizzava, in seguito, gli interventi del governo nazionale a sostegno del Sud: dal decreto Mezzogiorno agli interventi per i giovani imprenditori al credito di imposta potenziato.

Tuttavia i soli interventi classici rischiano di avere un impatto parziale se agiscono esclusivamente su aspetti di tipo quantitativo (PIL, occupazione) senza incidere sul benessere sociale delle persone e delle comunità che rappresenta la chiave principale per creare sviluppo in Calabria come nelle altre regioni del Sud.

Non possiamo pensare infatti che l'immane flusso in uscita dalle regioni del Sud, e in particolare dalla nostra Calabria, sia legato solo ad aspetti quantitativi, né possiamo fare a meno di non leggere i dati sui livelli di spesa in materia di welfare e istruzione, o i dati più preoccupanti riguardanti la qualità della vita dei nostri giovani che non solo non studiano e non lavorano, ma non leggono, non visitano luoghi di cultura e sono tra i più obesi di Italia.

In questo senso si inseriscono i recenti interventi in materia di welfare e scuola , concretizzati in una riforma delle politiche sociali che avvicina i servizi ai cittadini e nei bandi recentemente pubblicati (campi scuola, sistema duale, contrasto alla dispersione scolastica) dalla Regione. In questo ambito particolare mi sembra opportuno fare riferimento allo strumento delle Reti di conciliazione attraverso il quale intendiamo agire allo stesso tempo su fronti quantitativi, l'occupazione femminile e quindi il reddito delle famiglie, e qualitativi favorendo e sostenendo la partecipazione delle donne al mondo del lavoro, dei bambini agli asili e degli adolescenti a centri diurni e/o a centri aggregativi, creando una sorta di circolo virtuoso dei servizi in materia di Welfare.

Non solo, lo strumento dell'accordo territoriale di genere e quindi la formalizzazione della rete tra soggetti che operano nel territorio, ha il fine, non proprio indiretto, di favorire la partecipazione attiva di tutti gli attori , dagli ambiti territoriali ai servizi accreditati per il lavoro, fino agli ordini professionali e ai soggetti del terzo settore, che dovranno cooperare e collaborare per garantire il buon funzionamento dei servizi. In questo senso, l'obiettivo più macro è proprio quello di accrescere il benessere sociale delle persone attraverso il rafforzamento delle comunità locali e favorendone la creazione laddove il senso di comunità si è perso nel tempo lasciando spazio a gruppi di potere personalistici e autoreferenziali o, peggio ancora, di natura criminale. Come direbbe Amartya Sen, se vogliamo trattenere il capitale più prezioso che abbiamo, ovvero quello umano, dobbiamo assicurare protezione e partecipazione sociale non a sudditi ma a cittadini consapevoli, competenti e la cui forza generatrice sarà libera di contaminare positivamente i territori locali ed innalzare la qualità della vita nell'intera Regione.

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