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Azzardo. Consulta Antiusura: «Fermo no alla proposta-Baretta»

5 Settembre Set 2017 1916 05 settembre 2017

Nel corso della tavola rotonda "Istituzioni e azzardo" tenutasi oggi a Milano, la Consulta Nazionale Antiusura mette in guardia rispetto ai rischi di una riforma con troppi punti oscuri

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Monsignor Alberto D'urso
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Nel corso della tavola rotonda "Istituzioni e azzardo" tenutasi oggi a Milano, la Consulta Nazionale Antiusura mette in guardia rispetto ai rischi di una riforma con troppi punti oscuri

La Consulta Nazionale Antiusura a conclusione della Tavola Rotonda organizzata a Milano “Istituzioni e Azzardo in Italia” con la partecipazione del Cartello Insieme contro l’Azzardo, della Caritas Nazionale, delle Associazioni Alea e And, No Slot. Slot Mob, il Forum delle Famiglie, l’Agesc e Agida esprime netto dissenso alla proposta del governo sul riordino dell’azzardo che il Sottosegretario Baretta presenterà alla Coferenza Unificata Stato Regioni di Giovedì 7 settembre.

Unanimemnte il piano di riordino sull’azzardo è stato ritenuto carente perché non finalizzato al perseguimento dei reali obiettivi contenuti nella delega parlamentare, sia perché non è accompagnato dalla bozza del decreto legislativo con il relativo articolato tanto da poterne capire la natura e la reale portata della riforma.

“Se non verranno apportati dei sostanziali correttivi-ha dichiarato il Presidente della Consulta nazionale Antiusura Mons. Alberto D’Urso- quanto indicato nella bozza di accordo per il cosiddetto “riordino” del gioco pubblico che pubblico non è perché si tratta di azzardo in concessione statale, sconterà ancora il dissenso della società civile. Ridurre le macchinette mangiasoldi da 400 mila a 265 non è una risposta convincente alla riduzione del consumo di azzardo in Italia”.

Perché il governo non fissa in termini precisi di quanto debba contrarsi il consumo di gioco d’azzardo pubblico nelle città? Cosa impedisce di risolvere la controversia circa il livello dello Stato e circa quale branca delle pubbliche amministrazioni abbiano la potestà di fissare luoghi e tempo di esercizio delle porte di accesso a scommesse, slot machine e lotterie? Come verrà imposto ai concessionari di informare con completezza i consumatori sulle tecniche di “aggancio” commerciale e di fidelizzazione? Gratta e Vinci con le stringhe che danno l’illusione della “quasi vincite”, slot machine che centellinano i premi per fidelizzare, sale da gioco d’azzardo in funzione nelle 24 ore, e i luoghi della socialità (per minori, famiglie, anziani) colonizzati dal richiamo della Fortuna: è grazie a questi sistemi che gli italiani sono stati “ristrutturati” come massa di giocatori patologici, senza che la politica tutelasse l’interesse pubblico”. E adesso, come pervenire a una reale inversione di marcia?

Sono alcune delle questioni più spinose del cosiddetto “riordino dei giochi” che vari governi hanno pur tentato, finora senza grandi successi. A meno di quarantott’ore dalla convocata riunione di Regioni e Comuni per “stringere” un accordo parziale sulle regole del gioco d’azzardo di Stato, la Consulta Nazionale Antiusura, la Caritas italiana e una folta rappresentanza di associazioni del terzo settore e degli enti socioassistenziali della CEI hanno discusso, polemizzato e dialogato con il sottosegretario con delega Pierpaolo Baretta. L’occasione è stata una tavola rotonda convocata d’urgenza stamane nella sede della Caritas diocesana di Milano. Tre ore di relazioni, interventi e prese di posizione serrati e schietti.

Se il confronto è pur stato leale, le differenze sono state esposte in modo netto. E sulle responsabilità per un cambiamento di regole per il gioco d’azzardo “di Stato” si è fatta certamente maggior chiarezza. Nel “faccia a faccia” con l’on. Baretta, sempre focalizzato sul merito del problema e non su semplice formalità, il delegato dall’Esecutivo a cambiare alcune regole del gioco d’azzardo, le posizioni sono state “nel merito”.

Se la situazione “è sfuggita di mano”, è perché la politica “ha esagerato”. Dunque

ne è derivata una “emergenza sociale”. Ma la correzione di rotta adesso dev’essere reale. Per il rappresentante del governo è quanto si propone il “progetto” da lui redatto e sottoposto alla Conferenza Unificata Regioni e Enti locali. A dargli credito sono intervenuti il rappresentante dell’ANCI e sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, e la vicesindaco di Pavia, Barbara Gregorini, ma sono troppe, ancora, le incoerenze e le ambiguità contenute nel documento che dovrebbe fissare l’accordo istituzionale.

Questo punto fermo della Consulta Nazionale Antiusura, della Caritas italiana e del Cartello Insieme contro l’azzardo è condiviso dalla rete di movimenti e associazioni presenti al convegno. Dall’accordo non derivi in alcun modo la vanificazione dell’opera svolta in condizioni difficili dalle amministrazioni locali e dalla rete di cittadini attivi.

Resta un forte dubbio anche sul recepimento dell’accordo, considerando che la traduzione in testo di legge può sortire anche a esiti paradossali, cioè al capovolgimento di misure definite in modo incerto nell’accordo. Le parole da impiegarsi non devono quindi prestarsi a equivoci e manomissioni: anche quello in concessione dello Stato è gioco d’azzardo che intossica la condizione della persona, della famiglia e la società civile.

Tra gli aspetti che paiono invece aprire uno spiraglio vi è il dichiarato riconoscimento che la primazia per le regole sul territorio appartiene “senza se e senza ma” alle Regioni e ai Comuni. Il governo sembra aver rinunciato a interferire su tale potestà che l’ordinamento sancisce agli enti territoriali.

Piccole aperture, pur nella netta distanza di posizioni: per questo la Consulta Nazionale Antiusura, gli Enti e le associazioni presenti alla conferenza di Milano – in particolare il coordinamento delle famiglie e l’AGESC – vigileranno con scrupolo in queste ore: pronte, se del caso, a denunciare ogni ulteriore “devianza” di governo e parlamento dal perseguire coerentemente l’interesse pubblico, salvaguardano la persona, la società, la famiglia e il bene comune.

“Da quanto emerso dalla relazione dell’on. Baretta- ha concluso Mons. D’Urso- il perseguimento reale del contenimento del consumo, finalizzato alla tutela della salute e alla dignità della persone, non è nell’agenda del Governo, nella quale primeggiano invece il profitto delle concessionarie dell’azzardo e le entrate erariali. I rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali presso la Conferenza Unificata è bene che sappiano che la Consulta Nazionale Antiusura e tutte le sigle intervenute non si riconoscono nel piano che il Governo presenterà il 7 settembre”.