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E se l'alternanza scuola-lavoro in Comune facesse decollare davvero l'Open Government?

6 Settembre Set 2017 1144 06 settembre 2017
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Milano ha siglato, primo in Italia, un protocollo d'intesa con il Miur per coinvolgere i ragazzi all'interno del Comune, puntando sull'innovazione tecnologia e sociale. Ma è Francavilla Fontana il Comune d'Italia con più dataset pubblicati, grazie a un progetto di alternanza scuola lavoro iniziato l'anno scorso. Un'occasione di cittadinanza attiva e un tesoretto per il futuro lavorativo: «questa è la generazione del riuso dei dati»

Chi ha detto che l’alternanza scuola lavoro deve essere fatta in azienda? Si può fare anche in un Comune, in un ente pubblico o privato, nel terzo settore.

Il Comune di Milano è stato il primo a siglare, ieri, un protocollo con il Miur per l’Alternanza Scuola-Lavoro. Per la ministra Valeria Fedeli è un altro tassello «per offrire sempre di più a ragazze e ragazzi esperienze formative di qualità.». Gli 8mila Comuni d’Italia rappresentano un’opportunità per i ragazzi e per una volta senza differenze tra le varie aree del Paese. «Un’esperienza di Alternanza in un’amministrazione comunale non significa solo consolidare conoscenze, acquisire nuove competenze e confrontarsi con attività che aiutano a conoscersi meglio e orientare le future scelte di studio e lavoro, ma anche comprendere come una comunità è organizzata per garantire servizi, regolare la vita di cittadine e cittadini, assicurare diritti e verificare il rispetto di doveri», ha sottolineato la ministra Fedeli, «è un modo per acquisire competenze di cittadinanza, conoscere meglio la propria comunità e le sfide gestionali e culturali che la riguardano. Avere studentesse e studenti più consapevoli significa avere domani cittadine e cittadini più coscienti, partecipi e attivi».

Già nello scorso anno scolastico oltre 700 studenti delle scuole superiori milanesi sono stati coinvolti in percorsi di alternanza scuola-lavoro attivati dal Comune. Alcuni di loro hanno educato i cittadini all’utilizzo dei servizi digitali, aiutando più di 3.300 persone a registrarsi al portale dell’Amministrazione per accedere all’anagrafe on line. Il tema dell’innovazione sociale ha un ruolo particolare all’interno del protocollo siglato ieri, perché c’è un impegno specifico del Comune a promuovere percorsi di alternanza presso incubatori, acceleratori, community hub, fablab, coworking, operatori della sharing economy e altri attori dell’innovazione tecnologica e sociale, in grado di sostenere sul territorio lo sviluppo di nuove economie urbane che sappiano combinare innovazione ed inclusione.

Ma se Milano è il primo Comune a siglare un protocollo con il Miur, non è affatto il solo Comune in Italia ad aver accolto studenti in alternanza. A Galatone, in provincia di Lecce, due quarte hanno lavorato in Comune, pubblicando in formato open alcuni dati della Pubblica Amministrazione. A Francavilla Fontana i dataset pubblicati sono 119, mentre a Terlizzi gli studenti, lavorando con un'associazione di persone con disabilità, hanno censito 600 barriere architettoniche e una start up ora sta lavorando a un’app che elabori percorsi accessibili. Un’esperienza di punta, senza dubbio. «Terlizzi e Francavilla continueranno il progetto di alternanza anche in questo nuovo anno scolastico e credo di poter affermare che nessun altro Comune in Italia ha rilasciato tanti dati come quello di Francavilla, grazie alla sinergia nata con questo progetto», afferma Francesco Paolicelli, che nelle scuole forma i docenti sull’innovazione digitale e consulente OpenData per la PA.

