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Roma e i migranti: se anche la Croce Rossa getta la spugna

31 Agosto Ago 2017 1201 31 agosto 2017
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Drammatica denuncia della presidente della CRI di Roma dopo gli scontri della notte tra migranti e residenti al Centro del Tiburtino, in seguito ai quali sono intervenute le forze dell'ordine: «Se il clima è questo, possiamo chiudere anche oggi»

«Se dobbiamo vivere in uno stato d'assedio non ha senso. Possiamo chiudere il centro anche oggi. Sarebbe una sconfitta per tutti che mi auguro si voglia scongiurare». Sono le parole di Debora Diodati, presidente della Croce Rossa di Roma, arrivate dopo una notte di scontri che hanno visto protagonisti alcuni abitanti del quartiere Tiburtino, dove la Cri gestisce un Centro di accoglienza per migranti. Come scrive il Messaggero, questa notte un gruppo di cittadino ha assediato il centro di di via del Frantoio, dove sono intervenuti polizia e carabinieri. Da una prima ricostruzione, tutto è nato da una lite in strada tra un eritreo di 40 anni e alcuni ragazzini, ma il clima di odio e intolleranza si è alimentato nelle ore successive via social netqork, dove sono apparsi post e commenti razzisti e violenti. Il centro di via del Frantoio è una struttura nata nel 2015 gestita dalla Croce Rossa in collaborazione con il ministero dell'Interno, la Questura e il Comune di Roma.

«Voglio ringraziare davvero le forze dell'Ordine per il lavoro che stanno facendo in queste ore», continua Diodati, «trovo però incredibile che ci sia una politica che alimenta tensioni sociali e che fa campagne anti immigrazione via social network. Noi come molti altri siamo sul campo e facciamo la nostra parte in un contesto in cui quotidianamente si cerca di coniugare accoglienza con legalità e l'inclusione con le numerose difficoltà in cui si vive nelle nostra città e in particolare nelle periferie». «Un centro come quello di cui ci occupiamo in un quartiere come il Tiburtino ha senso se si crea un processo virtuoso di convivenza tra le 80 persone ospitate e la popolazione», conclude. «Una direzione su cui siamo impegnati da sempre». Un impegno che però – e non si può che condividere l’augurio che questo non capiti - potrebbe venire meno da un momento all’altro.