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Isola Capo Rizzuto

Misericordie, il lento ritorno alla normalità dopo lo scandalo

5 Settembre Set 2017 1125 05 settembre 2017
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Parla Gionata Fatichenti, il commissario mandato il 15 maggio scorso dalla Confederazione Nazionale per prendere in mano la gestione, insieme a quello inviato dall’autorità giudiziaria, dei servizi gestiti dalla confraternita calabrese, fra cui il centro per migranti di Crotone. «Abbiamo mantenuto aperte tutte le opere. I volontari? Adesso stanno tornando»

Il 15 maggio scorso deflagrava il caso Sacco-Scordio, rispettivamente ex governatore e corettore della Fraternita di Isola Capo Rizzuto pesantemente coinvolti nell’inchiesta Jonny che ha messo nel mirino degli inquirenti la gestione del Cara di Crotone affidate alle Misericordie ha visto in tempi rapidissimi il commissariamento della Misericordia di Isola Capo Rizzuto. Da quel momento ad affiancare il collegio di amministratori giudiziari nominato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro scelti per la gestione è stato l’empolese direttore dell’Area emergenza nazionale delle Misericordie, Gionata Fatichenti. A poco meno di quattro mesi del suo insediamento lo abbiamo raggiunto per fare il punto della situazione.


Gionata Fatichenti

Il 17 maggio a Vita aveva spiegato che il suo principale obbiettivo era mantenere tutti i servizi attivi. Ci è riuscito?
Sì, i servizi sono tutti attivi. Ovviamente abbiamo fatto delle modifiche strutturali importanti.

Di che ti tipo?
Sia per quanto riguarda la pianta organica, che è stata modificata con la collaborazione dell’autorità giudiziaria, che per quanto riguarda i volontari, abbiamo dovuto ricostruire la fiducia che era venuta a mancare.

Quanti erano i volontari al 15 maggio scorso e quanti sono oggi?
Il dato è un po’ confuso. Quello che posso dire è che prima di quella data avevamo 200 iscritti. Poi capire quanti di questi fossero effettivamente attivi è complicato. Il 15 maggio quando sono arrivato i volontari non c’erano più. Si erano, comprensibilmente, allontanati. Ora stiamo ripartendo con 25-30 persone.

La prima volta che l’avevamo contattata ci aveva parlato di una situazione molto tesa…
Le cose vanno molto meglio. A parte alcune piccole tensioni rispetto ai cambiamenti il clima è disteso. C’è la volontà di tutti di andare avanti.

Ha idea di quanto durerà ancora il suo incarico?
Sicuramente possiamo prevedere ancora diversi mesi. Ma dare date certe è ancora prematuro.

Qual è stata la sfida più complicata?
Orientarsi per capire la situazione, riconquistare la fiducia di chi lavora qui e rilanciare la nostra mission. Però devo dire che piano piano ci stiamo riuscendo. L’inizio è stato funestato da grande sconforto d parte di tutti. Uno sbandamento che siamo riusciti a superare. Il rischio era impoverire il sistema sociale di questa Regione vista l’importanza dei servizi che facciamo.

Quali le criticità ancora da affrontare?
Dobbiamo creare un nuovo metodo di fare le cose. Il metodo precedente era un po’ curioso ed è stato usato per 10 anni. Ora occorre dimostrare di essere in grado di fare diversamente. Un nuovo corso che deve rimanere anche per il futuro

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