Ma cosa significa per i ragazzi fare alternanza in un Comune? «La prima esperienza è stata con il Comune di Galatone, con un PON dell’agosto 2015, molto innovativo perché ha anticipato anche il PON sulla cittadinanza digitale. Io ragazzi di una quarta dell’Istituto Medi di Galatone sono stati adottati dal Comune, erano 23 o 24 ragazzi in un comune di 40 dipendenti, praticamente un ragazzo ogni due dipendenti. Gli studenti hanno insegnato come si pubblicano i dati aperti, con delle ore di formazione fatte da me e l’attività. Che cosa fatto? Hanno incontrato i dirigenti, il sindaco, sono stati dislocati in ogni ufficio, hanno preso ad esempio altri portali open data, come quello del Comune di Lecce, per capire quali fossero i dati da pubblicare. Capita spesso che i dati non siano in licenza aperta, ad esempio l’elenco dei lampioni del Comune stava in un pdf stampato e appeso al muro, noi abbiamo creato un file geografico digitale per georiferire i lampioni, e poter fare analisi: sono troppi o pochi, il consumo... Gli open data servono ai portatori di interessi, ai cittadini ma anche agli ingegneri, alle persone con disabilità, alle associazioni di categoria….». Oggi sul sito del Comune di Galatone si legge che «il portale Open Data Galatone è gestito nella fase di avvio dall'Istituto E. Medi attraverso un progetto di alternanza Scuola-Lavoro, fortemente sostenuto dal Sindaco Livio Nisi, con il Comune di Galatone. Successivamente verrà istituito un gruppo di lavoro denominato Team operativo opendata (ToDo) formato da funzionari comunali e cittadinanza attiva».

Quanto all’utilità dell’esperienza vs il rischio parcheggio Paolicelli non ha dubbi: «Abbiamo usato un canale Telegram dove davamo i compiti ai ragazzi e ogni mezz’ora controllavamo l’avanzamento della pubblicazione dei dati assegnati. Molti funzionari hanno adottato i ragazzi, hanno spiegato come funziona la macchina ammnistrativa, i ragazzi hanno percepito che cos’è la cittadinanza digitale, che un cittadino ha diritti e doveri, non va in Comune solo per le lamentele. I ragazzi hanno aiutato a valorizzare i beni del proprio Comune, ad esempio c’era un censimento delle masserie storiche di Galatona, meravigliose: abbiamo trovato foto libere da diritti d’autore, ripreso le descrizioni e costruito il dataset e le mappe interattive collegate, così il cittadino ha uno strumento finale semplice sul sito del Comune», spiega Paolicelli. «È il riuso dei dati, per trasformarli in servizi. Questa è una cosa fondamentale che i ragazzi devono apprendere oggi, sapere che i dati grezzi possono essere trasformati in servizi per cittadini, che sia una mappa, un bot, quindi i dati possono essere fonte di ricchezza, di lavoro, dallo sviluppatore al visual designer, al data journalism. Questa deve essere la “generazione del riuso”, deve avere competenze nel trasformare i dati in servizi. La scuola sta investendo, il sistema Paese ne beneficerà. D’altra parte è stato un cambiamento importante di prospettiva per i ragazzi, significa capire che potrei iniziare a fidarmi della mia amministrazione».

È il riuso dei dati, per trasformarli in servizi. I ragazzi devono sapere che i dati grezzi possono essere trasformati in servizi per cittadini, che sia una mappa, un bot, quindi i dati possono essere fonte di ricchezza, di lavoro, dallo sviluppatore al visual designer, al data journalism. Questa deve essere la “generazione del riuso”, deve avere competenze nel trasformare i dati in servizi.

Francesco Paolicelli

Se quello con il Comune di Galatone è stata la prima esperienza di alternanza scuola lavoro sugli Open Data di un Comune, quella di Francavilla Fontana è la più estesa e strutturata, con 119 dataset pubblicati (per fare un confronto, la Regione Puglia ne ha 108). L'anno scorso vi hanno partecipato due classi, per una quarantina di ragazzi: «li ho gestiti da remoto tramite un gruppo telegram, non stanno sbagliando più nulla. Ogni nuova attività produttiva che nasce va subito nel dataset digitale, che è aggiornato in tempo reale. Molti ragazzi hanno intuito le potenzialità di lavoro in questo campo: fare un’app, qualche servizio, una società di consulenza per dirti dove è meglio aprire la tua attività commerciale, se apri un parrucchiere qui guadagni tot euro l’anno mentre invece un’estetista in questo altro luogo ti consentirebbe di guadagnare tot. Sono analisi che non facciamo e che non immaginiamo si possano fare perché non c’erano i dati o perché non li abbiamo mai cercati. Ma è questo il punto. Il passo successivo in ottica open government è fare restituzione ai cittadini: io Comune ho pubblicato questi set di dati, ditemi voi cosa altro vorreste o vi serve».

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